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Messo in ombra dal “Drago”: Xi rimane impassibile di fronte alla chiassosa spavalderia di Trump durante una tiepida visita di Stato, di Simplicius

Messo in ombra dal “Drago”: Xi rimane impassibile di fronte alla chiassosa spavalderia di Trump durante una tiepida visita di Stato

Simplicius 25 settembre
 
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Il presidente Xi è atterrato ieri negli Stati Uniti per un’importante visita di Stato, durante la quale Trump ha sfoderato la consueta retorica altisonante e i soliti atteggiamenti teatrali nel tentativo di fare colpo sul suo ospite di grande prestigio.

La mossa più degna di nota del suo repertorio di stratagemmi maldestri è stato il tentativo di “mettersela contro” a Xi con un sorvolo assordante di un bombardiere supersonico B1, che però non è andato proprio come Trump aveva previsto. I nervi di Trump lo hanno inaspettatamente tradito e, invece di trasmettere potenza, ha trasmesso… qualcosa di simile, dal suono analogo:

Xi, con i suoi nervi d’acciaio, osservò con calma l’antiquato simbolo del potere americano senza il minimo turbamento, mentre un Trump scosso da un forte nervosismo assunse un’espressione forzata di disagio di fronte alla furia del proprio spettacolo, reso eccessivo dalle sue stesse esagerazioni.

Il drago e lo scoiattolo: totale serenità contro nervosismo da stringere gli sfinteri, fenomeno che oggi viene salutato come una perdita generazionale di “aura”.

Il resto della prima giornata è andato bene, tuttavia, con Trump che ha fatto fare a Xi, di una umiltà consumata, un giro nei locali della Casa Bianca, sfoggiando allegramente i suoi piccoli oggetti curiosi più eccentrici e le “migliorie apportate alla casa” come un bambino che mostra la sua collezione di giocattoli, non da ultimo la sostituzione del ritratto ufficiale di Biden con uno realizzato con l’autopen nel maestoso colonnato dell’Ala Ovest.

Il tour si è concluso con Trump che ha consegnato al suo illustre ospite un regalo speciale: un’aquila americana che stringeva con orgoglio un serpente tra gli artigli — un’opera d’arte che Trump sostiene di aver collaborato alla creazione:

Secondo te, quale messaggio simbolico si vuole trasmettere con questa immagine, soprattutto considerando che Trump ha contribuito alla sua ideazione?

Sappiamo che, proprio come il serpente, il drago cinese è legato al mondo dei rettili: c’è forse qualcosa di più da leggere in questo? È successo proprio lo stesso giorno in cui il senatore John Kennedy, con la bocca spalancata, ha definito gli iraniani, i cinesi, i nordcoreani e i russi “rettili” su Fox News. E chi è il «capo dei rettili» tra loro, secondo quel bifolco dal tono strascicato? Ma certo, Xi della Cina:

Mi sono preso la libertà di creare un piccolo meme per l’occasione:

I politici occidentali sembrano scolari presuntuosi, che ridacchiano come bulli a cui non è ancora stato spaccato il naso. Disumanizzano le loro vittime con epiteti come “rettile”, tema che si è rivelato di attualità proprio oggi, quando il malvagio Netanyahu, universalmente detestato, è salito sul palco dell’ONU poco dopo. L’intera sala si è svuotata in segno di protesta, tra una raffica di fischi e boati, prima ancora che Netanyahu avesse la possibilità di aprire la sua bocca infestata da mosche:

E quando finalmente la aprì, dalle sue labbra untuose uscirono parole davvero incredibili.

Ascoltate voi stessi:

Proprio come il senatore cretino della Louisiana prima di lui, l’ambasciatore israeliano ha avuto addirittura la sfacciataggine di maltrattare apertamente il delegato iraniano, schernendolo con un terminale Starlink in una dimostrazione di ostilità poco professionale che sembrerebbe violare ogni protocollo di decoro in un luogo di “sacralità” diplomatica come l’ONU:

L’ambasciatore di Israele presso l’ONU si è avvicinato a un membro della delegazione iraniana, offrendogli un dispositivo Starlink e auspicando un “cambio di regime” in Iran

Il diplomatico iraniano ha ignorato l’israeliano e non ha dato alcun segno di averlo notato.

