La difficile scelta di Surovikin, di Big Serge

Nel gennaio 1944, la 6a Armata tedesca, appena ricostituita, si trovò in una situazione operativa catastrofica nell’ansa meridionale del fiume Dnepr, nella zona di Krivoi Rog e Nikopol. I tedeschi occupavano un pericoloso saliente, che sporgeva precariamente nelle linee dell’Armata Rossa. Vulnerabili su due fianchi scomodi e di fronte ad un nemico superiore per uomini e potenza di fuoco, qualsiasi generale degno di questo nome avrebbe cercato di ritirarsi prima possibile. In questo caso, però, Hitler insistette affinché la Wehrmacht mantenesse il saliente, perché la regione era l’ultima fonte di manganese rimasta alla Germania, un minerale fondamentale per la produzione di acciaio di alta qualità.

Un anno prima, nelle prime settimane del 1943, Hitler era intervenuto in un’altra battaglia più famosa, vietando alla precedente incarnazione della 6a Armata di uscire da una sacca formatasi a Stalingrado. Vietato il ritiro, la 6a Armata fu del tutto annientata.

In entrambi i casi vi fu uno scontro tra la pura prudenza militare e gli obiettivi e le esigenze politiche più ampie. Nel 1943 non c’erano ragioni militari o politiche convincenti per mantenere la 6a Armata nella sacca di Stalingrado: l’intervento politico nel processo decisionale militare era insensato e disastroso. Nel 1944, invece, Hitler (per quanto sia difficile ammetterlo) aveva un argomento valido. Senza il manganese proveniente dall’area di Nikopol, la produzione bellica tedesca era condannata. In questo caso, l’intervento politico era forse giustificato. Lasciare un esercito in un saliente vulnerabile è un male, ma lo è anche rimanere senza manganese.

Questi due tragici destini della 6a Armata illustrano la questione basilare di oggi: come si analizza la differenza tra decisioni militari e politiche? In particolare, a cosa attribuiamo la scioccante decisione russa di ritirarsi dalla riva occidentale del Dnepr, nell’oblast di Kherson, dopo averla annessa solo pochi mesi fa?.

Vorrei analizzare la questione. Innanzitutto non si può negare che il ritiro sia politicamente un’umiliazione significativa per la Russia. La domanda che ci si pone è se questo sacrificio fosse necessario per motivi militari o politici, e cosa possa significare per il futuro corso del conflitto.

A mio avviso il ritiro dalla riva occidentale di Kherson deve essere motivato da una delle quattro possibilità seguenti:

  1. L’esercito ucraino ha sconfitto l’esercito russo sulla riva occidentale e lo ha respinto oltre il fiume.
  2. La Russia sta tendendo una trappola a Kherson.
  3. È stato negoziato un accordo di pace segreto (o almeno un cessate il fuoco) che prevede la restituzione di Kherson all’Ucraina.
  4. La Russia ha fatto una scelta operativa politicamente imbarazzante ma militarmente prudente..

Esaminiamo queste quattro possibilità in sequenza..

Possibilità 1: sconfitta militare

La riconquista di Kherson è giustamente celebrata dagli ucraini come una vittoria. La domanda è: di che tipo di vittoria si tratta? Politica/d’effetto o militare? È banalmente ovvio che si tratta del primo tipo. Esaminiamo alcuni fatti.

Innanzitutto, già la mattina del 9 novembre – poche ore prima dell’annuncio del ritiro – alcuni corrispondenti di guerra russi esprimevano [in russo] scetticismo sulle voci di ritiro perché le linee difensive avanzate della Russia erano intatte. Non c’era alcuna parvenza di crisi tra le forze russe nella regione.

In secondo luogo, l’Ucraina non stava eseguendo alcuno sforzo offensivo intenso nella regione al momento dell’inizio del ritiro, e i funzionari ucraini hanno espresso [in inglese] scetticismo sul fatto che il ritiro fosse reale. In effetti l’idea che la Russia stesse tendendo una trappola nasce dai funzionari ucraini che sono stati apparentemente colti di sorpresa dal ritiro. L’Ucraina non era pronta ad inseguire o a sfruttarlo, e ha avanzato [in inglese] con cautela nel vuoto dopo che i soldati russi se ne sono andati. Anche con il ritiro della Russia i soldati ucraini erano chiaramente spaventati dall’avanzare, perché gli ultimi tentativi di superare le difese dell’area gli avevano causato molte perdite.

Nel complesso il ritiro della Russia è stato attuato molto rapidamente con pressioni minime da parte degli ucraini – proprio questo fatto è alla base dell’idea che si tratti di una trappola o del risultato di un accordo dietro le quinte. In entrambi i casi la Russia è semplicemente scivolata indietro attraverso il fiume senza essere inseguita dagli ucraini, subendo perdite trascurabili e portando via praticamente tutto il proprio equipaggiamento (finora, un T90 guasto è l’unica cattura ucraina degna di nota). Il risultato netto sul fronte di Kherson rimane un forte sbilanciamento delle perdite a favore della Russia, che ancora una volta si ritira senza subire una sconfitta sul campo di battaglia e con le sue forze intatte.

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Possibilità 2: è una trappola

Questa teoria è emersa subito dopo l’annuncio del ritiro. Ha avuto origine dai funzionari ucraini che sono stati colti di sorpresa dall’annuncio, ed è stata poi ripresa (ironicamente) dai sostenitori russi che speravano che si giocasse a scacchi 4D – non è così. La Russia sta giocando a scacchi 2D standard, che è l’unico tipo di scacchi esistente, ma di questo parleremo più avanti.

Non è chiaro cosa si intenda esattamente per “trappola”, ma cercherò di riempire gli spazi vuoti. Ci sono due possibili interpretazioni: 1) una manovra convenzionale sul campo di battaglia che comporta un contrattacco tempestivo, e 2) una sorta di mossa non convenzionale come un’arma nucleare tattica o una inondazione per il cedimento di una diga.

È chiaro che non c’è alcun contrattacco sul campo di battaglia, per la semplice ragione che la Russia ha fatto saltare i ponti dopo il ritiro. Senza forze russe sulla sponda occidentale e con i ponti distrutti non c’è alcuna capacità immediata per entrambi gli eserciti di attaccare l’altro in forze. Certo, possono bombardarsi l’un l’altro attraverso il fiume, ma la linea di contatto effettiva è per il momento congelata.

Rimane la possibilità che la Russia intenda fare qualcosa di non convenzionale, come usare una testata nucleare a bassa potenza.

L’idea che la Russia abbia attirato l’Ucraina a Kherson per far esplodere una bomba atomica è… stupida.

Se la Russia volesse usare un’arma nucleare contro l’Ucraina (e non è così, per le ragioni che ho esposto in un precedente articolo) non c’è alcuna ragione sensata per cui sceglierebbe di farlo in una capitale regionale che ha annesso. Alla Russia non mancano i sistemi di lancio. Se volessero bombardare l’Ucraina, molto semplicemente, non si preoccuperebbero di abbandonare la loro città e di farne il luogo dell’esplosione. Semplicemente bombarderebbero l’Ucraina. Non si chiama trappola.

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Possibilità 3: accordo segreto

Questa possibilità è stata innescata dalla notizia che il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, è stato in contatto con la sua controparte russa, e in particolare dalla sensazione che la Casa Bianca abbia spinto per i negoziati. Secondo una variante dell’ “Accordo Sullivan”, l’Ucraina riconoscerebbe le annessioni russe a est del Dnepr, mentre la riva occidentale di Kherson tornerebbe sotto il controllo di Kiev.

Lo ritengo improbabile per una serie di ragioni. Innanzitutto, un accordo di questo tipo rappresenterebbe per i russi una vittoria di Pirro estrema: pur ottenendo la liberazione del Donbass (uno degli obiettivi espliciti dell’Operazione Militare Speciale), lascerebbe l’Ucraina in gran parte intatta e abbastanza forte da essere una perenne spina nel fianco, come uno stato nemico anti-russo. Rimarrebbero il problema di una probabile ulteriore integrazione dell’Ucraina nella NATO e, soprattutto, l’aperta cessione di una capitale regionale annessa.

