Italia e il mondo

HELBERG CI SPIEGA LA PAX SILICA_a cura di Emanuele Rossi

HELBERG CI SPIEGA LA PAX SILICA
Un documento da leggere con particolare attenzione per vari motivi:
1- ci fa toccare con mano il senso della nuova SSN presentata da Trump il 5 dicembre in uno dei suoi aspetti fondamentali;
2- rende evidente il ruolo meramente, sprezzantemente coreografico della UE e marginale di appena due stati europei, Olanda e Regno Unito;
3- risalta sempre più ciò che comunque è sempre stato anche nella breve fase globalistico-unipolare: la sussunzione delle dinamiche economiche e di sviluppo tecnologico a quelle politiche e geopolitiche;
4- la forza militare rimane il fondamento dell’azione degli stati. Gli Stati Uniti, almeno in buona parte della attuale amministrazione e delle forze di cui sono espressione, sono consapevoli di non avere appunto, al momento, la forza per sostenere uno scontro aperto con i competitori emergenti e di dover ricostruire le basi economiche e sociali interne al paese. Si vedrà se gli sviluppi dello scontro politico-sociale interno e delle dinamiche geopolitiche glielo consentiranno.
Giuseppe Germinario
 
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A cura di Emanuele Rossi
Alle quattro di mattina di martedì ho partecipato a un media briefing in cui il sottosegretario di Stato per gli Affari economici degli Stati Uniti, Jacob Helberg, ha presentato la Pax Silica Initiative, vista da Washington come un passaggio strutturale nella riorganizzazione dell’economia globale, con un baricentro chiaramente collocato nell’Indo-Pacifico e nelle catene del valore tecnologiche che attraversano l’Asia-Pacifico. Ero l’unico dei (pochi) giornalisti europei ad essere invitato, ed è questo già un segnale chiaro di dove si collocava l’interesse strategico degli Usa, anche (e soprattutto) perché ciò di cui si parlava è uno dei più importanti progetti messi in piedi dall’amministrazione Trump. Nelle parole del sottosegretario Helberg, non si tratta di un esercizio dichiarativo, ma dell’avvio di un’architettura strategica attraverso cui gli Stati Uniti stanno riallineando i propri alleati asiatici attorno alle infrastrutture materiali dell’era dell’intelligenza artificiale. Compute, silicio, minerali ed energia vengono definiti come asset strategici condivisi, al pari di quanto furono petrolio e acciaio nel XX secolo. Vista la centralità che Washington affida all’Indo-Pacifico per questo e altri progetti, e vista l’occasione di averne potuto parlare direttamente con il sottosegretario, oggi cerchiamo di approfondirne le dinamiche. Helberg inquadra Pax Silica come risposta alla più profonda riconfigurazione dell’economia globale dai tempi dell’elettrificazione. In questo contesto, gli Stati Uniti e un gruppo selezionato di partner (di cui solo i Paesi Bassi sono parte dell’Ue, inclusi probabilmente per l’unicità rappresentata da un’azienda olandese nella produzione di chip) hanno deciso di organizzarsi attorno a ciò che renderà possibile la crescita economica e la potenza militare del XXI secolo: capacità computazionale, semiconduttori, minerali critici ed energia. L’obiettivo dichiarato è costruire “le rotaie del XXI secolo”, ovvero le fondamenta fisiche e industriali su cui poggerà l’economia dell’AI. Il punto di partenza è una constatazione netta: se il Novecento ha funzionato grazie a catene del valore basate su oil & steel, il nuovo secolo sarà governato da supply chain tecnologiche molto più complesse, vulnerabili e geopoliticamente sensibili. Da qui la necessità di riallinearle in modo coerente con le priorità di sicurezza nazionale. Andiamo avanti!
Cos’è Pax Silica Pax Silica è un’iniziativa strategica a guida statunitense concepita per riallineare gli alleati attorno alla costruzione di una supply chain del silicio – e quindi dell’intelligenza artificiale – sicura, resiliente e orientata all’innovazione. L’iniziativa copre l’intero stack tecnologico: minerali critici ed energia come input, raffinazione e processing, manifattura avanzata, semiconduttori, infrastrutture di compute e data center, fino a logistica e trasporti. Secondo Helberg, si tratta degli asset strategici destinati a sostenere crescita economica e potenza militare nel XXI secolo. Nella sua logica, Pax Silica risponde alla necessità di ridurre dipendenze coercitive e vulnerabilità concentrate, proteggere le capacità fondative dell’AI e consentire ai Paesi allineati di sviluppare e distribuire tecnologie trasformative su larga scala. È esplicitamente presentata come una partnership positive-sum, che non mira a isolare altri attori, ma a coordinare policy industriali e investimenti tra economie che intendono restare competitive e prosperare nell’era dell’AI. Il perno operativo è stato l’inaugural Pax Silica Summit del 12 dicembre, convocato da Helberg, che ha riunito controparti di Giappone, Corea del Sud, Singapore e Australia – pilastri indo-pacifici della manifattura, della tecnologia e dei minerali – insieme a partner europei e mediorientali come Paesi Bassi, Regno Unito, Israele ed Emirati Arabi Uniti, con contributi come ospiti da Taiwan, Unione Europea, Canada e Oecd. Il summit ha rappresentato un momento di convergenza strategica su come rafforzare ecosistemi tecnologici “trusted”, sostenere offtake arrangements di lungo periodo, espandere capacità produttiva e coordinare risposte a overcapacity e dumping, lungo tutte le filiere critiche dell’AI, dalla connettività alle reti energetiche. Convitato di pietra, la Cina, di cui Helberg non ha mai parlato direttamente e che non ha mai nominato. Attenzione, perché questa è un’informazione non banale su come procede parte dell’attuale approccio statunitense a Pechino (quello non falco con la Cina, appunto).

I “first principles” come architrave strategicaLa dichiarazione congiunta firmata dai Paesi fondatori non è concepita come un accordo vincolante, ma come un insieme di first principles: principi di base destinati a orientare azione politica, cooperazione industriale e investimenti. Helberg richiama esplicitamente la cultura delle grandi aziende tecnologiche, dove i first principles fungono da riferimento stabile per decisioni operative e strategie di lungo periodo. Questi principi servono a fornire un ancoraggio comune per affrontare sfide condivise di sicurezza economica. Nel corso dei suoi primi viaggi internazionali – che hanno incluso il mondo Asean e Apec – Helberg sottolinea di aver riscontrato una convergenza crescente tra i leader: la sicurezza economica è ormai percepita come sicurezza nazionale. Le supply chain globali stanno cedendo sotto il peso di nuove realtà geopolitiche, e i governi ne sono pienamente consapevoli. Sono i temi di cui si compone la nuova National Security Strategy pubblicata a inizio mese e (come fa notare una fonte diplomatica piuttosto presente all’interno del dibattito statunitense) molto allineata con le visioni di Elbridge Colby, attualmente sottosegretario per le policy del Pentagono e tra i principali strateghi della presidenza Trump. Teorico dell’avere come obiettivo primario l’impedire che la Cina stabilisca un’egemonia regionale in Asia, Colby non è un idealista, ma piuttosto un “falco realista” che, per esempio, con freddo pragmatismo definisce Taiwan “non un interesse esistenziale” per gli Usa (posizione che con ogni probabilità è intimamente condivisa dal presidente Donald Trump).
PER APPROFONDIRE UNA COALIZIONE NON CONVENZIONALE
L’inquadramento all’interno del dibattito statunitense più alto della Pax Silica è necessario per comprenderne meglio il valore. I Paesi coinvolti nella fase iniziale – Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Singapore e Australia, affiancati da Regno Unito e Israele – non costituiscono una coalizione tradizionale, ma riflettono la geografia reale delle supply chain dell’AI, che Helberg individua proprio nell’Indo-Pacifico come spazio primario di produzione, trasformazione e scalabilità tecnologica. La loro eterogeneità non è un limite, ma una risposta funzionale a sfide nuove. Ogni Paese porta un vantaggio distintivo: Giappone e Corea del Sud come potenze manifatturiere e tecnologie avanzate; Singapore come hub regionale per semiconduttori, hub finanziario e logistico; l’Australia come superpotenza mineraria indispensabile per la raffinazione; Israele come polo di innovazione; il Regno Unito come snodo tecnologico e finanziario. Pax Silica nasce così come una coalizione costruita sulle capacità specifiche degli alleati indo-pacifici, attorno ai quali si innestano partner complementari.
IL RUOLO DI TAIWAN
Qui il sottosegretario non poteva non affrontare il tema di Taiwan, perché se di chip si parla, allora non si può tenere escluso dal discorso il principale Paese produttore al mondo (come noto, oltre il 60% di tutti i chip a livello mondiale e quasi il 90–95% dei chip più avanzati viene prodotto nell’isola). Helberg chiarisce che l’assenza formale non equivale a esclusione sostanziale. Taipei ha partecipato alle sessioni chiave – in particolare su manifattura e semiconduttori – offrendo contributi considerati essenziali. La scelta di non includerla come firmataria deriva dalla volontà di valorizzare un dialogo bilaterale già in corso, l’Economic and Prosperity Bilateral Dialogue, ritenuto lo strumento più adatto per discussioni approfondite e sensibili. Non è chiaro quanto, anche informalmente, su questo pesi il rispetto della One China Policy. Helberg tuttavia sottolinea che la logica di Pax Silica non è quella di produrre documenti, ma di realizzare infrastrutture fisiche: smelter, acciaierie, data center, capacità produttive reali. Tutte le piattaforme multilaterali vengono quindi valutate in funzione della loro capacità di generare risultati concreti. In questa prospettiva, la partecipazione taiwanese resta centrale, e nuove adesioni alla dichiarazione sono attese nel primo trimestre del prossimo anno.


