NON C’ENTRA, MA C’ENTRA. TRA MACRON E LE PEN, di Roberto Buffagni

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Non c’entra ma c’entra, e quindi vi propongo questa letterina pastorale.
Ieri sera ho visto il dibattito Le Pen – Macron, e ho assistito a uno dei suicidi tattici più esemplari della storia moderna, all’altezza dell’attacco frontale deciso da Lee a Gettysburgh nonostante il gen. Longstreet lo avesse implorato in ginocchio di eseguire una manovra di aggiramento sulla destra. L’ho seguito soffrendo come un cane e incazzandomi come una pantera, l’avrei presa a sberle, Marine. Marine ha sbagliato tutto. Ha attaccato frontalmente Macron, con l’intento di destabilizzarlo e farlo sbroccare, e non ci è riuscita perchè l’attacco è stato eseguito, appunto, frontalmente. Marine ha proposto una versione anabolizzata di se stessa: la pasionaria, l’estremista, la provocatrice, la sarcastica. Era la versione prevedibile della Marine figlia di suo padre, leader del Front National rinchiuso nel suo ghetto e interprete (sterile) dei risentiti e degli esclusi. Versione prevedibile, e quindi prevista da Macron e dai suoi consulenti, che senz’altro lo avevano ben preparato (come tutti i narcisisti terminali è un buon attore, sin da quando la moglie/mamma incestuosa gli teneva il corso di tecnica teatrale). Macron non si è destabilizzato per niente, ha ribattuto pan per focaccia, sulle questioni di meccanica istituzionale ed economica ha risposto con più precisione e miglior preparazione di Marine, e ci ha fatto, in confronto, una discreta se non buona figura. Sintesi ha vinto lui, Marine ha fatto il capolavoro di danneggiare seriamente la sua reputazione, di sembrare poco equilibrata mentre invece è psicologicamente ben centrata, e di regalare una patente non dirò presidenziale, ma almeno di serietà, a Macron che è invece uno psicopatico fatto e finito (vedere cercandola su google la diagnosi al volo del prof. A. Segatori, sommaria ma equilibrata).
Insomma, tale e quale a Gettysburgh: invece di fare la manovra aggirante sulla destra come certo la implorava di fare Dupont-D’Aignan/Longstreet (per parlare agli elettori di Fillon, pensionati nazionalisti moderati dei quali doveva cercare i voti) Marine/Lee ha attaccato al centro su terreno in lieve salita contro un nemico solidamente trincerato a difesa e si è ritirata con gravi perdite.
L’errore più grave e gravido di conseguenze non è la sconfitta nel dibattito e i suoi effetti sulle presidenziali. Tanto Marine avrebbe perso comunque, alla peggio questa figuraccia le sarà costata qualche punto percentuale. Il vero problema è questo: Marine non ha capito che oggi, e soprattutto domani,si tratta di rifondare la destra francese, dunque di conquistare elettori e militanti moderati nel vasto bacino del gaullismo, e il punto sarà: chi riesce a spaccare chi? I Républicains spaccheranno il FN o il FN spaccherà i Républicains? Nella decisione finale, il leader federatore della nuova alleanza/partito conterà moltissimo, e oggi Marine si è squalificata ad esserlo. Potrà forse recuperare, ma è una strada in salita quasi verticale.
Preciso: questa cosa, Marine l’avrà senz’altro capita con l’intelligenza, visto che è una donna intelligente e una politica esperta; ma non è riuscita a capirlo con tutta se stessa. Un dibattito come questo è come uno scontro corpo a corpo, dove si impegna la personalità intera, e dove non si può riflettere alle mosse da compiere e ai colpi da portare. Si agisce d’istinto, e l’istinto di Marine è ancora l’istinto di una persona che è nata dentro un partito-ghetto, estremista e rivendicante il proprio estremismo, un po’ come il neofascismo italiano (MARINE NON è FASCISTA, FACCIO SOLO UNA ANALOGIA CHE POTREBBE VALERE ANCHE PER UN PARTITO ESTREMISTA DI SINISTRA).
E qui veniamo alla lezione che chi non gradisce mondialismo, UE, euro, etc, dovrebbe trarre da questa battaglia perduta. E’ ora di darsi una regolata, e smetterla con l’estremismo. Smetterla con l’estremismo verbale, politico, ideologico e soprattutto psicologico. Se si vuole vincere, bisogna presentarsi agli altri, e se possibile anche essere, affidabili e ragionevoli. In caso di dubbi, riferirsi al modello del “buon padre di famiglia” un tempo caro al Codice civile. Il popolo ha tanti difetti, e spesso capisce l’otto per il diciotto, scambia fischi per fiaschi, lucciole per lanterne, etc. In una cosa non sbaglia quasi mai: nell’individuare chi è in grado di risolvere e chi no. Poi magari chi risolve risolve in un modo che al popolo lo frega, ma intanto ha risolto. Gli estremisti NON risolvono, e il popolo lo vede. Grida, piange,protesta e bestemmia con loro, ma quando gli si deve affidare, NON lo fa: e ha ragione.