Da parte ucraina il problema è che il recupero di Kherson non fa altro che rafforzare la (falsa) percezione per Kiev che la vittoria totale sia possibile e che la Crimea e il Donbass possano essere recuperati interamente. L’Ucraina sta godendo di una serie di conquiste territoriali e sente che si sta aprendo la sua finestra di opportunità.

In definitiva, non sembra esserci un accordo che soddisfi entrambe le parti, e questo riflette il fatto che l’ostilità innata tra le due nazioni dev’essere risolta sul campo di battaglia. Solo Ares può giudicare questa disputa.

Per quanto riguarda Ares, sta lavorando duramente a Pavlovka.

Mentre il mondo era concentrato sul passaggio di mano relativamente incruento a Kherson, la Russia e l’Ucraina hanno combattuto una battaglia sanguinosa per Pavlovka, e la Russia ha vinto. L’Ucraina ha anche tentato di rompere le difese russe nell’asse di Svatove, ma è stata respinta con pesanti perdite. In definitiva, la ragione principale per dubitare della notizia di un accordo segreto è il fatto che la guerra continua su tutti gli altri fronti – e l’Ucraina sta perdendo. Ciò lascia solo un’opzione.

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Possibilità 4: una scelta operativa difficile

Questo ritiro è stato sottilmente segnalato poco dopo che il generale Surovikin è stato messo a capo delle operazioni in Ucraina. Nella sua prima conferenza stampa ha segnalato l’insoddisfazione per il fronte di Kherson, definendo la situazione “tesa e difficile”, e alludendo alla minaccia dell’Ucraina di far saltare le dighe sul Dnepr e di inondare la zona. Poco dopo è iniziato il processo di evacuazione dei civili da Kherson..

Ecco cosa penso abbia deciso Surovikin su Kherson.

Kherson stava diventando un fronte inefficiente per la Russia a causa dello sforzo logistico di rifornire le forze attraverso il fiume con una capacità limitata di ponti e strade. La Russia ha dimostrato di essere in grado di sostenere quest’onere (mantenendo le truppe rifornite per tutta l’offensiva estiva), ma la questione diventa: 1) a quale scopo, e 2) per quanto tempo.

Idealmente, la testa di ponte diventerebbe il punto di lancio per un’azione offensiva contro Nikolayev, ma il lancio di un’offensiva richiederebbe il rafforzamento del raggruppamento di forze a Kherson, il che aumenta di conseguenza l’onere logistico della proiezione delle forze attraverso il fiume. Con un fronte molto lungo da gestire Kherson è chiaramente uno degli assi più impegnativi dal punto di vista logistico. Ritengo che Surovikin abbia preso il comando e abbia deciso quasi subito di non voler aumentare l’onere del sostegno cercando di spingere su Nikolayev.

Pertanto, se non si vuole lanciare un’offensiva da Kherson, la domanda diventa: perché mantenere la posizione? Dal punto di vista politico è importante difendere una capitale regionale, ma dal punto di vista militare la posizione diventa priva di significato se non s’intende passare all’offensiva a sud.

Siamo ancora più espliciti: a meno che non sia prevista un’offensiva verso Nikolayev, la testa di ponte di Kherson è militarmente controproducente.

Mantenendo la testa di ponte a Kherson, il fiume Dnepr diventa un moltiplicatore negativo di forze, aumentando il carico logistico e di sostegno, e minacciando sempre di lasciare le forze tagliate fuori se l’Ucraina riesce a distruggere i ponti o a far saltare la diga. Proiettare le forze attraverso il fiume diventa un fardello pesante senza alcun beneficio evidente. Ma ritirandosi sulla sponda orientale il fiume diventa un moltiplicatore di forze positivo, fungendo da barriera difensiva.

In senso operativo più ampio, Surovikin sembra rifiutare la battaglia a sud mentre si prepara a nord e nel Donbass. È chiaro che ha preso questa decisione poco dopo aver assunto il comando dell’operazione – l’ha accennato per settimane, e la velocità e la pulizia del ritiro suggeriscono che è stato ben pianificato, con molto anticipo. Il ritiro attraverso il fiume aumenta notevolmente l’efficacia di combattimento dell’esercito e diminuisce il carico logistico, liberando risorse per altri settori.

Questo rientra nel modello generale russo di fare scelte difficili sull’allocazione delle risorse, combattendo questa guerra con il semplice obiettivo di ottimizzare i rapporti di perdita e di costruire il perfetto tritacarne. A differenza dell’esercito tedesco nella Seconda Guerra Mondiale, l’esercito russo sembra essere libero da interferenze politiche per prendere decisioni militari razionali.

In questo senso il ritiro da Kherson può essere visto come una sorta di anti-Stalingrado. Invece dell’interferenza politica che ostacola l’esercito, abbiamo i militari liberi di fare scelte operative anche a costo di mettere in imbarazzo le figure politiche. E questo, in definitiva, è il modo più intelligente – anche se otticamente umiliante – di combattere una guerra..

https://sakeritalia.it/ucraina/la-difficile-scelta-di-surovikin/

In corso sul serio boom, di Fred Reed per il blog Saker

Giusto per avere una idea di quello che potrebbe attenderci con i giochini in corso_Giuseppe Germinario

In corso sul serio boom

di Fred Reed per il blog Saker

Una piacevole eccitazione si diffonde attraverso la solita noia di Washington, e le curiosità dei residenti godono di squisiti brividi, sulla possibilità di una guerra nucleare sull’Ucraina. Qualche funzionario dell’UE, o forse era la mediocrità alla Casa Bianca con il problema della truculenza, ma comunque uno dei geni che governano le sorti del pianeta ha detto che se la Russia avesse usato le armi nucleari, l’esercito russo sarebbe stato distrutto, grrr, bowwow, trama. Esattamente come sarebbe stato distrutto, chi dice non ha detto. Ad ogni modo, le minacce e le controminacce ruotano attorno all’idea che potrebbe verificarsi una guerra nucleare tra Russia e Occidente. Forse, con le armi nucleari tattiche in Ucraina, di cui nessuno si frega della regione inferiore di un topo. Il mondo è pieno di dannati sciocchi.

Ma:

Lo stato maggiore sia della Russia che della Cina sono, qualunque altra cosa tu possa pensare di loro, sani di mente. Conoscono le enormi forze nucleari americane. Non lanceranno una guerra atomica. Non si può fare affidamento su un comportamento sano con gli avvocati di second’ordine di Washington, ma i generali del Pentagono non sono pazzi. A loro piacciono le guerre per hobby e i grandi budget, ma se Biden ordinasse un attacco nucleare, probabilmente si ricorderebbero improvvisamente che il Congresso deve dichiarare guerra e, visto che i loro schermi radar erano privi di missili in arrivo, e direbbero: “Mr. Presidente, non siamo autorizzati a farlo”. E consigliare un comitato.

come sarebbe una guerra del genere? Immaginiamo.

L’America è fragile. Non ce ne accorgiamo perché funziona senza intoppi e perché quando si verifica una catastrofe locale – terremoto, uragano, tornado – il resto del paese interviene per rimediare alle cose. Il paese può gestire catastrofi normali e regionali. Ma la guerra nucleare non è né normale né regionale. Pochissime testate servirebbero a distruggere gli Stati Uniti oltre il recupero per decenni. Questo dovrebbe essere chiaro a chiunque ci pensi davvero.

La difesa è impossibile. Le difese missilistiche non hanno senso se non come incanalamenti di denaro nell’industria delle armi. Questo non è il posto dove andare in esche, ipersonici, Poseidon, manovrare veicoli plananti, stazionamento in bastioni, MIRV, semplicemente noiosi vecchi missili da crociera e così via. Le città costiere sono bersagli particolarmente facili, essendo vulnerabili ai missili a sfioramento lanciati dai sottomarini. Washington, New York, Boston, San Diego, Los Angeles, San Francisco, Seattle per cominciare, tutto finito.