DALLA DICHIARAZIONE ALL’IMPLEMENTAZIONE
Secondo Helberg, infatti, l’iniziativa è ora entrata nella fase più delicata: l’implementazione. Questa si articolerà sui due binari principali. Il primo riguarda il coordinamento politico su questioni di sicurezza economica, con l’obiettivo di allineare – per quanto possibile – le policy nazionali dei partner. Il secondo è orientato a progetti concreti: investimenti, co-investimenti e potenziali joint venture lungo l’intera catena del valore. Con alcuni partner chiave, come Singapore, sono già nel programma di discussioni operative nelle prossime settimane. Helberg anticipa che i primi risultati tangibili potrebbero emergere già nel primo trimestre del prossimo anno, segnalando l’intenzione di passare rapidamente dalla cornice strategica all’azione industriale.


MINERALI CRITICI E APPROCCIO OLISTICO
Un pilastro centrale di Pax Silica è l’integrazione del lavoro sui minerali critici all’interno di una visione complessiva della catena di fornitura del silicio, con l’Indo-Pacifico come area chiave di de-risking strategico. L’Australia viene descritta da Helberg come attore indispensabile, in quanto superpotenza mineraria e snodo essenziale per la raffinazione necessaria alla fabbricazione dei semiconduttori, in un contesto in cui la concentrazione dell’offerta globale è considerata insostenibile. Gli accordi bilaterali sui minerali critici non sono separati dall’iniziativa, ma ne costituiscono un componente funzionale: essi alimentano Pax Silica rafforzando un ecosistema indo-pacifico di economie allineate. L’obiettivo non è solo la sicurezza dell’approvvigionamento, ma la costruzione di una filiera resiliente e integrata che riduca le dipendenze coercitive e sostenga la competitività tecnologica collettiva.


COORDINAMENTO INDUSTRIALE SENZA LOGICA SOMMA ZERO
Uno dei nodi più complessi riguarda il coordinamento delle policy industriali nazionali. Helberg respinge l’idea di una competizione interna tra alleati, sostenendo che il rischio di giochi a somma zero può essere mitigato attraverso investimenti legati ad accordi di offtake. Questi consentono di ancorare le decisioni industriali a impegni di acquisto concreti, facilitando le scelte del settore privato. Il sottosegretario insiste sul fatto che l’attuale contesto non consente rivalità tra partner: circa il 90% delle terre rare mondiali è controllato da un unico attore — la Cina — che tuttavia, come detto, non viene citata. È nei fatti una concentrazione giudicata insostenibile nel lungo periodo. In questa fase, c’è ampio spazio per espandere le capacità produttive di tutti senza entrare nella concorrenza reciproca. La competizione reale, sottolinea Helberg, non è tra alleati, ma contro l’attuale dominante.


APERTURA VERSO NUOVI PARTNER
Pax Silica viene presentato come un processo aperto e in evoluzione. Paesi non inclusi nella fase iniziale, come le Filippine, sono considerati partner essenziali e potenziali futuri partecipanti. Helberg evidenzia i contatti già avviati sul tema della sicurezza della catena di fornitura e dell’interesse condiviso per rafforzare la cooperazione. Il sottosegretario anticipa l’intenzione di proseguire il dialogo anche a livello bilaterale, con incontri programmati nei prossimi mesi. L’universo dei partner necessari, soprattutto nei settori dei minerali e della manifattura, è più ampio del nucleo iniziale, e l’iniziativa è pensata per crescere progressivamente. Ci sarà un ruolo più strutturato per l’Unione Europea? La domanda resta appesa…


UNA SOGLIA STORICA: LA PAX SILICA E IL CONFRONTO TOTALE SULL’AI
Nel quadro della competizione tecnologica globale, Helberg colloca Pax Silica all’interno di una strategia che vede l’Indo-Pacifico come teatro centrale del confronto totale sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo statunitense è creare un vantaggio talmente competitivo elevato da risultare non scalabile, facendo leva su alleati che concentrano la maggior parte della capacità manifatturiera, tecnologicamente e mineraria necessaria all’AI. Da qui l’ambizione di rendere gli Stati Uniti – insieme ai partner indo-pacifici e a pochi altri che possono realmente produrre valore e primeggiare – quello che viene definito “arsenale dell’AI” del XXI secolo. Secondo Helberg, questa strategia ha già attratto centinaia di miliardi di dollari di investimenti e innescato il più grande rilancio industriale americano degli ultimi 150 anni. In questa visione, la sicurezza economica è parte integrante della sicurezza nazionale statunitense e del confronto strategico globale sull’AI, in piena coerenza con l’impostazione della National Security Strategy. Nelle sue conclusioni, Helberg afferma che per gli Stati Uniti la sicurezza economica non è una voce di bilancio, ma un prerequisito per la sopravvivenza nazionale. L’era della “resa al libero scambio” viene dichiarata conclusa, mentre prende forma una fase di rinascita industriale americana. Pax Silica si inserisce così come uno dei pilastri di questa transizione: un tentativo deliberato di ridisegnare le fondamenta materiali del sistema internazionale nell’era dell’intelligenza artificiale. Un messaggio enorme.

Vertice Pax Silica

Scheda informativa

Ufficio del portavoce

11 dicembre 2025

Delegates from various countries participate in a formal meeting around a conference table, with laptops, documents, and floral arrangements, in front of a "PAX SILICA: Securing the Silicon Supply Chain" banner.

Pax Silica è un’iniziativa strategica guidata dagli Stati Uniti volta a creare una catena di approvvigionamento del silicio sicura, prospera e guidata dall’innovazione, che va dai minerali critici e dagli input energetici alla produzione avanzata, ai semiconduttori, alle infrastrutture di intelligenza artificiale e alla logistica.

Basandosi su una profonda collaborazione con partner fidati, Pax Silica mira a ridurre le dipendenze coercitive, proteggere i materiali e le capacità fondamentali per l’intelligenza artificiale e garantire che le nazioni allineate possano sviluppare e implementare tecnologie trasformative su larga scala.

Pax Silica è una partnership a somma positiva. Non si tratta di isolare gli altri, ma di coordinarsi con partner che vogliono rimanere competitivi e prosperi.

Paesi partecipanti

Il primo vertice Pax Silica ha riunito le parti interessate provenienti da: Giappone, Repubblica di Corea, Singapore, Paesi Bassi, Regno Unito, Israele, Emirati Arabi Uniti e Australia, insieme ai contributi degli ospiti provenienti da Taiwan, Unione Europea, Canada e OCSE.

Insieme, questi partner ospitano le aziende e gli investitori più importanti che alimentano la catena di fornitura globale dell’IA.

Perché Pax Silica?

Un nuovo paradigma di sicurezza economica

Negli Stati Uniti e nei paesi partner è emerso un chiaro consenso: catene di approvvigionamento sicure, tecnologie affidabili e infrastrutture strategiche sono indispensabili per il potere nazionale e la crescita economica.