Persone davvero malvagie.

Anche Trump ha assunto un tono pieno di odio nel suo discorso di condanna dell’Iran, nel quale ha nuovamente minacciato di distruggere l’intero Paese dopo aver a lungo difeso il suo “popolo”, al quale, a suo dire, teneva così tanto:

L’anno scorso: «Popolo iraniano, stiamo arrivando per aiutarvi e salvarvi».

Ora: «Devo annientare l’Iran e non lasciargli alcuna possibilità di sopravvivenza, spingendolo all’inferno?»

A questo punto è banale dirlo, ma l’Occidente sta davvero affogando in una pozza rosso sangue causata dalla propria bancarotta morale e dalla propria misantropia.

Si confronti questo con la cortesia dimostrata nel discorso autorevole tenuto da Xi alla Casa Bianca, in cui ha invocato la cooperazione pacifica e ha nuovamente esortato a evitare i pericoli della “trappola di Tucidide”:

In definitiva, dalla visita di Xi non è emerso nulla di particolarmente concreto, se non qualche dichiarazione altisonante di pubbliche relazioni e alcune aperture piene di speranza per una futura cooperazione. Si è trattato di un viaggio dichiaratamente pacifico, durante il quale Trump ha sfruttato ogni occasione per presentare gli Stati Uniti nella luce migliore possibile accanto al suo principale rivale e per trasmettere indirettamente il messaggio che gli Stati Uniti continuano a detenere tutte le carte in mano nelle questioni internazionali.

A tal proposito, un conciso commento su YouTube ha colto al meglio lo spirito della situazione:


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La nuova strategia dell’Ucraina : nuova strategia: cessate il fuoco urgente prima della tempesta invernale, di Simplicius

La nuova strategia dell’Ucraina : nuova strategia: cessate il fuoco urgente prima della tempesta invernale

Simplicius23 settembre
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Come avevamo previsto nell’ultimo articolo, l’incontro tra Trump e Zelensky non ha portato a granché, se non a una nuova spinta verso un cessate il fuoco che non è altro che la solita vecchia retorica di facciata.

Zelensky e i suoi sostenitori hanno iniziato a promuovere con tutte le forze questo cessate il fuoco, con il ministro degli Esteri Sybiha che ha annunciato l’intenzione dell’Ucraina di cessare immediatamente tutte le ostilità, circondato da una schiera di funzionari dell’UE visibilmente tesi:

Le informazioni raccolte dall’ultimo viaggio di Kushner -Witkoff a Kiev avevano suggerito che Zelensky fosse sottoposto a pressioni sempre più intense da parte dei tirapiedi di Trump affinché ritirasse le forze armate ucraine dal Donbass per soddisfare la condizione principale di Putin per la realizzazione di questo tanto agognato cessate il fuoco. Ma Zelensky si rifiuta di farlo, probabilmente perché sarebbe un suicidio politico — e forse anche materiale.

Invece, la Russia ha avviato una nuova campagna sistematica di distruzione delle ferrovie ucraine, che finora ha messo fuori uso 40 locomotive al mese secondo Politico:

https://www.politico.eu/articolo/la-russia-colpisce-i-treni-passeggeri-per-spezzare-la-spina-dorsale-dell’economia-e-del-morale-dell’ucraina/

KIEV — La Russia sta prendendo sempre più di mira i treni passeggeri ucraini con droni a reazione, minacciando una rete ferroviaria fondamentale per l’economia del Paese, la logistica militare e la circolazione delle persone.

Gli attacchi di Mosca hanno danneggiato o distrutto più di 500 locomotive dall’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022; oltre il 60% di esse è stato colpito negli ultimi otto mesi. Le Ferrovie ucraine stanno ora perdendo da 37 a 40 locomotive al mese.

Il ministero della difesa russo ha ammesso di stare colpendo i treni, descrivendo gli attacchi come parte di una strategia volta a distruggere la logistica ucraina utilizzata per trasportare armi straniere a sostegno dello sforzo bellico di Kiev.