Un paese moderno è un sistema di sistemi, interdipendenti e interconnessi: acqua, elettricità, produzione, energia, telecomunicazioni, trasporti, gasdotti e complesse catene di approvvigionamento. Questi sono interconnessi, interdipendenti e si basano su un gran numero di persone addestrate che si presentano al lavoro. Le moderne testate non sono i cannoni a scoppio di Hiroshima. Parlare di riparazioni subito dopo il bombardamento nucleare di una conurbazione è sciocco perché la città avrebbe molte centinaia di migliaia di morti, abitazioni distrutte, incendi massicci, persone orrendamente bruciate senza speranza di cure mediche e, in generale, la popolazione troppo concentrata su rimanere in vita a preoccuparsi di astrazioni come le catene di approvvigionamento.

L’eliminazione dei trasporti potrebbe causare più morti delle bombe. Le città, le periferie e le città non possono sfamarsi. Fanno affidamento su un afflusso costante e pesante di cibo coltivato in regioni remote. Questo cibo viene spedito su rotaia o camion ai centri di distribuzione, come ad esempio Chicago, da dove viene trasbordato in città come New York. Il pesante megatonnellaggio su Chicago interromperebbe le linee ferroviarie e le aziende di autotrasporti. Treni e camion hanno bisogno di benzina e diesel che provengono da qualche parte, presumibilmente negli oleodotti. Questi, rotti dall’esplosione, bruciando furiosamente, avrebbero richiesto tempo per essere riparati. Il tempo è ciò che le città non avrebbero.

Cosa accadrebbe, diciamo, a New York City anche se, improbabile, non fosse bombardata? Qui ignoreremo la probabilità di un panico puro e ribollente e il conseguente caos nell’apprendere che gran parte del paese è stato raso al suolo. Nei primi giorni ci sarebbe stato il panico degli acquisti con lo svuotamento degli scaffali dei supermercati. La fame sarebbe presto diventata seria. Entro il quarto giorno, le persone si davano la caccia a vicenda con i coltelli per procurarsi il cibo. Entro la fine della seconda settimana, le persone si sarebbero mangiate a vicenda. Letteralmente. Questo accade nelle carestie.

La maggior parte delle cose in America dipendono dall’elettricità. Questo deriva da impianti di generazione che bruciano materiale, di solito gas naturale o carbone. Questi arrivano su treni, che non sarebbero in funzione, o su camion, che probabilmente non sarebbero in funzione. Dipendono da giacimenti petroliferi, raffinerie e oleodotti che difficilmente funzioneranno. Tutto quanto sopra dipende dal fatto che i dipendenti continuino ad andare al lavoro invece di cercare di salvare le loro famiglie. Quindi, niente elettricità a New York, che va al buio.

Ciò significa niente telefoni, niente internet, niente illuminazione e niente ascensori. Come funzionerebbe in una città di grattacieli? La maggior parte delle persone sarebbe quasi in isolamento in una città senza luce. Enormi ingorghi si sarebbero formati quando le persone con le auto cercavano di andarsene – di andare dove? – finché durava la benzina nel serbatoio.

Da dove viene l’acqua a New York? Non lo so, ma non scorre spontaneamente al trentesimo piano. Ha bisogno di essere pompato, il che implica l’elettricità, da ovunque provenga a ovunque debba andare. Niente elettricità, niente pompa. Niente pompa, niente acqua. E nessuno sciacquone dei servizi igienici. L’acqua del fiume poteva essere bevuta, ovviamente. Pensa alla folla.

Con ogni probabilità, la società civile crollerebbe entro la fine del quarto giorno. Le etnie più virili sarebbero uscite dai ghetti con pistole e mazze da sfamare. La polizia sarebbe scomparsa o si sarebbe presa cura delle loro famiglie o avrebbe saccheggiato se stessa. La civiltà è una patina sottile. Le strade e le metropolitane non sono sicure nemmeno senza una guerra nucleare. La maggioranza sarebbe disarmata e incapace di difendersi. Le persone che non avevano mai toccato una pistola avrebbero improvvisamente capito l’appello. Se pensi che ciò non accadrà, dai il mio meglio a Trilli.

Quindi non sarebbe necessario bombardare una città per distruggerla, ma isolarla dagli snodi dei trasporti per un paio di settimane. Un aggressore ovviamente distruggerebbe molte città oltre alle infrastrutture necessarie. Coloro che pianificano guerre nucleari possono essere psicopatici, o semplicemente dei secchioni insulari che armeggiano con astrazioni incruenti, ma non sono sciocchi. Hanno calcolato attentamente come danneggiare seriamente un paese bersaglio. In non più di un paio di mesi, forse duecento milioni di persone sarebbero morte di fame. Pensi che sia fantastico? Dimmi perché è fantastico.

Tra parentesi, quando camminavo sull’E-ring al Pentagono, leggevo manuali su come continuare a combattere i soldati dopo che avevano ricevuto dosi letali di radiazioni. Non muoiono immediatamente e, a seconda del dosaggio, potrebbero essere somministrati stimolanti per tenerli in piedi, o almeno così dicevano i manuali. Questi manuali discutevano anche se a questi morti viventi dovesse essere detto che stavano per morire. Gli autori hanno usato la frase evocativa “alterazione del terreno” per descrivere paesaggi con tutti gli alberi sdraiati su un lato, e tutti abbiamo sentito parlare di “eccessivo”. Dopo una guerra nucleare, milioni di persone sarebbero lentamente morte a causa delle radiazioni – documentati su Nagasaki e Hiroshima – e i cadaveri bruciati marcirebbero per le strade, troppo numerosi per essere sepolti dai sopravvissuti con altre cose in mente.

Come verranno piantati i raccolti della prossima stagione? Risposta: non lo sarebbero. Da dove verrebbe il fertilizzante? Ricambi per trattori, camion, mietitrebbie? Per realizzarli sono necessarie fabbriche funzionanti che richiedono elettricità, materie prime e lavoratori. Se l’attaccante scegliesse di colpire i terreni agricoli con bombe al cobalto sporche di radiazioni, queste regioni sarebbero letali per anni. I pianificatori nucleari pensano a queste cose.

Tra gli “intellettuali della difesa”, c’è, o c’era quando ho trattato queste cose, discorsi folli di come l’America potrebbe “assorbire” un primo attacco russo e avere abbastanza missili in riserva per distruggere la Russia. Queste persone dovrebbero essere rinchiuse in scatole sigillate e tenute in miniere di carbone abbandonate.

Nota anche che Biden, Blinken e Bolton, bibbety bobbety boo, e le loro famiglie, vivono a Washington, l’obiettivo prioritario. Mentre i topi sono a bordo della nave, non la affonderanno. Se vengono scoperti mentre salgono a bordo di un Greyhound da Washington alle tre del mattino, vestiti da lavandaie, sarà il momento di preoccuparsi.

https://thesaker.is/on-going-seriously-boom/?fbclid=IwAR0_H-l56OHjj9TyzxsHutOx2eZRq37iZmdnSPvMhNYX2KVND5Po0KpyJUw

Le ultime notizie sull’Ucraina da Jacques Baud

Thomas Kaiser (TK): Nelle ultime due settimane, la narrazione dei media mainstream è leggermente cambiata. Si sente parlare sempre meno direttamente della guerra, non si parla più delle alte perdite dei russi e dei successi militari degli ucraini. Che cosa è cambiato?

Jacques Baud (JB): In realtà non è cambiato nulla. Si tratta di un cambiamento di percezione. È noto da diverse settimane che la situazione dell’Ucraina e delle sue forze armate è catastrofica. Le perdite umane e materiali del paese sono molto elevate. Inizialmente, l’Ucraina e i nostri media hanno minimizzato queste perdite per sviluppare una narrazione su una sconfitta russa e una vittoria ucraina. Oggi, la realtà sul campo di battaglia costringe l’Ucraina a riconoscere queste perdite. Allo stesso tempo, Zelensky ha capito che queste perdite potevano essere usate come argomento per fare pressione sull’Occidente per ottenere ulteriori aiuti.