L’iniziativa risponde a:

  • Crescente richiesta da parte dei partner di approfondire la cooperazione economica e tecnologica con gli Stati Uniti.
  • La consapevolezza che l’intelligenza artificiale rappresenta una forza di trasformazione per la nostra prosperità a lungo termine.
  • Riconoscimento del fatto che sistemi affidabili sono essenziali per salvaguardare la nostra sicurezza e prosperità reciproche.
  • Aumento dei rischi derivanti dalle dipendenze coercitive.
  • L’importanza di pratiche di mercato eque e del coordinamento delle politiche per proteggere le tecnologie sensibili e le infrastrutture critiche.

Un momento economico di trasformazione

L’intelligenza artificiale sta riorganizzando l’economia mondiale. Il valore economico fluirà sempre più attraverso tutti i livelli della catena di approvvigionamento globale dell’intelligenza artificiale, generando opportunità storiche e domanda di energia, minerali critici, semiconduttori, produzione, hardware tecnologico, infrastrutture e nuovi mercati ancora da inventare.

Il significato del nome

“Pax Silica” deriva dal latino pax, che significa pace, stabilità e prosperità a lungo termine, come si evince da termini quali Pax Americana Pax RomanaSilica si riferisce al composto che viene raffinato in silicio, uno degli elementi chimici fondamentali per i chip dei computer che rendono possibile l’intelligenza artificiale.

Gli Stati Uniti stanno organizzando una coalizione di paesi basata sul principio della creazione di un ecosistema sicuro, resiliente e guidato dall’innovazione nell’intera catena di approvvigionamento tecnologico globale, dai minerali critici e dagli input energetici alla produzione avanzata, ai semiconduttori, alle infrastrutture di intelligenza artificiale e alla logistica.

Pax Silica è un nuovo tipo di raggruppamento e partnership internazionale che mira a unire i paesi che ospitano le aziende tecnologiche più avanzate al mondo per liberare il potenziale economico della nuova era dell’intelligenza artificiale.

Pax Silica mira a stabilire un ordine economico duraturo che garantisca un’era di prosperità guidata dall’intelligenza artificiale in tutti i paesi partner.

Il 12 dicembre, il sottosegretario di Stato per gli Affari economici Jacob Helberg ha convocato il primo vertice Pax Silicia, che ha segnato l’inizio di una nuova era d’oro di cooperazione in materia di IA e sicurezza della catena di approvvigionamento. Il vertice ha riunito i rappresentanti di otto paesi con gli ecosistemi di catena di approvvigionamento basati sull’intelligenza artificiale più all’avanguardia, tra cui Giappone, Repubblica di Corea, Singapore, Paesi Bassi, Israele, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Australia. Al vertice hanno partecipato anche ospiti provenienti da Taiwan, Unione Europea, Canada e OCSE.

Il vertice mirava a rafforzare ecosistemi tecnologici affidabili, sostenere accordi di acquisto a lungo termine, espandere la capacità produttiva nelle economie partner e coordinare le risposte alla sovraccapacità e al dumping, affinché le catene di approvvigionamento rimanessero sicure, resilienti e innovative nel tempo.

Insieme, questi partecipanti ospitano le aziende e gli investitori più importanti che alimentano la catena di fornitura globale dell’IA, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: Sony, Hitachi, Fujitsu, Samsung, SK Hynix, Temasek, DeepMind, MGX, Rio Tinto e ASML.

Questo vertice ha salutato un nuovo consenso geopolitico: la sicurezza economica è sicurezza nazionale e la sicurezza nazionale è sicurezza economica. I partecipanti hanno discusso della possibilità di perseguire congiuntamente partnership multilivello che rafforzino la sicurezza della catena di approvvigionamento, affrontino le dipendenze coercitive e i singoli punti di fallimento e promuovano l’adozione di ecosistemi tecnologici affidabili. Tutti i partecipanti al vertice hanno esplorato le opportunità di collaborazione su progetti di punta in tutti i settori tecnologici globali, tra cui connettività e infrastrutture dati, elaborazione dati e semiconduttori, produzione avanzata, logistica, raffinazione e lavorazione dei minerali ed energia.

Il presidente Trump ha affermato in modo esplicito che la sicurezza economica è sicurezza nazionale e che gli Stati Uniti sono determinati a vincere la corsa all’intelligenza artificiale. Questo sforzo segna un’altra pietra miliare nell’attuazione della visione del presidente.

Risultati attesi e risultati previsti

I paesi collaboreranno per garantire la sicurezza degli elementi strategici della catena di approvvigionamento tecnologica globale, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: applicazioni e piattaforme software, modelli di base all’avanguardia, connettività delle informazioni e infrastrutture di rete, elaborazione dati e semiconduttori, produzione avanzata, logistica dei trasporti, raffinazione e lavorazione dei minerali ed energia.

I paesi hanno affermato il loro impegno comune a:

  • Portare avanti progetti per affrontare congiuntamente le opportunità e le vulnerabilità della catena di approvvigionamento dell’IA nei seguenti settori: minerali critici prioritari, progettazione, fabbricazione e confezionamento di semiconduttori, logistica e trasporti, elaborazione dati, reti energetiche e produzione di energia.
  • Perseguire nuove joint venture e opportunità strategiche di coinvestimento.
  • Proteggere le tecnologie sensibili e le infrastrutture critiche da accessi o controlli indebiti da parte di paesi che destano preoccupazione.
  • Costruire ecosistemi tecnologici affidabili, inclusi sistemi ICT, cavi in fibra ottica, centri dati, modelli fondamentali e applicazioni.

Cosa succederà dopo?

Il sottosegretario Helberg ha incaricato i diplomatici statunitensi a Washington e all’estero di dare attuazione alle discussioni del vertice attraverso l’identificazione di progetti infrastrutturali e il coordinamento delle pratiche di sicurezza economica. Questa direttiva è stata diffusa alla sede centrale del Dipartimento di Stato e a tutte le missioni diplomatiche statunitensi all’estero per ulteriori azioni.

Per ulteriori informazioni, visita Pax Silica.

Che cos’è Pax Silica?

Pax Silica è l’iniziativa di punta del Dipartimento di Stato americano in materia di IA e sicurezza della catena di approvvigionamento, che promuove un nuovo consenso sulla sicurezza economica tra alleati e partner fidati.

Se il XX secolo è stato alimentato dal petrolio e dall’acciaio, il XXI secolo è alimentato dall’informatica e dai minerali che la sostengono. Questa storica dichiarazione sancisce un nuovo consenso in materia di sicurezza economica che garantisce che i partner allineati costruiscano l’ecosistema di IA del futuro, dall’energia e dai minerali critici alla produzione e ai modelli di fascia alta.Jacob Helberg
Sottosegretario agli Affari economici

Dichiarazione di Pax Silica

Representatives from multiple countries sit at a table holding signed documents in front of a backdrop that reads "PAX SILICA: Securing the Silicon Supply Chain," with national flags displayed behind them.

Ribadiamo il nostro impegno comune a promuovere la prosperità reciproca, il progresso tecnologico e la sicurezza economica dei nostri popoli. 

Riconosciamo che una catena di approvvigionamento affidabile è indispensabile per la nostra reciproca sicurezza economica. Riconosciamo inoltre che l’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una forza di trasformazione per la nostra prosperità a lungo termine e che sistemi affidabili sono essenziali per salvaguardare la nostra reciproca sicurezza e prosperità. 

Riconosciamo che la rivoluzione tecnologica nell’ambito dell’intelligenza artificiale sta accelerando, riorganizzando sempre più l’economia mondiale e ridefinendo le catene di approvvigionamento globali. Crediamo che il valore economico e la crescita si diffonderanno a tutti i livelli della catena di approvvigionamento globale dell’intelligenza artificiale, generando opportunità storiche e domanda di energia, minerali critici, produzione, hardware tecnologico, infrastrutture e nuovi mercati ancora da inventare.

In questo spirito, dichiariamo la nostra visione condivisa di approfondire la nostra partnership economica attraverso sforzi congiunti in materia di pratiche di sicurezza degli investimenti, infrastrutture e incentivi.  

Incoraggiamo gli sforzi volti a creare partnership su stack strategici della catena di fornitura tecnologica globale, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, applicazioni e piattaforme software, modelli di base all’avanguardia, connettività delle informazioni e infrastruttura di rete, elaborazione dati e semiconduttori, produzione avanzata, logistica dei trasporti, raffinazione e lavorazione dei minerali ed energia. 