Proprio ieri sera è stato riferito che la stazione ferroviaria di Kiev, dove solitamente arrivano le delegazioni straniere, potrebbe essere stata colpita da un altro grave attacco con droni.

Ma perché questi attacchi hanno iniziato a intensificarsi proprio ora, si chiederanno in molti. Secondo il presidente dell’autorità ferroviaria ucraina, ciò è dovuto al fatto che le reti mesh russe, che rappresentano una versione “povera” di Starlink, hanno appena iniziato a raggiungere la maturità:

La Russia ha iniziato a prendere di mira i treni passeggeri lo scorso autunno dopo essersi procurata le antenne per le reti mesh, ha affermato Pertsovskyi. Questa tecnologia consente ai droni di trasmettere segnali tra loro o di connettersi a trasmettitori terrestri situati in Bielorussia o nell’Ucraina occupata, permettendo agli operatori di controllarli in tempo reale nonostante le misure di guerra elettronica e di colpire bersagli in movimento come i treni.

Un recente post di un importante analista filo-ucraino mostra una mappa approssimativa di queste zone a rete mesh, rese possibili dai “ ripetitori”:

Vitaly@M0nstasMappa della copertura della rete a maglie da 150 km. Le recenti rotte dei droni mostrano alcuni indizi secondo cui anche la Transnistria potrebbe ospitare dei ripetitori. 16:27 · 23 settembre 2026 · 3,54K visualizzazioni6 risposte · 21 condivisioni · 76 Mi piace

È opportuno fornire una breve contestualizzazione, poiché continuo a vedere questa domanda posta online: perché la Russia ha bisogno di un equivalente di «Starlink» per colpire obiettivi nelle regioni occidentali dell’Ucraina? La Russia dispone ovviamente di missili a guida GPS in grado di colpire bersagli a qualsiasi distanza in Ucraina. Il problema è che questi devono essere bersagli statici, poiché i missili si limitano a raggiungere determinate coordinate GPS. Ma come si può colpire un bersaglio mobile o in movimento come una locomotiva, quando le sue coordinate GPS saranno cambiate nel momento in cui il missile arriverà? Ecco perché è necessario un feedback in tempo reale, che può essere fornito solo tramite un collegamento satellitare o una rete a maglia che ritrasmette il feed video del drone o del missile al controllore in territorio amico.

Questo è il motivo principale per cui la Russia non è riuscita a bloccare il confine occidentale dell’Ucraina e a impedire che varie spedizioni di armi affluissero in Ucraina. Ciò richiede un controllo in tempo reale che solo i collegamenti satellitari diretti possono fornire, al fine di tracciare i veicoli in movimento con un feed in diretta ed essere in grado di colpirli. Ora che il «Starlink» nativo della Russia sta lentamente prendendo forma e la rete a maglia si sta anch’essa espandendo sempre più, queste prospettive stanno rapidamente diventando realtà plausibili per il futuro a medio termine.

A tal proposito, la Russia ha presentato per la prima volta il proprio terminale terrestre consumer «Starlink» durante le elezioni della Duma di alcuni giorni fa, garantendo la connessione a Internet a un remoto villaggio siberiano:

Bureau 1440 ha testato il proprio sistema di Internet satellitare Rassvet nell’Artico… per consentire il voto a distanza alle elezioni della Duma di Stato.

Nel villaggio di Nelmin-Nos, nell’Okrug autonomo dei Nenets, è stato installato un piccolo terminale utente del Bureau 1440, che si è collegato ai satelliti in orbita fornendo accesso a Internet a un tablet tramite Wi-Fi.

A parte il misterioso collegamento con le elezioni, questa è una dimostrazione concreta che la controparte russa di Starlink funziona, fornendo accesso a Internet via satellite in aree remote. Ci stiamo avvicinando all’implementazione di questa connettività, inizialmente in siti fissi nei quartier generali di retroguardia e, in seguito, più vicino alla linea del fronte.