TK: D’altra parte, il problema è sempre quello della consegna delle armi richieste. Chi dovrebbe far funzionare le armi quando la maggior parte dell’esercito è accerchiata nel Donbass?

JB: Prima di tutto, è importante capire che le consegne di armi occidentali pongono diversi problemi. In primo luogo, nemmeno le agenzie d’intelligence statunitensi sanno se e dove finiranno le armi consegnate. Il capo dell’Interpol avverte che alcune di queste armi potrebbero finire nelle mani di organizzazioni criminali. Già alcuni missili anticarro Javelin sono stati offerti sulla Darknet per 30.000 dollari. A quanto pare, queste armi sono rivendute non appena arrivano a Kiev. In secondo luogo, le armi sono spesso distribuite in base all’ordine di arrivo e non sempre raggiungono coloro che ne hanno più bisogno sul campo. Infine, spesso finiscono nelle mani della coalizione russa.

TK: Come possiamo dirlo?

JB: Attualmente, le milizie della Repubblica di Donetsk sono equipaggiate con missili Javelin, che provengono dalle scorte ucraine catturate dall’esercito russo. Ricordiamo che gli elicotteri ucraini che erano andati ad esfiltrare i combattenti da Azovstal sono stati abbattuti con missili Stinger forniti dagli Stati Uniti. Inoltre, le armi fornite dall’Occidente costituiscono solo una frazione di quelle distrutte dai russi. Per esempio, la Gran Bretagna e la Germania stanno inviando all’Ucraina tre lanciarazzi multipli M270 ciascuno, ma all’inizio della guerra l’Ucraina aveva diverse centinaia di sistemi equivalenti. In altre parole, queste armi non cambieranno nulla, ma prolungheranno solo il conflitto e ritarderanno il tempo dei negoziati, come ha spiegato Davyd Arakhamia, capo negoziatore e stretto consigliere di Zelensky.

TK: È davvero incredibile. Si è sempre parlato d’ingenti perdite russe. Possono essere verificate e quali sono le perdite da parte ucraina?

JB: In realtà, il numero di soldati uccisi non è noto, né ai russi né agli ucraini. I numeri citati dai media occidentali sono quelli diffusi dalla propaganda ucraina. Tuttavia, all’inizio di giugno, il presidente Zelensky ha svelato il tasso di mortalità delle forze armate ucraine e ha parlato di 60-100 soldati uccisi al giorno. Una settimana dopo, Mykhailo Podoliak, consigliere di Zelensky, ha dichiarato che le forze armate ucraine perdevano dai 100 ai 200 uomini al giorno. Oggi, Arakhamia parla di 200-500 morti al giorno e di un totale di 1000 perdite (morti, feriti, catturati, disertori) il giorno. Non è chiaro se queste cifre siano corrette.

TK: Ci sono osservazioni in base alle quali si può avere un quadro realistico dei numeri?

JB: Gli esperti vicini all’intelligence ritengono che queste cifre siano molto al di sotto della realtà. D’altra parte, le cifre ucraine sono ancora più alte delle stime dell’esercito russo. Alcuni sostengono che le forze ucraine abbiano 60.000 morti e 50.000 dispersi. Tuttavia, questi numeri non sono al momento verificabili.

TK: Perché gli ucraini riportano solo ora cifre così alte di vittime?

JB: È molto probabile che gli ucraini stiano riportando cifre elevate per fare pressione sull’Occidente affinché aumenti le sue forniture di armi. Tuttavia, questo non spiega tutto. La questione fondamentale è il modo in cui la leadership ucraina conduce le sue operazioni. Invece di avere un approccio dinamico al campo di battaglia e di trarre vantaggio spostando le truppe, l’Ucraina – e Zelensky in particolare – ordina alle sue truppe di “alzarsi e combattere”. Una situazione non dissimile da quella della Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Questa è la principale differenza tra l’Ucraina e la Russia: in Ucraina le operazioni sono gestite dalla leadership politica, mentre in Russia sono gestite dallo Stato Maggiore. Questo spiega il fallimento dell’approccio ucraino. Anche i militari statunitensi sembrano aver individuato questo problema.

TK: In che modo?

JB: Secondo Arakhamia, i tentativi di guadagnare terreno contro l’esercito russo servono solo a garantire in seguito una migliore posizione di partenza per i negoziati con i russi. Si tratta di una guerra puramente politica, senza alcun riguardo per le vite dei soldati. Quest’approccio è sostenuto dai paesi occidentali e dalla nostra diplomazia. È molto preoccupante.

TK: All’inizio della guerra si sottolineava la volontà di resistenza degli ucraini. Non esiste più?

JB: Penso che i soldati ucraini stiano facendo il loro lavoro con coraggio. Combattono da posizioni rinforzate e dalle trincee che hanno scavato nel 2014 intorno al Donbass. Purtroppo, una volta di fronte all’artiglieria e a un nemico mobile, le loro possibilità di successo sono scarse. Sembra che lo Stato Maggiore ucraino volesse ritirare questi uomini in posizioni di combattimento più favorevoli, ma la leadership politica del paese si è rifiutata. In questo contesto, i nostri media e i politici hanno giocato un ruolo perverso perpetuando l’illusione di una vittoria ucraina e la promessa di forniture di armi su larga scala.

TK: Così facendo, hanno preso per il naso l’opinione pubblica, compresi gli ucraini.

JB: Sì. Oggi è chiaro che gli ucraini e l’Occidente si sono mentiti a vicenda solo per mettere nei guai la Russia. Gli ucraini sono ora costretti a inviare le loro unità territoriali mal equipaggiate e mal preparate dall’ovest del paese al Donbass. Questo crea malcontento e ci sono state numerose manifestazioni contro Zelensky nella parte occidentale del paese e a Kiev. A causa di ciò, Kiev ha dovuto emanare nuove leggi per mettere a tacere coloro che non sono d’accordo con il governo. La nostra diplomazia ha chiaramente contribuito attivamente alla morte di migliaia di militari ucraini. Tuttavia, oggi sembra che siano i militari occidentali a cercare di riportare alla ragione il modo in cui affrontiamo questo conflitto.

TK: Ma non ci sono movimenti di resistenza nei territori occupati dalla Russia?

JB: È interessante notare che non ci sono movimenti di resistenza popolare alla presenza russa. La narrazione occidentale di un’eroica resistenza popolare contro la Russia si basa essenzialmente sulle dichiarazioni dei nazionalisti della parte occidentale del paese. In realtà, le aree occupate dalla coalizione russa nella parte orientale e meridionale del paese sono abitate da russofoni. Gli ucraini non hanno mai considerato questa popolazione come ucraina, come dimostra la legge sui popoli indigeni dell’Ucraina, adottata all’inizio del luglio 2021. Dopo essere stata bombardata regolarmente dal 2014 dal proprio esercito, come a Donetsk, la popolazione russofona del sud del Paese non si oppone più di tanto alla presenza russa. Anzi, tende a vedere i russi come dei liberatori.

TK: Su questa base, possiamo già prevedere cosa intende fare la Russia in Ucraina?

JB: I russi sono molto discreti sulle loro intenzioni, in quanto adattano i loro obiettivi alla volontà degli ucraini di negoziare. Finché gli ucraini rifiuteranno di negoziare, i russi continueranno ad avanzare e a guadagnare territorio. A marzo erano pronti a negoziare sulla base delle proposte di Zelensky. Tuttavia, su pressione di Boris Johnson, Zelensky ha ritirato la sua offerta. Dopodiché, i russi hanno continuato a fare progressi.

TK: Che cosa significa ora?

JB: Non rimetteranno sul tavolo dei negoziati ciò che gli ucraini avrebbero potuto recuperare a marzo. A questo punto, è probabile che i russi si spingano ulteriormente verso Odessa per stabilire un collegamento con la Transnistria. Non è improbabile che si verifichi una “ri-creazione” della Novorussia nell’Ucraina meridionale. La conseguenza più importante delle azioni russe è che l’Ucraina perderà l’accesso al mare.

TK: Ultimamente i nostri media hanno riportato la notizia che la Russia è responsabile dell’aumento dei prezzi del grano e della conseguente carestia. Ha qualche informazione in merito?