Crediamo nella mobilitazione dell’immenso potere creativo e finanziario dell’industria privata e dell’imprenditoria per rendere i nostri cittadini più prosperi, le nostre nazioni più forti e le nostre catene di approvvigionamento più sicure. Cerchiamo approcci e soluzioni scalabili per la sicurezza della catena di approvvigionamento mobilitando i punti di forza industriali e tecnologici complementari delle aziende e delle imprese strategiche delle nostre rispettive economie. 

Sosteniamo la promozione di un ecosistema condiviso e affidabile di sviluppatori e fornitori di IA per rinnovare i settori tradizionali e sbloccare nuovi mercati e servizi per la prosperità duratura dei nostri popoli. 

A group of officials in business attire stands in front of a "PAX SILICA: Securing the Silicon Supply Chain" banner, with national flags displayed on a balcony above them in a modern, bright atrium.

Crediamo che la vera sicurezza economica richieda la riduzione delle dipendenze eccessive e la creazione di nuovi legami con partner e fornitori affidabili impegnati in pratiche di mercato eque. Allo stesso tempo, ci impegneremo a fornire ai partner di fiducia l’accesso all’intera gamma di progressi tecnologici che stanno plasmando l’economia dell’intelligenza artificiale. 

Comprendiamo l’importanza di affrontare le pratiche non di mercato che minano l’innovazione e la concorrenza leale. Riteniamo che il coordinamento sia essenziale per proteggere gli investimenti privati dalle distorsioni del mercato causate dall’eccesso di capacità produttiva e dalle pratiche di dumping sleali, nonché per preservare condizioni di parità per l’innovazione e la crescita. Comprendiamo l’importanza della cooperazione nell’attuazione delle nostre rispettive politiche volte a proteggere le tecnologie sensibili e le infrastrutture critiche da accessi, influenze o controlli indebiti.   

In questo spirito, intendiamo rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e in materia di sicurezza nazionale, anche adottando misure complementari, se del caso, per affrontare le politiche e le pratiche non di mercato e migliorare la sicurezza degli investimenti. 

Il nostro obiettivo è quello di costruire e implementare reti informative affidabili, inclusi sistemi informatici e di comunicazione, cavi in fibra ottica e centri dati.  

Attraverso questa cooperazione, perseguiamo un partenariato economico globale per costruire un ordine di sicurezza economica basato sulla fiducia, sulla complementarità tecnologica, sugli interessi condivisi e su un impegno comune per un futuro più prospero. 

Gli esperti reagiscono: cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per la politica estera degli Stati Uniti_di Atlantic Council

Gli esperti reagiscono: cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per la politica estera degli Stati Uniti

Di Esperti dell’Atlantic Council

Una rassegna di opinioni espresse da esponenti dell’Atlantic Council, un think tank statunitense nel campo degli affari internazionali

Experts react: What Trump’s National Security Strategy means for US foreign policy

La visione del mondo di Trump 2.0 è ora disponibile in forma scritta affinché tutto il mondo possa prenderne visione. Giovedì scorso, l’amministrazione Trump ha pubblicato la sua Strategia di sicurezza nazionale (NSS), un documento di ventinove pagine che delinea i principi e le priorità della politica estera degli Stati Uniti. Il documento articola la strategia degli Stati Uniti, ad esempio l’attenzione all’emisfero occidentale e un “corollario Trump” alla Dottrina Monroe. E affronta ciò che la strategia degli Stati Uniti non è: il perseguimento continuo dell’obiettivo post-guerra fredda di “dominio permanente degli Stati Uniti sul mondo intero”, che la NSS descrive come un “obiettivo fondamentalmente indesiderabile e impossibile”.

Di seguito, i nostri esperti approfondiscono ciò che la strategia include ed esclude, traendo le loro conclusioni principali. Questo post verrà aggiornato man mano che arriveranno ulteriori contributi.

Clicca per passare all’analisi di un esperto: 

Matthew Kroenig: Dove l’NSS ha successo e dove fallisce 

Jason Marczak: La NSS offre nuove informazioni sugli obiettivi di Trump in Venezuela 

Alexander B. Gray: Il “corollario Trump” nell’emisfero occidentale è un logico focus sulla geografia strategica 

Tressa Guenov: L’NSS evita di assumere gli obiettivi degli avversari degli Stati Uniti

Daniel Fried: La NSS offre una serie di elementi incoerenti ma praticabili 

James Mazzarella e Kimberly Donovan: L’NSS riguarda tanto la politica economica quanto la sicurezza nazionale.

Torrey Taussig: Il trattamento riservato dall’amministrazione all’Europa mina i propri interessi

Rama Yade: Per quanto riguarda l’Africa, la NSS pone l’accento sul commercio e su una politica di sicurezza più interventista. 

Markus Garlauskas: La NSS invia segnali chiari agli amici e agli avversari nell’Indo-Pacifico

Thomas S. Warrick: Enfasi sulla sovranità nazionale e sugli interessi commerciali

Jorge Gastelumendi: Gli obiettivi di Trump in materia di dominio energetico e tecnologico richiederanno una maggiore attenzione alla resilienza.

Caroline Costello: Un’importante evoluzione nel modo in cui Washington inquadra la sua competizione con Pechino

Alex Serban: Il fianco orientale della NATO deve rispondere al cambiamento delle priorità degli Stati Uniti con maggiore autonomia e cooperazione europea. 

Dexter Tiff Roberts: La politica commerciale e tariffaria sta mettendo a repentaglio gli obiettivi meritevoli della strategia

Tess deBlanc-Knowles: Per raggiungere gli obiettivi di leadership tecnologica della NSS, l’amministrazione deve investire nella ricerca.


Dove l’NSS ha successo e dove fallisce 

Sebbene forse non l’abbiano concepita in questi termini, la vera sfida che hanno dovuto affrontare gli autori della nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti è stata quella di aggiornare per una nuova era la grande strategia postbellica ottantennale, che ha dato ottimi risultati. I punti di forza della nuova Strategia di sicurezza nazionale risiedono quindi nel fatto che essa rafforza i principi del passato che continuano a funzionare e individua soluzioni creative ai nuovi problemi. 

La strategia è tradizionale nel suo forte sostegno alla deterrenza nucleare e nell’impedire alle potenze ostili di dominare regioni importanti. Richiede alleanze forti in Europa e nell’Indo-Pacifico, da raggiungere in parte grazie a un maggiore impegno degli alleati nella propria difesa e a un maggiore coordinamento in materia di sicurezza economica. Il documento dà priorità al raggiungimento di condizioni più libere ed eque per il commercio globale e a un impegno economico più profondo nella maggior parte delle regioni del mondo. 

Fornisce soluzioni creative per le nuove sfide con una serie di politiche volte ad affrontare gli aspetti negativi della globalizzazione (in materia di sicurezza delle frontiere, rilancio dell’industria manifatturiera nazionale e così via) e delineando una visione per la vittoria degli Stati Uniti nella nuova corsa agli armamenti tecnologici. 

Il documento è carente laddove rifiuta principi che hanno funzionato in passato (ad esempio, la promozione pragmatica della democrazia e dei diritti umani) e laddove non identifica e affronta chiaramente le nuove sfide che il Paese deve affrontare (la minaccia rappresentata dalle autocrazie revisioniste e dalle loro interconnessioni avrebbe dovuto ricevere molta più attenzione). 

Matthew Kroenig è vicepresidente e direttore senior dello Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council e direttore degli studi del Consiglio. 


L’NSS offre nuove informazioni sugli obiettivi di Trump in Venezuela 

La nuova NSS è chiara: l’emisfero occidentale è ora la priorità assoluta degli Stati Uniti. Si tratta di un cambiamento atteso da tempo e ben accetto, poiché gli interessi degli Stati Uniti dovrebbero iniziare vicino a casa. La strategia mette nero su bianco ciò che abbiamo visto finora nell’azione dell’amministrazione Trump, compresi i due obiettivi gemelli definiti “Arruolare ed espandere”. Questo approccio è alla base degli sforzi volti a controllare la migrazione, fermare la proliferazione dei cartelli della droga, ridurre l’influenza straniera ostile e garantire le catene di approvvigionamento critiche. Ma, cosa importante, include anche l’incentivazione di nuove ondate di investimenti statunitensi, poiché economie nazionali forti servono gli interessi degli Stati Uniti.