6 commenti

  • Massimo Morigi

    6 maggio 2017 – Il fatto che probabilmente la corsa all’Eliseo premierà, attraverso l’elezione alla presidenza di Emmanuel Macron e l’affiancamento al ruolo di première dame di Brigitte Trogneux, un abuso sessuale di “successo” ai danni di un minore, segnala in maniera drammatica sul piano privato lo spappolamento della vecchia e cara morale borghese ( nonché di ogni decenza) e parallela a questa morte anche l’inesorabile declino e ridicolizzazione della narrazione filosofica e politica nata con la rivoluzione del 1789. I “terroristi” ne hanno preso buona nota e non è necessario aggiungere altro … Massimo Morigi

  • Massimo Morigi

    6 maggio 2017 – Il fatto che probabilmente la corsa all’Eliseo premierà, attraverso l’elezione alla presidenza di Emmanuel Macron e l’affiancamento al ruolo di première dame di Brigitte Trogneux, un abuso sessuale di “successo” ai danni di un minore, segnala in maniera drammatica sul piano privato lo spappolamento della vecchia e cara morale borghese ( nonché di ogni decenza) e parallela a questa morte anche l’inesorabile declino e ridicolizzazione della narrazione filosofica e politica nata con la rivoluzione del 1789. I “terroristi” ne hanno preso buona nota e non è necessario aggiungere altro … Massimo Morigi

    • roberto buffagni

      Concordo, non è un buon segno. Se poi ci aggiungi la presenza di personaggi veramente preoccupanti come Attali, il segno è ominoso. Come dicevi tu, trascrizione “in nero” sadiano delle parole d’ordine della Rivoluzione francese: libertà (da ogni legame) eguaglianza (nessuna gerarchia se non quantitativa) fraternità (senza padri). Sentiamo se la Madonna di Fatima ha qualcosa da dire in proposito, fra poco ricorre il centenario dell’apparizione.

  • Massimo Morigi

    Rispondendo all’amico Buffagni: Il 23 settembre 1966 Heidegger rilasciò allo “Spiegel” la famosa intervista “Ormai solo un Dio ci può salvare”, intervista che fu poi pubblicata il 31 maggio 1976, una settimana dopo la sua morte. Noi a differenza di Martin Heidegger, purtroppo, sia sul piano personale che quello delle colpe collettive espresse dalle cosiddette democrazie dei paesi sviluppati, abbiamo molto meno da farci perdonare o da dover occultare per i posteri (fra le varie macchie impossibili da cancellare ci sarà però l’elezione a presidente di Macron ma qui siamo più a livello di una banalità del male, nella fattispecie riguardo la moralità sessuale, ormai talmente diffusa e penetrante in tutti gli strati della società da non essere più riconosciuta come tale, assolutamente non assimilabile al più grande esempio della trahison des clercs della storia della cultura occidentali consumato dal filosofo di “Essere e tempo”). A chi, per varie ragioni, si vede così escluso dalle grandi nequizie del Novecento ma si sente totalmente ferito dalle “piccole” trasgressioni private e politiche dei nostri tempi (di cui la probabile elezione di Macron a presidente della Repubblica francese non è altro che il caso più vistoso ma con conseguenze politiche negative che saranno tutt’altro che piccole), piuttosto che rispettabilissimi centenari mariani preferisco consigliare altre meditazioni, a cominciare da un certo Segretario fiorentino che sui rapporti fra morale e politica e sull’ importanza della religione disse cose che l’odierna vulgata liberaldemocratica sul più grande pensatore politico di tutti i tempi è riuscita solo a indecentemente banalizzare … Massimo Morigi – 7 maggio 2017