JB: Le accuse contro la Russia fanno parte della narrativa occidentale per isolare la Russia dal resto del mondo e per assolvere l’Occidente dai propri errori. Innanzitutto, l’aumento globale dei prezzi dei cereali non è direttamente dovuto alla guerra, ma è il risultato delle misure adottate per affrontare il CoViD-19 e delle condizioni create dalle sanzioni occidentali, cercando deliberatamente di drammatizzare la situazione. Lo stesso fenomeno si può osservare nei prezzi del petrolio.

L’attuale aumento dei prezzi dei cereali è il risultato di diversi fattori. In primo luogo, le restrizioni ai pagamenti che inducono gli acquirenti a temere le sanzioni statunitensi nei loro confronti. In secondo luogo, le spedizioni sono diventate troppo costose perché il mercato del petrolio si è ridotto a causa delle sanzioni occidentali. In terzo luogo, le sanzioni occidentali impediscono ai fertilizzanti di entrare nel mercato; questi prodotti non sono soggetti a sanzioni, ma ci sono state restrizioni sui mezzi di pagamento che hanno indotto gli acquirenti a temerli.

TK: Tuttavia, si accusa l’Ucraina di non poter fornire grano a causa dei russi. È davvero così?

JB: No, non è vero, per due motivi principali. Il primo è che i nostri media, ovviamente, non riportano che i porti del Mar Nero sono stati minati dall’Ucraina perché temeva un attacco dal Mar Nero. A causa delle tempeste, molte di queste mine si sono staccate e si muovono liberamente. Sono diventate un pericolo per la navigazione marittima. La Marina turca ha dovuto disinnescarne alcune che avevano raggiunto il Bosforo.

La seconda ragione è che la Russia non blocca i porti ucraini. Al contrario, permette ai convogli navali di rifornire i porti ucraini; garantisce persino corridoi marittimi le cui coordinate sono trasmesse a intervalli regolari sulle frequenze radio marittime internazionali. Il problema è che questi corridoi non vengono utilizzati a causa delle mine ucraine. Per inciso, Davyd Arakhamia ha chiarito che l’Ucraina non ha alcuna intenzione di rimuovere le sue mine dal Mar Nero. È diventato un po’ di moda incolpare Putin per le decisioni dell’Occidente che non sono state pensate a fondo e non sono inserite in una strategia coerente.

TK: Questo ha effettivamente creato una carenza nel mercato? O si tratta di un processo artificiale per far salire i prezzi?

JB: Non sono un esperto di commercio di cereali. Ma da un lato l’Ucraina non è riuscita a vendere il suo raccolto di grano del 2021 prima dell’offensiva russa, dall’altro la Russia sembra aspettarsi un raccolto eccezionale per il 2022. Di conseguenza, non sembra che ci sia una carenza di grano. Il problema è che il grano non riesce a raggiungere il mercato. Ciò è dovuto principalmente alle sanzioni occidentali contro la Russia e la Bielorussia. Naturalmente, questa situazione ha suscitato l’interesse degli speculatori, ma non sono in grado di valutare quest’aspetto.

TK: La Polonia ha ripetutamente mostrato di essere piuttosto preoccupata che un attacco russo sul suo territorio possa avvenire presto. Quanto è realistico questo scenario?

JB: La Polonia ha ripetutamente gettato benzina sul fuoco di questo conflitto. Sogna di realizzare il vecchio progetto dell’Intermarium, voluto dal maresciallo Pilsudski negli anni Trenta, che avrebbe unito i paesi tra il Mar Baltico e il Mar Nero. Questo ricorda la nostalgia del Regno di Polonia del XVII secolo. La Polonia sogna un conflitto aperto con la Russia perché crede, come l’Ucraina, che con l’aiuto della NATO potrebbe sferrare il colpo finale per sconfiggere la Russia una volta per tutte, in modo da realizzare questo vecchio sogno. Questo dimostra, tra l’altro, che l’interesse della Polonia per l’Europa è solo superficiale.

TK: Perché i paesi europei non si accorgono del gioco sporco che si sta facendo?

JB: L’obiettivo dei paesi occidentali (tra cui ovviamente la Svizzera) è quello di destabilizzare il governo russo in un modo o nell’altro. Per questi paesi, il fine giustifica i mezzi. Pertanto, non abbiamo alcuna remora ad attaccare la popolazione russa (anche nei nostri paesi) e a sacrificare quella ucraina. Come ha detto Andrés Manuel López Obrador, presidente del Messico, a proposito della politica della NATO nei confronti dell’Ucraina: “Noi forniamo le armi, voi fornite i cadaveri! Questo è immorale”.

TK: Signor Baud, grazie mille per questa intervista.

*****

 Intervista di Thomas Kaiser a Jacques Baud pubblicata su The Postil Magazine il 1° luglio 2022
Traduzione in italiano di Confab per SakerItalia

http://sakeritalia.it/ucraina/le-ultime-notizie-sullucraina-da-jacques-baud/?fbclid=IwAR3WptXsdYrrmXMQt91WCvdOEjt03LuvbFDddT_xsZw3jRab-vfL4IJMCGc

L’intervento militare russo in Ucraina – una vista dall’alto_The Saker

L’intervento militare russo in Ucraina – una vista dall’alto

L’intervento militare russo in Ucraina – una vista dall’alto

Oggi, al posto del commento sugli ultimi sviluppi sul terreno, voglio fare un passo indietro e rivedere pochi, ma credo assolutamente fondamentali, aspetti dell’operazione militare russa non solo in Donbass ma nell’intera Ucraina. Iniziamo da qui:

Quali erano gli scopi generalmente attesi dell’operazione?

Va beh, c’è UN SACCO di sciocchezze scritte su questo, perciò ho bisogno di chiarire qualche punto fondamentale.

Per prima cosa, NESSUNO aveva ALCUNA idea del piano reale fino a quando tale piano non è stato deciso. Permettetemi di chiarire cosa intendo. Putin, il Cremlino o lo Stato Maggiore non avevano “un piano”, non è così che funziona. In particolare, lo Stato Maggiore russo ha il compito di preparare piani per quasi QUALSIASI evenienza. Allora, immaginiamo che, nel caso dell’Ucraina, avessero la scelta fra 12 piani possibili. Quello che poi è successo è che, dopo essere stato informato completamente sulla situazione, Putin, in qualità di comandante in capo, avrebbe selezionato uno di questi piani e dato l’ordine di eseguirlo. A quel punto, un certo numero di messaggi codificati, vengono spediti alle varie sub-unità, unità e formazioni con l’ordine di aprire uno specifico insieme di istruzioni. Queste istruzioni danno i primi ordini per tutte le sub-unità, unità e formazioni coinvolte.

Che si aspettava la gran parte degli analisti? Alcune opzioni erano:

  • La Russia avrebbe aspettato l’attacco dell’Ucraina contro le LDNR, e poi le avrebbe assistite in modi che variavano dall’assistenza indiretta, a quella negabile plausibilmente, al sostegno di un intervento nelle LDNR a vasto raggio.
  • Le opinioni erano divise su quanto lontano si sarebbero spinti i russi. Personalmente, credevo che probabilmente avrebbero liberato la regione di Donetsk e Lugansk, liberato Mariupol e poi si sarebbero trincerati. Mi sono sbagliato di molto, per usare un eufemismo.

Quella operazione per “liberare le LDNR dai continui attacchi” non è mai avvenuta. Putin non ha mai dato quell’ordine. Questo è assolutamente cruciale da capire.

==>Ancora, quell’ordine non è mai arrivato.<==

Le UNPA in Croazia, adesso “libere dai serbi”, grazie alla NATO

Invece, parole sue, Putin è arrivato alla conclusione che se le LDNR (eventualmente assistite dalla Russia) si fossero mosse fino ai confini amministrativi, si sarebbe aperto un lungo fronte in cui l’assistenza occidentale sarebbe afflita in massa. Lui sapeva anche che le forze ucraine in Donbass erano molto concentrate, pesantemente armate e “motivate”, se necessario, da molti gruppi di nazisti. In effetti, circa il 60-75% di tutte le forze ucraine erano appostate [in inglese] per un attacco lampo sullo stile della “Operazione Tempesta” eseguita dalla NATO contro i civili serbi delle aree protette dall’ONU (le UNPA) in Croazia. Secondo almeno un analista ben informato, l’operazione era pianificata per il 25 febbraio. Se ciò è vero, vuol dire che la Russia ha anticipato l’attacco ucraino.