Le priorità definite nella NSS, da una prospettiva olistica, coincidono con molti degli interessi dei paesi dell’emisfero occidentale, quali la sicurezza e la crescita economica, che sono stati i temi più importanti per gli elettori nelle recenti elezioni. Esiste inoltre un desiderio regionale di maggiori investimenti da parte degli Stati Uniti, in particolare nelle infrastrutture quali le telecomunicazioni, la tecnologia e i porti, che non hanno raggiunto la portata desiderata. La NSS fornisce un piano d’azione per consentire al governo statunitense di ampliare il proprio ruolo in questi settori critici e sottolinea la necessità di un approccio che coinvolga l’intero governo.

La strategia fornisce informazioni dettagliate sull’obiettivo finale dell’amministrazione Trump in Venezuela. Un paese in cui Maduro e i suoi compari attualmente offrono rifugio a gruppi criminali, traggono profitto dal traffico illegale e accolgono con favore l’influenza di avversari stranieri rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il successo in Venezuela, quindi, significa inaugurare un governo democratico che sia un vero partner degli Stati Uniti nell’ambito dell’obiettivo di “espandere” le partnership statunitensi. E lo spostamento degli Stati Uniti verso l’emisfero occidentale come parte del “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe segnala anche che il dispiegamento delle forze statunitensi nei Caraibi non è limitato nel tempo.

Il NSS descrive inoltre in dettaglio uno sforzo multilaterale a livello emisferico volto a contrastare l’influenza delle potenze esterne, tra cui la Russia e, in particolare, la Cina. Per quanto riguarda la Cina, ciò significa affrontare la crescente influenza di Pechino in ambiti quali il commercio, gli investimenti, la diplomazia soft, l’addestramento militare e altro ancora. Quali saranno i prossimi passi? Come verrà stabilita la priorità di attuazione e come si tradurrà questa strategia a livello nazionale in tutto l’emisfero?

Jason MarczakÈ vicepresidente e direttore senior dell’Adrienne Arsht Latin America Center dell’Atlantic Council.


Il “corollario Trump” dell’emisfero occidentale è un’attenzione logica alla geografia strategica. 

La NSS di Trump è una correzione necessaria a decenni di “strategie” che, non essendo riuscite a imporre scelte difficili in materia di priorità e allocazione delle risorse, hanno portato gli Stati Uniti ad adottare una concezione eccessivamente ampia della strategia nazionale. Questa NSS è straordinariamente e piacevolmente franca riguardo agli obiettivi essenziali degli Stati Uniti: garantire la sicurezza della patria, che richiede un emisfero occidentale sicuro, e impedire alle grandi potenze avversarie esterne di esercitare un’influenza maligna nell’emisfero. Il “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe, che cerca di garantire l’accesso degli Stati Uniti a luoghi chiave dell’emisfero (si pensi al Canale di Panama, alla Groenlandia e a gran parte dei Caraibi), probabilmente rimarrà una dichiarazione esplicita del XXI secolo di un’attenzione logica e precedentemente non eccezionale alla geografia strategica. Il Corollario Trump ha implicazioni concrete in termini di sicurezza ed economia per gli interessi americani e la sicurezza interna. Questa attenzione strategica incoraggerà probabilmente l’impiego di nuove risorse dedicate ai programmi di intelligence, militari, di applicazione della legge e di politica economica incentrati sull’emisfero.

La dichiarazione d’intenti dell’amministrazione per l’Indo-Pacifico è in linea con la NSS del 2017, ma riflette anche l’evoluzione delle realtà geopolitiche. La NSS ribadisce l’impegno degli Stati Uniti a preservare un Indo-Pacifico libero e aperto e a rafforzare i partner e gli alleati regionali contro le attività dannose della Cina. Definisce la regione come il teatro essenziale non emisferico per la competizione geopolitica. È importante sottolineare che la NSS cerca di tracciare una linea di demarcazione tra la sicurezza nel nostro emisfero e la deterrenza di Pechino in senso più ampio. Ciò rende esplicita una realtà di lunga data della competizione degli Stati Uniti con la Cina: Pechino cerca di distrarre gli Stati Uniti dal mantenimento dello status quo nell’Indo-Pacifico perseguendo attività ostili nell’emisfero occidentale.

Infine, la NSS è un utile promemoria tematico del fatto che la forza nazionale degli Stati Uniti non deriva solo dall’equilibrio militare. La strategia è esplicita sulla necessità di una solida base industriale e manifatturiera nel settore della difesa per sostenere tale equilibrio militare, insieme al dominio in tecnologie quali l’intelligenza artificiale (AI), la quantistica e il supercalcolo. La NSS dovrebbe essere intesa come un documento limitativo che cerca di definire in modo più restrittivo gli obiettivi degli Stati Uniti a livello globale, ampliando al contempo la definizione di potere nazionale degli Stati Uniti in una direzione più completa, sulla base della convinzione da tempo espressa da Trump che la sicurezza economica è sicurezza nazionale.  

Nel loro insieme, queste linee d’azione riflettono un approccio coordinato e olistico volto a preservare il potere nazionale degli Stati Uniti nei decenni a venire. 

Alexander B. Grayè senior fellow non residente presso la GeoStrategy Initiative dello Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council. Gray ha recentemente ricoperto il ruolo di vice assistente del presidente e capo di gabinetto del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) della Casa Bianca.


L’NSS evita di assumere gli obiettivi degli avversari degli Stati Uniti

Questa NSS articola i modelli politici chiave in una serie dichiarativa di priorità per l’amministrazione. Tuttavia, lascia anche diversi vuoti strategici su come e se gli Stati Uniti affronteranno l’effetto che gli avversari continueranno ad avere sulla realizzazione degli obiettivi della NSS. 

Per quanto riguarda la Russia, la strategia sottolinea che l’Europa considera Mosca una minaccia esistenziale, ma non contiene alcun riferimento significativo alla minaccia che la Russia rappresenta per gli Stati Uniti in termini di realizzazione del proprio potere economico, soft power o proiezione militare, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Gli Stati Uniti sono considerati più come un arbitro tra la Russia e l’Europa piuttosto che l’oggetto di un’attenzione quasi esclusiva da parte della Russia nel contrastare l’influenza e la proiezione di potere degli Stati Uniti. L’attenzione della strategia all’Africa è benvenuta, ma non viene riconosciuto che la Russia e la Cina continuano a ostacolare attivamente quasi tutti gli obiettivi degli Stati Uniti nel continente.

La strategia riconosce il ruolo dell’Iran come principale fattore di destabilizzazione nella regione, ma il problema di Teheran viene in gran parte accantonato come un capitolo chiuso. Speriamo che sia davvero così. Tuttavia, il Medio Oriente ha continuamente dimostrato a ogni amministrazione statunitense che gli Stati Uniti devono sempre rimanere vigili nella regione. L’influenza dell’Iran in Libano, Siria, Yemen, Iraq, Gaza e oltre deve essere monitorata da vicino, anche se l’amministrazione persegue la sua agenda regionale incentrata sugli investimenti. Allo stesso modo, la Corea del Nord non è esplicitamente menzionata nella strategia, ma Pyongyang avrà sicuramente intenzione di attirare l’attenzione globale nei prossimi tre anni.

Il trattamento discreto riservato dalla strategia agli obiettivi degli avversari è probabilmente intenzionale, un tentativo di segnalare un nuovo capitolo per gli Stati Uniti, meno gravati dai fattori di disturbo strategico dell’era post-guerra fredda e liberi di perseguire un programma più audace basato sui propri interessi. La realtà rimane che gli avversari degli Stati Uniti non vogliono vedere realizzata questa NSS, indipendentemente dal fatto che gli Stati Uniti li nominino o meno. La strategia degli Stati Uniti deve continuare a tenere conto di questi fattori.

Tressa Guenov è direttrice dei programmi e delle operazioni e ricercatrice senior presso lo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council. In precedenza, è stata vice segretario alla Difesa degli Stati Uniti per gli affari di sicurezza internazionale presso l’Ufficio del sottosegretario alla Difesa per la politica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.


Il NSS offre una serie di elementi incoerenti ma funzionali. 