  • roberto buffagni

    Sempre buono Machiavelli, ma qui non serve perchè al tempo suo questi fenomeni teratologici non c’erano o se c’erano erano irrilevanti. Qui il segno ominoso non è in materia di moralità sessuale. Il segno ominoso è in materia di natura umana, o anima, come si preferisce. L’abuso sessuale, la seduzione subita e goduta da Macron, che il successivo matrimonio non attenua, ma aggrava (non sul piano morale ma sul piano simbolico, che conta assai di più) è una iniziazione al contrario, à rébours nel tempo e nel senso. Quando avvengono cose simili, che incrinano per sempre il centro ordinatore della persona, si apre una faglia interiore attraverso la quale entra letteralmente di tutto. Probabile venga di lì il tratto più appariscente della personalità di Macron, cioè il fatto banale ma enigmatico che non si riesce a capire “se ci è o se ci fa”, se è spontaneo o artefatto, quando dice il vero e quando mente (succede lo stesso con papa Bergoglio). Per un politico è normale e anche necessario mentire. Ma per mentire, bisogna sapere che si sta mentendo, cioè bisogna conoscere e rendere così omaggio indiretto alla verità. Quando invece tu la verità su te stesso non la sai, sei condotto a pensare e credere che la verità non esiste, o se esiste non ti riguarda, è irrilevante. Questa è una cosa oggi frequente, e nuova.

  • Massimo Morigi

    Cordialmente dissento: Machiavelli non è “sempre buono” come “sempre buono” può essere il libro di cucina dell’Artusi che se le sue ricette sono forse datate per intrinseca pesantezza gastrica sono sempre utilizzabili almeno come divertissement letterario. Il problema della critica rispetto a Machiavelli e al suo pensiero è di averlo inquadrato proprio come un libro di culinaria, come un insieme di ricette sull’arte di governo, ricette indubbiamente a volte geniali ma che scontano uno rigido schematismo di fondo (l’ homo homini lupus, per intenderci) e non a caso a Machiavelli viene contrapposto Guicciardini il quale avrebbe saputo mostrare una maggiore consapevolezza dell’aleatorietà dell’azione politica. Ma Machiavelli fu al contempo colui che stabilì teoricamente lo iato fra morale privata e morale pubblica ma che al tempo stesso affermò che un’azione politica che avesse come unica stella polare il principio di efficacia (per intenderci, il fine che giustifica i mezzi) era, a lunga distanza, destinata al fallimento. E allora? E allora, se come ripeteva Machiavelli rispetto all’arte di governo, fondamentale era saper “veder discosto”, anche noi in sede interpretativa di questo immenso pensatore e in sede di elaborazione teorica di un pensiero politico di un qualche significato dobbiamo saper “veder discosto” da Machiavelli stesso: Vico, Hegel, Marx, Antonio Gramsci, Giovanni Gentile. Si tratta di una linea di pensiero che non è qui il luogo e lo spazio giustificare (e non è nemmeno utile visto che so di essere in presenza di ben sagaci giudici) ma che, spero, ci consentirà di allontanarci almeno per un attimo dalle brutte vicende sessuali che hanno dato lo spunto a questo botta e risposta e allontanandocene di saper vedere un po’ più “discosto” di quei poveretti che fra poche ore decideranno di ritenere politicamente irrilevante una brutta vicenda di violenza sessuale su un minore. Massimo Morigi – 7 maggio 2017

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