Ma questo non è cruciale, ciò che importa è l’ordine effettivamente dato da Putin alle forze armate russe. Che NON era “sostenete le LDNR e respingete le linee ucraine”. L’ordine dato da Putin era completamente diverso:

  • Disarmate l’Ucraina
  • Denazificate l’Ucraina

La prima cosa da capire è che un’operazione per sbloccare le LDNR sarebbe avvenuta principalmente a livello tattico, eventualmente col successivo sviluppo a livello operativo (come una chiusura delle forze ucraine nel calderone del Donbass). Ma entrambi gli ordini parlano di “Ucraina” e non di “Donbass”.

Ciò vuol dire che, per definizione, l’ordine che ha dato Putin era di un’operazione a livello strategico, che copriva l’intero territorio dell’Ucraina.

In altre parole, in tutte le opinioni, di esperti o no, date sull’argomento si pensava che ci sarebbe stato un intervento russo tattico-operativo nel Donbass, e quelle opinioni erano totalmente sbagliate (compresa davvero la mia!), per lo meno sbagliato nell’ambito delle operazioni che hanno assunto.

Ok, e per quanto riguarda le tempistiche previste?

Diamo un’occhiata a ciò su cui la maggior parte degli osservatori concorda: alla Russia ci vorranno circa 24 ore per ridurre le Forze Armate Ucraine in piccole, isolate unità e sub-unità che non sarebbero state più capaci di coordinare gli attacchi e i movimenti delle truppe. Beh, NONOSTANTE la gran parte degli analisti si aspettasse un attacco da tattico a operativo per sbloccare le LDNR, questa parte della “operazione speciale” è stata di successo e raggiunta in tempo.

Perché?

Perché l’attacco iniziale da lunga distanza era una caratteristica comune ad entrambi i piani! In ogni caso, la PRIMA cosa che la Russia doveva fare era di rompere le Forze Armate Ucraine in vari e separati “pezzi”. Ancora, ENTRAMBI i piani lo assumevano, perciò non è una sorpresa che è proprio quello che è avvenuto.

Tuttavia,

mentre un piano il cui scopo fosse solo quello di sbloccare le LDNR si potrebbe riassumere crudelmente con “ammazza quanti più ucronazisti che puoi, più veloce che puoi”, questa NON era un’opzione per il piano di livello strategico scelto da Putin. Per molte ragioni:

  • I russi non odiano gli ucraini, e li vedono come fratelli (le forze delle LDNR un po’ meno)
  • Focalizzarsi sulla distruzione delle forze ucraine in Donbass avrebbe lasciato aperte le loro linee di rifornimento
  • Focalizzarsi sulla distruzione delle forze ucraine in Donbass avrebbe lasciato incontrastato molto dello spazio aereo ucraino, rallentando così le operazioni russe aeree e contraeree.
  • Mentre è abbastanza chiaro che la Russia vuole il maggior numero possibile di nazisti morti, ci sono tre cose che i tizi del Cremlino NON volevano, e a ragione:
    1. Stare in Ucraina per sempre (o per un lungo periodo)
    2. Dover sorvegliare questo grande paese e ripristinare la legge e l’ordine ovunque
    3. Ripagare tutte le distruzioni

Per questa ragione, i russi hanno fatto il massimo uso della loro superiorità aerea e mobilità, ma non hanno assaltato tutte le città o fortificazioni ucraine.

Non ho alcun dubbio che i nazisti e i loro capi negli Stati Uniti d’America avevano previsto correttamente che l’operazione russa per smembrare i disorganizzare le unità ucraine avrebbe interessato l’intera Ucraina, inclusi i profondi attacchi a lungo raggio nelle retrovie ucraine.

Quello che penso si siano persi è che i russi hanno ottenuto la sorpresa strategica ottenuta lanciando immediatamente un assalto strategico su vasta scala. Ora rivediamo la sequenza temporale:

  1. Smembrare e disorganizzare le forze militari ucraine: raggiunto nelle 24 ore stimate.
  2. Chiusura del calderone operativo dietro le forze ucraine in Donbass: raggiunto in 2 settimane (in realtà, ed è ancora meglio, i russi stanno tagliando le forze ucraine in Donbass in due calderoni più piccoli, guardate la mappa sotto (ci sono DUE cerchi blu, non ce n’è più solo uno!)
  3. Nelle stesse due settimane, la Russia ha liberato l’intera costa del Mar d’Azov e molta della costa del Mar Nero, che ora è o sotto il controllo diretto dei russi o sotto il blocco diretto della Flotta del Mar Nero.
  4. Sempre nelle stesse due settimane, la Russia ha praticamente circondato Kiev. Questa mappa ci mostra la situazione odierna intorno alla città. Mentre la situazione nella parte sud è ancora instabile, sono ancora in corso i combattimenti, questo è certo: per fuggire dalla città sono rimaste solo le piccole strade secondarie e il terreno aperto. Come dovunque, i russi hanno offerto corridoi umanitari e promesso salvezza e buon trattamento a tutti i prigionieri di guerra ucraini (nazisti esclusi, e anche i mercenari stranieri, questi saranno interrogati e fucilati). Ma senza risultato, la delegazione nazista non può accordarsi su niente perché i loro capi a Washington dicono loro di combattere fino all’ultimo ucraino (gli anglosassoni, i polacchi e compagnia bella, annunciano la sconfitta russa ogni giorno e dovunque, ma per qualche incomprensibile ragione sono tutti nascosti al sicuro a Lvov o perfino a Varsavia. Chi l’avrebbe detto!).

E, ancora, tutto questo è stato raggiunto in DUE SETTIMANE e SENZA la superiorità numerica!

E allora, io chiedo a quelli che cercano ancora di convincere il mondo che il piano russo è fallito e che le indomabili forze  ucronaziste stanno per circondare il Cremlino:

  • Se non avete nessuna idea sulla guerra moderna, perché esprimete opinioni basate su nient’altro che la francamente sciocca propaganda psicologica statunitense, se vi manca il tipo di istruzione necessario per parlare di queste materie?
  • Se avete qualche comprensione minima sulla guerra moderna, mi nominate per favore un’operazione recente in cui una fascia così grossa di terra è stata conquistata così velocemente e da una così piccola forza?

[Nota a latere: oh, lo so. Recentemente abbiamo visto tutti come il pianeta intero sia popolato di microbiologhi, virologhi ed epidemiologhi competenti, allora perché non accettare semplicemente anche che oltre a microbiologhi, virologhi e epidemiologhi competenti, ci sono anche tattici, comandanti militari e strateghi competenti? Dopotutto, ciò di cui aver bisogno per qualificarsi è:1) essere ignari della propria ignoranza, 2) avere il desiderio di predicare 3) possedere una tastiera e un computer. Nell’Impero delle Bugie, la vera competenza è totalmente inutile. C’è una parola in spagnolo e in russo che affiora alla mente e suggerisce un forte desiderio di mangiare lo sterco. Mi accontenterò di “coprofago” e la finisco qui]

Bene, ma i russi non hanno anche loro sconfitte, fallimenti, casini, o altre figuracce?

Ce l’hanno ECCOME.

Mi sono appena imbattuto in questo [in inglese] e sono completamente sconvolto. Il Cremlino dice “assolutamente niente coscritti” fino a ieri e, voilà, non solo coscritti, ma addirittura morti! BRAVO CREMLINO, BELLA PROPAGANDA, BEN FATTO!

In termini di sconfitte effettive, no, mi dispiace. Ci sono stati diversi contrattacchi ucraini, ma sono stati di portata limitata e anche quando, ad esempio, hanno distrutto un posto di blocco russo, è stato rapidamente ripristinato e gli ucraini colpevoli sono scappati per salvarsi la vita sotto il fuoco di controbatteria.