Il nuovo NSS sembra combinare: 

  • un misto di stanchezza e reazione post-Iraq/Afghanistan, una sorta di versione di destra del pensiero post-Vietnam “torna a casa, America” dei Democratici nei primi anni ’70;
  • atteggiamento ideologico, diretto in particolare contro l’Europa, con un forte elemento di sostegno ai partiti “patriottici” (presumibilmente nazionalisti e nativisti);
  • un appello a favore della fortezza America (il documento fa riferimento al “Corollario Trump alla Dottrina Monroe”, che sembra indicare il desiderio di impedire a potenze esterne come la Cina di acquisire influenza economica nell’emisfero);
  • una forte affermazione degli interessi statunitensi nel respingere la coercizione economica cinese e la distorsione del commercio globale, nonché l’espansionismo cinese. La sezione dedicata all’Asia contiene un linguaggio appropriato sul mantenimento dello status quo di Taiwan e molti riferimenti alla protezione delle catene di isole del Pacifico occidentale;
  • un linguaggio possibilmente praticabile in materia di politica economica, con particolare attenzione alla prevenzione del dominio straniero sulle risorse e tecnologie critiche e dello sfruttamento straniero del commercio internazionale, e;
  • incoerente, a tratti bizzarro, e probabilmente compromettente linguaggio sull’Europa che combina l’ostilità partigiana nei confronti della politica mainstream europea con il riconoscimento riluttante ma gradito che gli Stati Uniti devono collaborare con l’Europa.

La NSS è debole nei confronti della Russia, che viene menzionata solo in un contesto europeo. Tuttavia, chiede una “cessazione delle ostilità” in Ucraina che lasci il Paese uno “Stato vitale” e definisce questo obiettivo un “interesse fondamentale” degli Stati Uniti. Ciò non è sufficiente, dato il rifiuto del presidente russo Vladimir Putin di partecipare agli sforzi degli Stati Uniti per porre fine alla guerra, ma è abbastanza buono da sostenere una politica adeguata, se il team di Trump decidesse di spingere la Russia a realizzare questo interesse fondamentale.

L’ostilità ideologica della strategia nei confronti dell’Europa si combina con l’implicita amarezza per quella che viene percepita come un’eccessiva espansione degli Stati Uniti e con il disprezzo generale per i “valori”, spingendo gli Stati Uniti ad abbandonare la leadership del mondo libero e persino il concetto stesso di mondo libero. Allo stesso tempo, la NSS riconosce altrove che gli Stati Uniti avranno bisogno dei loro amici, Europa compresa, per contrastare i propri avversari, in particolare la Cina. Ciò conferisce alla NSS un’incoerenza interna. Per un politico, questa incoerenza potrebbe rappresentare un’opportunità per sfruttare gli elementi migliori della NSS.

Daniel Fried è membro illustre della famiglia Weiser presso l’Atlantic Council. In precedenza ha ricoperto il ruolo di assistente speciale e direttore senior del Consiglio di sicurezza nazionale per i presidenti Bill Clinton e George W. Bush, ambasciatore in Polonia e sottosegretario di Stato per l’Europa.


L’NSS riguarda tanto la politica economica quanto la sicurezza nazionale.

La seconda NSS dell’amministrazione Trump è tanto una strategia di politica economica quanto una strategia di sicurezza nazionale, che giustifica l’internazionalismo degli Stati Uniti basato principalmente su interessi economici, in particolare nell’emisfero occidentale, e, forse sorprendentemente per coloro che sono preoccupati per la fusione dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) con il Dipartimento di Stato, rafforza l’importanza del soft power.

Essa inquadra la politica estera attorno a obiettivi tradizionali di politica economica, quali la salvaguardia della sicurezza delle catene di approvvigionamento, l’accesso alle materie prime, la protezione dei mercati di esportazione statunitensi e la garanzia del predominio della tecnologia e della capacità industriale degli Stati Uniti. L’assistenza internazionale non viene ignorata, ma non viene nemmeno presentata come uno strumento di obbligo umanitario o di fornitura di beni pubblici globali. Piuttosto, l’assistenza è considerata significativa quando contribuisce a proteggere o promuovere gli interessi degli Stati Uniti.

Sebbene possa sembrare cinico, questo riflette in realtà ciò che molti nel Sud del mondo già considerano la realtà di tutti gli aiuti esteri ed è il modo in cui questi finanziamenti sono stati giustificati al popolo americano per decenni. Anche quando gli Stati Uniti forniscono aiuti alimentari, ad esempio, i leader statunitensi ne parlano come di un aiuto agli agricoltori americani o come di un contributo alla stabilità globale per garantire la sicurezza e la prosperità degli americani. L’NSS rileva anche l’intenzione di potenziare l’uso di due dei più importanti strumenti di sviluppo del governo statunitense, la Development Finance Corporation e la Millennium Challenge Corporation, in particolare nell’emisfero occidentale, invertendo l’attacco sferrato dall’era del Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) allo sviluppo in generale.

James Mazzarellaè senior fellow presso il Freedom and Prosperity Center dell’Atlantic Council. Dal 2017 al 2019 ha lavorato presso il Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) e il Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, ricoprendo prima il ruolo di direttore dello sviluppo internazionale e poi quello di direttore senior per l’economia e lo sviluppo globali. 

Kimberly Donovanè il direttore dell’Economic Statecraft Initiative all’interno dell’Atlantic Council GeoEconomics Center. In precedenza ha ricoperto il ruolo di vicedirettore ad interim della divisione Intelligence del Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), presso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.


Il trattamento riservato dall’amministrazione all’Europa mina i propri interessi

Nel corso del 2025, l’obiettivo dichiarato dell’amministrazione Trump in Europa è stato quello di trasferire l’onere della difesa convenzionale sulle spalle degli alleati europei. L’amministrazione ha ottenuto una vittoria al vertice dell’Aia spingendo gli alleati della NATO ad accettare un ambizioso impegno di spesa per la difesa pari al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Purtroppo, la NSS non fa nulla per promuovere gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, secondo la definizione stessa dell’amministrazione, nel continente europeo.

Sottovalutando – e persino evitando di menzionare – la minaccia convenzionale che la Russia rappresenta per la sicurezza transatlantica, la NSS non rafforza quelle nazioni che stanno lavorando per assumersi maggiori responsabilità in materia di difesa. Al contrario, la NSS cerca di incoraggiare quei partiti nazionalisti e populisti (come l’AfD in Germania) che sarebbero più propensi a tagliare i bilanci della difesa e a minimizzare le minacce convenzionali che tradizionalmente ricadono sulla NATO. AfD in Germania) che sarebbero i più propensi a tagliare i bilanci della difesa e a minimizzare le minacce convenzionali che tradizionalmente hanno portato a fare affidamento sugli Stati Uniti. A questo proposito, la NSS è un autogol che mina gli obiettivi dichiarati dall’amministrazione per ciò che cerca di ottenere con gli alleati europei.

Torrey Taussig è direttrice e senior fellow della Transatlantic Security Initiative presso lo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council.  In precedenza, è stata direttrice per gli affari europei presso il Consiglio di sicurezza nazionale.   


Per quanto riguarda l’Africa, la NSS pone l’accento sul commercio e su una politica di sicurezza più interventista. 

Per quanto riguarda l’Africa, il documento è scarso (mezza pagina in fondo alla strategia) e non sorprende. Ripete i punti chiave dell’approccio dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Africa, già delineati prima dell’elezione di Trump dal Project 2025 (con una chiara confutazione dell'”ideologia liberale”) e dopo l’elezione di Trump da Troy Fitrell, alto funzionario del Dipartimento di Stato per gli affari africani, ad Abidjan e a Luanda

A seguito della chiusura dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) nel mese di luglio, la strategia sposta le relazioni tra Stati Uniti e Africa dagli aiuti al commercio e agli investimenti: gli Stati Uniti segnalano una maggiore attenzione al commercio, all’estrazione mineraria (in particolare dei minerali critici) e agli investimenti energetici nei paesi africani. Gli Stati Uniti intendono sostenere la crescita del settore privato e ampliare l’accesso al mercato. 

È forse sul fronte della sicurezza che l’amministrazione Trump ha registrato la maggiore evoluzione, con una politica più interventista. L’amministrazione ha avviato questo cambiamento a febbraio con grandi attacchi in Somalia contro un leader della filiale locale dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS). La strategia sottolinea che la lotta contro la “rinascita dell’attività terroristica islamista in alcune parti dell’Africa” rimane una priorità. Poiché la sicurezza non è lontana dal commercio, lo storico accordo di pace firmato ieri presso l’Istituto statunitense per la pace tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo, con l’obiettivo di porre fine a una guerra trentennale che ha causato milioni di vittime, servirà anche come piattaforma per promuovere gli interessi commerciali degli Stati Uniti. Sembra che l’amministrazione si occuperà ora del Sudan e del genocidio in corso nel Darfur.

La strategia non dice nulla, tuttavia, sui due sviluppi più significativi di quest’anno per quanto riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Africa: le crescenti tensioni con le due maggiori economie africane, Sudafrica e Nigeria. Queste controversie sembrano motivate più da considerazioni interne (protezione dei cristiani, degli afrikaner e di Israele) che dalla competizione con la Cina sul suolo africano, ricordandoci che qualsiasi attività estera di Trump è guidata dal principio dell'”America first”.

Lana di montoneè il direttore senior dell’Africa Center dell’Atlantic Council. 


L’NSS invia segnali chiari agli amici e agli avversari nell’Indo-Pacifico

I documenti strategici pubblici del governo statunitense sono più significativi per ciò che segnalano agli amici e agli avversari che per guidare il cambiamento nelle azioni degli Stati Uniti. Il testo di questa NSS sembra rivolgersi a un pubblico interno, ma le sue parole vengono analizzate attentamente nella regione indo-pacifica, dove il fuso orario ha permesso di pubblicare le prime reazioni locali mentre Washington dormiva.

Il linguaggio utilizzato in riferimento alla Cina e a Taiwan ha suscitato maggiore attenzione. Ad esempio, alcuni commentatori stanno già sostenendo che il passaggio dalla formulazione dell’ultima NSS “opporsi a qualsiasi cambiamento unilaterale”  allo status quo nello Stretto di Taiwan, a “non sostenere alcun cambiamento unilaterale” sia un ammorbidimento, nonostante la nuova NSS lo definisca una “politica dichiarativa di lunga data”. I lettori preoccupati dovrebbero invece rivolgere la loro attenzione al chiaro imperativo della NSS di “rafforzare la capacità degli Stati Uniti e dei loro alleati di respingere qualsiasi tentativo di conquistare Taiwan o di raggiungere un equilibrio di forze così sfavorevole da rendere impossibile la difesa dell’isola”. Si tratta di un linguaggio più forte rispetto a qualsiasi precedente NSS sulla difesa di Taiwan. Ancora più importante è il contesto recente: la firma da parte del presidente del Taiwan Assurance Implementation Act e l’annuncio di un pacchetto da 330 milioni di dollari per la vendita di armi avanzate statunitensi a Taiwan.

Allo stesso modo, le preoccupazioni della Corea del Sud sul fatto che la Corea del Nord sia stata menzionata diciassette volte nella prima NSS dell’amministrazione Trump, ma nemmeno una volta questa volta, sono fuori luogo. Pyongyang non è stata ovviamente una priorità per Washington dopo il vertice inconcludente di Hanoi del 2019, ma gli Stati Uniti stanno raddoppiando la loro alleanza con la Corea del Sud e rimangono fermi nel contrastare le minacce provenienti dal Nord. Kim Jong Un della Corea del Nord potrebbe trarre conforto dall’assenza di frasi di rito sulla denuclearizzazione, ma sarebbe sciocco da parte sua considerarla una concessione.

Almeno per quanto riguarda l’Indo-Pacifico, sia gli amici che gli avversari dovrebbero leggere i chiari segnali contenuti nella NSS: gli Stati Uniti sono impegnati a rafforzare la deterrenza estesa nella regione, anche se ricordano ai loro amici dell’Indo-Pacifico che Washington si aspetta che aumentino il loro contributo militare a tale deterrenza.

Markus Garlauskas è direttore dell’Indo-Pacific Security Initiative dell’Atlantic CouncilScowcroft Center for Strategy and Security. Ha prestato servizio per vent’anni nel governo degli Stati Uniti come ufficiale dell’intelligence e stratega.


Enfasi sulla sovranità nazionale e sugli interessi commerciali 

Come previsto, la nuova Strategia di Sicurezza Nazionale è una combinazione di visioni tradizionali sull’importanza del potere americano, ma con un’enfasi sulla sovranità nazionale e sugli interessi commerciali come motore dell’impegno internazionale. Per la prima volta da decenni, viene data priorità all’emisfero occidentale, con l’obiettivo strategico di ridurre la migrazione di massa. La sicurezza delle frontiere è vista come un elemento chiave della sicurezza nazionale, una proposta su cui la maggior parte degli americani sarebbe d’accordo, anche se non concordano su come gestire l’applicazione delle leggi sull’immigrazione a livello nazionale. Nella NSS sono dedicati più paragrafi all’Asia (25) che all’Europa, al Medio Oriente e all’Africa messi insieme (13, 7 e 3).  

L’antiterrorismo, che presto sarà oggetto di una strategia nazionale specifica, viene appena menzionato, ma le anticipazioni sulla strategia antiterrorismo mostrano una visione del terrorismo globale ridotto a un problema che i governi possono affrontare da soli, con un supporto esterno limitato. Ciò rappresenterebbe un progresso importante ed è un obiettivo che andrebbe a vantaggio degli Stati Uniti e dei loro partner antiterrorismo in tutto il mondo.

Thomas S. Warrick è ricercatore senior non residente presso la Scowcroft Middle East Security Initiative ed ex vice segretario aggiunto per le politiche antiterrorismo presso il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti.


Gli obiettivi di Trump in materia di energia e tecnologia richiederanno una maggiore attenzione alla resilienza. 

La NSS 2025 delinea chiaramente le ambizioni degli Stati Uniti in materia di dominio energetico, industriale e tecnologico. Tuttavia, per garantire il successo a lungo termine di tali obiettivi, ritengo che il documento dovrebbe porre un’enfasi ancora maggiore sulla costruzione della resilienza, sia nelle infrastrutture che nei sistemi finanziari.

Un’infrastruttura moderna e resiliente è alla base di reti energetiche e tecnologiche affidabili. Senza reti elettriche, catene di approvvigionamento e sistemi di comunicazione robusti, le ambizioni relative ai reattori nucleari avanzati, all’innovazione basata sull’intelligenza artificiale e alla leadership nelle esportazioni rimangono fragili. Il sostegno a tale infrastruttura e l’integrazione di sistemi ridondanti e resistenti alle catastrofi conferiscono una reale durata agli obiettivi di dominio nel settore energetico e tecnologico.

Allo stesso modo, ampliare l’accesso alle opportunità finanziarie e al capitale, in particolare per le infrastrutture, l’energia pulita e le tecnologie emergenti, rafforzerebbe l’inclusione economica e mobiliterebbe l’innovazione interna su larga scala. Una strategia basata sulla resilienza e sull’empowerment finanziario rafforzerebbe quindi non solo i guadagni a breve termine, ma anche la forza, la capacità e la stabilità durature per i decenni a venire.

George Gastelumendiè il direttore senior del Climate Resilience Center dell’Atlantic Council.


Un’importante evoluzione nel modo in cui Washington inquadra la sua competizione con Pechino

È sorprendente che questa NSS descriva la Cina più come un potenziale partner economico che come un avversario, impegnandosi a perseguire “una relazione economica genuinamente vantaggiosa per entrambe le parti con Pechino”. La precedente NSS descriveva la Cina come un avversario basato sui valori che cercava di “creare condizioni più permissive per il proprio modello autoritario”.

Perché la Cina è considerata un avversario? In linea di massima, ci sono due risposte a questa domanda: perché l’ascesa della Cina mette in discussione gli interessi economici e di sicurezza degli Stati Uniti e perché Pechino sta sostituendo il sistema internazionale basato sulle regole con uno che favorisce il suo modello autoritario. Questa NSS chiarisce che l’amministrazione Trump considera la rivalità tra Stati Uniti e Cina come una competizione basata sugli interessi, non come uno scontro di valori.

La NSS non denuncia né menziona l’autoritarismo cinese. Inoltre, dà priorità alla dissuasione dei conflitti su Taiwan per ragioni strategiche ed economiche, non per preservarne la democrazia. Ciò rappresenta un’importante evoluzione nel modo in cui Washington inquadra la sua competizione con Pechino. È la prima volta dal 1988, anno in cui la NSS fu pubblicata in un periodo di ottimismo nei confronti delle riforme e dell’apertura della Cina al mondo, che la NSS non condanna il sistema di governo cinese né esprime l’intenzione di promuovere riforme democratiche in Cina.

Caroline Costello è vicedirettore del Global China Hub dell’Atlantic Council. 