Ragazzi, siamo seri.

Se ci sono, all’incirca, 150.000 russi e altri 150.000 ucraini che si combattono, ci sarà sangue da entrambe le parti. Chiedete a qualsiasi militare e lui/lei ti dirà che se oltre 300.000 soldati completamente armati si combattono tra loro, non avrai centinaia, ma molte MIGLIAIA di morti da entrambe le parti, oltre a molti civili. In effetti, i pianificatori delle forze armate e gli analisti militari hanno persino formule per calcolare tutto: numero di scontri, armamenti, tempistica, eccetera e, ovviamente, vittime previste.

Quindi il titolo “centinaia di soldati russi morti” potrebbe fare miracoli per il morale nell’Impero delle Bugie e nel Banderastan, e potrebbe persino spaventare molte persone in Russia, ma non avrà esattamente alcun effetto su come viene eseguita l’operazione dallo Stato Maggiore russo.

Ragazzi, lo Stato Maggiore russo ha pianificato molte di queste operazioni per mesi, forse anche anni. E in ogni piano, avevano le voci “perdite stimate”. Ecco perché Putin, il suo governo e anche i generali russi hanno cercato di fare tutto il possibile per guadagnare tempo e sperare in qualche altra soluzione.

Ma l’Impero delle Bugie non ha dato altra opzione. Né ai russi né agli ucraini.

In un certo senso, entrambe le parti stanno combattendo per la loro stessa esistenza.

Gli ucraini non sono anglosassoni, e molti di loro hanno acquisito esperienza di combattimento durante gli otto anni di guerra. Aggiungete a questo l’operazione psicologica più potente della storia e otterrete MOLTI ucraini che combattono davvero duramente, il tutto per motivi diversi tra cui:

  • Essere un vero nazista che odia la Russia (non avranno alcuna speranza di pietà)
  • Essere un mercenario (non avranno alcuna speranza di pietà)
  • Aver prestato giuramento al suo paese e alle forze armate
  • Profondo risentimento per la Russia per molte, molte ragioni
  • Protezione della tua unità e dei tuoi compagni
  • Incolpare la Russia per aver attaccato per prima e così duramente
  • Credere sinceramente che la Russia voglia occupare l’Ucraina e ricreare l’Unione Sovietica
  • Eccetera, eccetera

Quanto è, in pratica, “molti”? Non lo so. Ma direi “abbastanza per costringere i russi a smettere di aspettarsi di essere accolti ovunque come liberatori”. In alcune località, questo è vero. Ma in molte altre no.

Nonostante i molti avvertimenti di molti russi, compreso il sottoscritto e Andrei Martyanov, in Ucraina si è verificata una etnogenesiLa vecchia, storica, Ucraina (che esisteva come una regione prospera fino al 1917) è scomparsa, così come le generazioni di ucraini che consideravano loro stessi “russi centrali” (la parola “piccolo” come in “piccolo russo”, significa “centrale”, come in “Grecia centrale”) e i “russi sparsi” intesi come “non al centro”) come fratelli e liberatori. Quella vecchia Ucraina se n’è andata per sempre.

Quello che abbiamo invece è uno strano e orribile Banderastan in cui i nazisti sono numericamente una minoranza, ma gestiscono tutto, per gentile concessione dell’Impero delle Bugie, ovviamente. Quanto è orrendo tutto ciò?

Un esempio: Odessa.

Se l’Odessa del 2022 fosse stata abitata dal tipo di persone che vivevano lì prima del 1917 o anche prima del 1991, a questo punto ci sarebbe stata una rivolta, specialmente con la Flotta del Mar Nero in vista dalla città. Ma dopo il massacro di decine di persone di lingua russa a Odessa il 2 maggio 2014 (sparati, bruciati a morte, picchiati a morte, torturati, eccetera) e la successiva cancellazione totale di questo massacro da parte delle autorità naziste, qualcosa deve essere scattato nella mente di molti residenti, che hanno chiaramente rinunciato alla speranza, e aspettare otto anni sotto il dominio nazista è un inferno che non auguro a nessuno. Perciò non li condanno. Hanno pagato un prezzo enorme di sangue.

Ma il fatto è che, a oggi, non ci sono state rivolte a Odessa.

E non è che i russi siano universalmente accolti come liberatori. Sì, ci sono state alcune scene toccanti di famiglie riunite a Mariupol, ma non osservo esattamente grandi folle di civili ucraini che accolgono i russi con fiori, pane e sale.

In realtà non credo che Putin o lo Stato Maggiore abbiano interpretato male la situazione. In effetti, io spiego l’evidente riluttanza di Putin ad intervenire apertamente proprio perché sapeva che liberare “solo” le LDNR non era più un’opzione, e che l’intera Ucraina DOVEVA, assolutamente DOVEVA essere denazificata.

Putin e lo Stato Maggiore Generale non lo volevano, speravano che in qualche modo il popolo ucraino si sarebbe messo a “pulire casa” da solo.

Questo non è successo e non penso che accadrà presto (soprattutto con un certo grado di sincerità).

Conclusione: l’operazione psicologica russa in Ucraina è fallita miseramente

E non solo in Ucraina.

Le operazioni psicologiche russe sono fallite complessivamente. Qui ve ne sono alcuni esempi:

  • La Russia non era pronta per gli attacchi informatici occidentali, inclusi i server del governo. Questo è un fatto.
  • Le operazioni psicologiche russe sono state surclassate e obliterate dalla più grande ed efficace operazione psicologica della storia.
  • Le pubbliche relazioni russe hanno fallito perfino INTERNAMENTE, specialmente durante la prima settimana, quando un sacco di russi credevano veramente che sarebbero rimasti presto senza soldi, senza cibo e, fondamentalmente, senza niente. Il Cremlino si è affannato a rimediare mandando una tonnellata di esperti ai talk show e facendo riportare le notizie dal fronte da corrispondenti di guerra molto conosciuti. Ha aiutato. Le stime del sostegno per la operazione militare speciale sono aumentate lentamente e circa il 70% dei russi sostengono Putin e la sua operazione. Ma, in verità, qui il credito è dovuto per la maggior parte alle sciocchezze veramente imbecilli vomitate dalla quinta colonna russa e dagli integrazionisti atlantici al potere. Essi hanno perso la guerra politica interna, ma il Cremlino ha contribuito ben poco al successo.
  • I russi hanno fallito completamente nello spiegare cosa rende questa operazione così “speciale”, non ce l’hanno fatta dentro la Russia, nella Zona A e perfino nella Zona B!

Quindi adesso devo farlo io 🙁

D’accordo, cominciamo da cosa questa operazione speciale non è:

  • Una ripetizione della Seconda o della Prima Guerra Mondiale
  • Una ripetizione di una o entrambe le guerre in Cecenia
  • Una ripetizione dell’intervento militare russo in Siria
  • Una ripetizione della guerra in Corea, nel Vietnam, in Afganistan o qualsiasi altra guerra a cui potete pensare
  • Un attacco totale russo
  • La Terza Guerra Mondiale (almeno finora, ma potrebbe cambiare!).

Andrei Martyanov ha coniato un’espressione molto azzeccata: “operazione di polizia ad armi combinate”.

Armi combinate indica essenzialmente la guerra al livello di formazioni.

Operazione di polizia indica proprio quello, l’arresto/distruzione dei criminali.

Quindi una “operazione di polizia ad armi combinate” è, strettamente, un nonsense, ed è per questo che gli specialisti militari russi non la usano. Ma è ancora l’espressione che mi piace di più, perché rivela sia il pieno scopo che il pieno dilemma degli strateghi russi.

Come lanci un attacco ad armi combinate SOLTANTO contro i criminali risparmiando vite innocenti?

La verità è che non puoi.