Il fianco orientale della NATO deve rispondere al cambiamento delle priorità degli Stati Uniti con maggiore autonomia e cooperazione europea. 

Il nuovo NSS segna un importante riassetto delle priorità globali degli Stati Uniti. Ciò avrà importanti implicazioni per tutta l’Europa, compresi i paesi dell’Europa centrale, orientale e meridionale, una regione che è stata inserita in una delle sette priorità dell’amministrazione per il continente. Il messaggio è chiaro: Washington sta esortando gli alleati europei ad assumersi le responsabilità della difesa convenzionale, mentre gli Stati Uniti manterranno un ruolo più limitato nella sicurezza del continente, principalmente come sostegno nucleare.

Per gli Stati situati sul fianco orientale della NATO, questa ricalibrazione solleva legittime preoccupazioni. Considerando la guerra in corso in Ucraina e la continua pressione da parte della Russia, un minore impegno da parte degli Stati Uniti potrebbe indebolire il senso di affidabilità che sta alla base delle garanzie di difesa collettiva e dell’articolo 5 della NATO.

Allo stesso tempo, questo cambiamento spinge l’Europa, comprese le nazioni del fianco orientale, a rivalutare la propria autonomia strategica. Ciò significa investire maggiormente nelle capacità di difesa, rafforzare la cooperazione regionale e, possibilmente, accelerare la modernizzazione e le riforme istituzionali. Per la Romania, ciò è in linea con gli obiettivi definiti nella sua nuova strategia di sicurezza nazionale, che è stata presentata dal presidente Nicușor Dan e approvata dal Parlamento il mese scorso.

Ma questa transizione comporta delle difficoltà. Le divergenze di percezione tra Stati Uniti ed Europa riguardo a questioni quali la Russia, la Cina, la migrazione e il cambiamento climatico potrebbero mettere a dura prova la coesione dell’alleanza e ridurne la prevedibilità.

Questo cambiamento strategico da parte degli Stati Uniti potrebbe costringere la Romania e i suoi vicini ad affrontare un periodo di maggiore responsabilità e adattamento. Ciò richiederà una maggiore autosufficienza, una cooperazione più profonda tra i paesi europei e una rivalutazione delle dinamiche di sicurezza regionali, il tutto mentre si naviga nell’incertezza sulle garanzie di sicurezza transatlantiche a lungo termine.

Alex Serban è direttore dell’ufficio rumeno dell’Atlantic Council ed ex membro senior della Transatlantic Security Initiative presso lo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council.


La politica commerciale e tariffaria sta mettendo a repentaglio gli obiettivi meritevoli della strategia

La decisione dell’amministrazione Trump di inquadrare la sfida cinese come una questione incentrata sull’economia è ben accolta. In effetti, le successive amministrazioni statunitensi hanno avuto un punto cieco nel riconoscere come le pratiche mercantilistiche di Pechino abbiano spesso danneggiato le industrie e i lavoratori statunitensi e permesso alla Cina di ridurre rapidamente il divario tecnologico con gli Stati Uniti. È inoltre apprezzabile l’attenzione rivolta alla ricerca di modi per combattere meglio i sussidi statali e le pratiche commerciali sleali della Cina, garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento globali e intensificare gli scambi commerciali con il Sud del mondo, che la NSS definisce correttamente “uno dei più grandi campi di battaglia economici dei prossimi decenni”. Il fatto che la Cina abbia raddoppiato le sue esportazioni verso i paesi a basso reddito tra il 2020 e il 2024, come sottolinea la NSS, è infatti una sfida che gli Stati Uniti dovrebbero affrontare. E anche la dichiarazione della NSS secondo cui gli Stati Uniti “devono collaborare con i nostri alleati e partner”, le cui economie, se sommate a quella degli Stati Uniti, rappresentano la metà della produzione globale, per “contrastare le pratiche economiche predatorie” (riferendosi chiaramente alla Cina), è azzeccata.

Ma la sfida, in gran parte creata dalla stessa Casa Bianca, è che molti alleati e partner degli Stati Uniti si sentono meno fiduciosi che mai riguardo alle politiche economiche e commerciali di Washington. Ciò è dovuto in gran parte alla politica tariffaria caotica e forse illegale del presidente degli Stati Uniti, sulla quale la Corte Suprema sta per pronunciarsi in una causa che potrebbe avere conseguenze economiche e diplomatiche di enorme portata. Un sondaggio del Pew Research Center condotto all’inizio di quest’anno mostra che la maggior parte dei paesi considera la Cina, piuttosto che gli Stati Uniti, la principale potenza economica mondiale, con il 41% che sceglie Pechino rispetto al 39% che sceglie Washington. Si tratta di un’inversione di tendenza sorprendente rispetto a soli due anni fa. Inoltre, tale sondaggio è stato condotto prima dell’annuncio di Trump del 2 aprile relativo al “Giorno della Liberazione”, che ha introdotto dazi globali senza precedenti; da allora, è probabile che questo sentimento si sia spostato ancora di più a favore della Cina. E questo cambiamento di percezione sta convincendo alcuni paesi a rafforzare i partenariati economici con i rivali degli Stati Uniti.

Prendiamo l’esempio dell’India (citata solo quattro volte nella NSS, rispetto alle ventuno volte in cui viene menzionata la Cina). Sebbene per gran parte dell’ultimo decennio sia stata considerata un contrappeso fondamentale alla Cina e le successive amministrazioni statunitensi abbiano lavorato per migliorare le relazioni con Nuova Delhi, tale rapporto è ora a rischio. L’imposizione di dazi del 50% sull’India, in parte per l’acquisto di petrolio e gas russi, mentre alla Cina è stato in gran parte concesso un pass per l’acquisto di quantità ancora maggiori di prodotti energetici russi, ha sconvolto Nuova Delhi e sembra essere alla base dei suoi recenti sforzi per migliorare le relazioni con Pechino.

Un incontro di alto profilo tra leader tenutosi ad agosto tra il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi durante il primo viaggio di Modi in Cina in sette anni, è un segno di questo cambiamento. Una relazione più stretta tra Cina e India potrebbe anche mettere in discussione il desiderio di Washington di vedere Nuova Delhi contribuire maggiormente alla “sicurezza indo-pacifica”, anche attraverso il Quadrilateral Security Dialogue (un gruppo composto da Stati Uniti, Australia, Giappone e India), un altro obiettivo degno di nota evidenziato dalla NSS. E la calorosa accoglienza riservata da Modi al presidente russo Vladimir Putin a Nuova Delhi questa settimana è un altro segnale preoccupante di come la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, volta a fare leva su alleati e partner per affrontare le minacce globali, sia minacciata dalla politica commerciale e tariffaria degli Stati Uniti.

Dexter Tiff Roberts è ricercatore senior non residente presso il Global China Hub dell’Atlantic Council e l’Indo-Pacific Security Initiative, che fa parte dello Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council. In precedenza ha ricoperto per oltre vent’anni il ruolo di capo dell’ufficio cinese e redattore delle notizie dall’Asia presso Bloomberg Businessweek, con sede a Pechino. 


Per raggiungere gli obiettivi di leadership tecnologica della NSS, l’amministrazione deve investire nella ricerca.  

La NSS sottolinea giustamente che la leadership nelle tecnologie emergenti è fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Riconosce che la sicurezza nazionale dipende non solo dalla potenza militare, ma anche da una solida base economica. Pertanto, la strategia pone la dovuta enfasi sugli investimenti essenziali nell’economia, nella forza lavoro e nella ricerca degli Stati Uniti, al fine di consentire la leadership statunitense nelle tecnologie critiche e sostenere il vantaggio militare del Paese.

La strategia riconosce inoltre la tecnologia come strumento di cooperazione e influenza, una strategia che la Cina ha sapientemente impiegato in tutto il mondo. Tuttavia, non riesce a definire un quadro chiaro per perseguire il livello di esportazione tecnologica e di sviluppo delle capacità necessario per contrastare l’influenza cinese su larga scala.  

Mentre l’amministrazione si appresta ad attuare la strategia, il taglio di 44 miliardi di dollari alla spesa federale per la ricerca e lo sviluppo minaccia di compromettere la sua stessa visione e di erodere le fondamenta su cui si basa la leadership tecnologica. 

—Tess deBlanc-Knowles è direttore senior dei programmi tecnologici dell’Atlantic Council. In precedenza ha ricoperto il ruolo di consulente senior per le politiche sull’intelligenza artificiale presso l’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca. 

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