Perciò qui c’è quello che hanno deciso apparentemente i russi:

  • Iniziare con un assalto tattico contro le forze ucraine in Donbass
  • Aggirare tutte le fortificazioni ucraine e le città non disposte ad arrendersi
  • Sviluppare l’attacco tattico in un attacco operativo accerchiando l’INTERA forza ucraina in Donbass
  • Muoversi lungo la costa per liberare Mariupol (tatticamente), poi continuare più verso ovest (sviluppo operativo)
  • Ripulire i cieli ucraini e raggiungere velocemente la supremazia aerea, riducendo alla grande la possibilità di fuggire ai nazisti, e di tenere le linee di rifornimento aperte agli ucraini
  • Una volta ripuliti i cieli (non tanto dagli aeromobili ucraini quanto dalla loro difesa aerea), ingaggiare in pieno l’aviazione a pale rotanti e ad ala fissa per la ricognizione, il supporto aereo ravvicinato, il movimento delle forze, eccetera
  • Bloccare i principali centri nazisti in Ucraina: Mariupol (i combattimenti sono in corso dentro la città), Nikolaev (i combattimenti avvengono tutt’intorno la città), Kharkov (bloccata), Chernigov (bloccata), Odessa (quasi bloccata) e Kiev (quasi bloccata). Poi aspettare la resa delle città. Per questo, ovviamente, le città si devo sbarazzare dei nazisti. Se le città non ci riescono, usare allora assalti urbani specializzati per liberare la città e uccidere tutti i nazisti, ma con l’ordine di salvare le proprie vite prima di salvare quelle di qualunque altro. Questo implica quindi un graduale movimento molto lento e deliberato dentro la città.
  • Poi, distruggere l’artiglieria a lungo raggio che ANCORA sta colpendo le LDNR in numerosi posti (Avdeevka). Poi bloccare le rimanenti forze e aspettare la loro resa. Sollecitare urgentemente i comandanti ucraini ad evitare inutili carneficine e abbandonare le armi. Se tutto il resto fallisce, diciamo in una settimana, spazzarli via. Letteralmente e velocemente: una volta che le aree interamente controllate degli ucronazisti siano dichiarate “zone di fuoco a volontà”, agli equipaggiamenti pesanti russi occorreranno meno di 24 ore per liberare completamente l’intero Donbass.
  • Poi liberare prima il sud, cioè l’intera costa del Mar Nero.
  • Poi iniziare a muovere le forze nella generica direzione verso l’Ucraina centrale (a sud di Kiev) e aspettare le decisioni a livello strategico dello Stato Maggiore russo e del Cremlino.

Funzionerà?

Francamente, non ne sono così sicuro.

La mia paura è che gli Stati Uniti e Joe “Biden” abbiano deciso che la miglior cosa per loro sia quella di avere più ucraini morti possibili. E questo non è un mezzo per un fine, è il fine: avere molti Negri delle Steppe e Negri della Neve che si uccidono a vicenda.

Questo è l’unico e solo piano occidentale per l’Ucraina: (un esempio dalla CNN [in inglese]).

Vorrei poter sperare nella gente dell’Ucraina.

Francamente, non ci spero. Credo che molti decenni di propaganda congiunta di Stati Uniti e Unione Sovietica (sì, su questo erano d’accordo!), seguiti da trent’anni di rabbiosa propaganda nazista, seguiti da due guerre civili in Donbass e una MASSICCIA repressione contro MIGLIAIA di persone in tutta l’Ucraina, abbia spezzato lo spirito di quelli che sono sopravvissuti.

Lo scrivo ancora, io non li biasimo. Li vedo soltanto come (la maggior parte) gente spezzata.

Oh, io spero ancora e prego per una insurrezione che liberi la bella città di Odessa, ma la speranza è l’ultima a morire e le preghiere non guastano mai.

Ma ho paura che, a meno di un grosso cambiamento nell’immediato, la “operazione di polizia ad armi combinate” lasci cadere l’ultimo dei suoi obbiettivi e diventi una vera operazione ad armi combinate per occupare, disarmare e denazificare l’intera Ucraina, con la possibile eccezione dell’area che io chiamo mini-Banderastan (vedere la mappa a fianco).

Se questa decisione sarà presa, allora la Russia dovrà mandare in Ucraina dei grossi rinforzi. Forse questo potrà essere evitato, ma solo se le forze che circondano attualmente gli ucraini nel calderone del Donbass (beh, i due calderoni dentro il più grande calderone del Donbass, in realtà) saranno presto rese disponibili.

La Russia ha anche bisogno di aumentare DRAMMATICAMENTE le sue operazioni aeree ADESSO, come in “ora, o meglio, ieri!”, il che potrebbe voler dire muovere grosse unità (reggimenti aerei) in Russia occidentale.

Per ultimo, ma non d’importanza, che dire dell’Impero delle Bugie?

Sì, ho sentito le voci sulle brigate di volontari, sui MiG-29 polacchi pilotati da ucraini e decollati dalle basi NATO, e su tutto il resto della spazzatura.

Francamente, ecco come la vedo: ho perso totalmente la fiducia nell’Occidente. E con questo intendo due cose completamente diverse:

  1. Ho perso la fiducia su qualsiasi nozione di onore, verità, dignità, coraggio, compassione, decenza o qualsiasi altro piccolo segno di speranza da una civiltà che è già morta, e la cui eredità lasciata al pianeta sarà l’Impero delle Bugie, con tutto quello che comporta. In altre parole, do per assodato che il livello di malvagità e corruzione delle élite occidentali al potere (TUTTE, non soltanto i politici) sia infinito, e non c’è azione o idea che possa essere considerata “troppo malvagia” o “troppo orribile” per questa gente. Le mie ultime parole per loro saranno prese dal discorso [in inglese] a Templeton di Alexander Solzhenitsyn nel 1983: “Davanti alla moltitudine di quelli che sono morti e che sono oggi oppressi, possa essere Dio il loro giudice”.
  2. Ho perso anche la fiducia in qualsiasi nozione di senso comune e perfino in un salutare istinto di conservazione. Non è che le élite occidentali non siano narcisistiche abbastanza da preoccuparsi dei loro culi penosi, no, per niente. Ma non sono intelligenti/istruite abbastanza da realizzare di stare guardando la devastazione potenziale dell’intero emisfero settentrionale del nostro pianeta, inclusi gli Stati Uniti e il Regno Unito, per non parlare della Polonia! I polacchi pensano che gli anglosassoni copriranno loro le spalle e gli anglosassoni pensano che i russi non siano seri. Questa particolare combinazione di codardia e malvagità potrebbe davvero portare alla fine del nostro mondo.

Perciò, per rispondere alla domanda di prima: in verità non conta nulla cosa pensino i tizi nella Zona A.

I “leccapiedi” terminali della stampa ne possono fare dei titoloni, e qualche zombie attaccato alla TV si sentirà trionfante.

Per me, significa questo: mentre spero di continuare a scrivere analisi su questa guerra, sono adesso ufficialmente stufo di smascherare le molte idiozie ancora diffuse dalle operazioni psicologiche occidentali.

Quel che ho scritto fin qui è la mia versione di un corso intensivo sulle realtà militari di base, quasi 3.500 parole, e ora sono sicuro che:

  • Quelli che “hanno capito”, hanno capito e non richiedono una ripetizione
  • Quelli che non “hanno capito”, non hanno capito
  • E il rapporto fra quelli che “hanno capito” e quelli che invece no, non fa alcuna differenza

Perché?

Perché la Russia ha già vinto militarmente la guerra e perché la Russia ha già perso la guerra psicologica.

Bene, ho scritto questo tutto d’un fiato, oltre 3.800 parole di analisi, sono troppo stanco per revisionarle e vado a prendermi qualche ora di riposo.

Saluti,

The Saker

P.S.: Mi ci sono volute quattro ore e l’ho scritto tutto d’un fiato. Perciò sarà probabilmente scritto da cani. Mi dispiace!!!

*****

 Articolo del Saker pubblicato su The Saker il 9 marzo 2022
Traduzione in italiano di Raffaele Ucci e Fabio_san per SakerItalia

http://sakeritalia.it/attualita/lintervento-militare-russo-in-ucraina-una-vista-dallalto/