Un piccolo passo per un singolo abbonato, ma un balzo da gigante per l’intero sistema di comunicazioni russo.

Serhiy Flash, figura di spicco nel settore della radioelettronica ucraina, ha pubblicato un nuovo post in cui esorta a prendere estremamente sul serio la situazione relativa a Rassvet (“Alba”) e rimprovera coloro che minimizzano i “fallimenti” russi nel primo test di questi satelliti. Spiega che la Russia è una grande potenza spaziale e che un razzo russo potrebbe presto mettere in orbita intere costellazioni di questi satelliti in un’unica operazione:

Trascrizione, nel caso in cui quanto sopra non fosse leggibile per alcuni:

Vedo che molti sono stati rassicurati dai fallimenti della Russia nel mettere in orbita i satelliti Rassvet. Sono certo che perfezioneranno i motori e che i satelliti raggiungeranno le orbite desiderate. La Russia è una potenza spaziale, ed è del tutto possibile che un razzo Angara metta «inaspettatamente» in orbita metà della costellazione di satelliti Rassvet con un solo lancio. Ciò darà al nemico la capacità di controllare online gli Shahed e i missili tramite i satelliti.

Questo sarà un enorme problema per noi. No, non è nemmeno un problema, sarà un piccolo disastro.

Ora abbiamo un problema con la guerra elettronica contro il sistema MESH. Da un anno nessuno si è occupato di questa questione. Poi succederà lo stesso con “Dawn” (Rassvet). Tutti si chiederanno “come è potuto succedere”, qualcuno dirà: “perché Flash è rimasto in silenzio?”. Io non sto in silenzio; proprio come è successo con MESH, anche con Dawn sto letteralmente gridando l’allarme sulla minaccia. Entro il momento in cui appariranno i satelliti Rassvet, dovremo aver sviluppato un sistema di guerra elettronica. E non solo sviluppato. Tutte le infrastrutture chiave devono ESSERE GIÀ coperte da questo sistema di guerra elettronica. E devo dire subito che tutto questo non sarà né economico né veloce.

Alla luce di quanto sopra, ricordiamo che la Russia sta sviluppando da tempo il suo razzo Amur, destinato a essere un booster riutilizzabile simile al sistema Falcon di Space X. Proprio oggi il capo dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Bakanov, ha annunciato che sono state condotte due prove di accensione dei motori del razzo:

https://www1.ru/news/2026/09/ 23/amur-spg-prosel-eshhe-odin-ognevoi-test-cto-proisxodit-s-rossiiskoi-mnogorazovoi-raketoi. html

Per il promettente razzo riutilizzabile “Amur‑SPG”, sono già state effettuate con successo due accensioni del motore. Lo ha annunciato Dmitry Bakanov, direttore generale di Roscosmos, durante un incontro con il primo ministro Mikhail Mishustin.

«Attualmente stiamo sviluppando il veicolo di lancio “Amur” con un primo stadio riutilizzabile e abbiamo effettuato con successo due accensioni dei motori utilizzando una coppia di combustibili gas-gas — gas liquefatto-ossigeno.

Dmitry Bakanov, amministratore delegato di Roscosmos

Nel 2025 aveva affermato che ci sarebbero voluti più di due anni prima che la Russia potesse avviare test seri in condizioni reali per consentire al razzo di effettuare veri e propri “salti”, in cui il razzo decollerebbe per poi atterrare di nuovo autonomamente. Alcuni sostengono che tali test siano ora previsti per il 2028. Certo, non è una data particolarmente vicina, ma una volta che la Russia avrà sviluppato appieno questa tecnologia, ciò consentirà l’accelerazione di massa dei satelliti Rassvet per inondare l’orbita.

Per chiarire quanto affermato da Serhiy Flash, la Russia ha finora utilizzato i razzi a media portanza Soyuz 2.1b per portare in orbita 16 satelliti Rassvet alla volta. Egli suggerisce che la Russia potrebbe invece ricorrere al sistema di classe pesante Angara, in grado potenzialmente di lanciare nello spazio fino a 40-60 di tali satelliti alla volta. Il collo di bottiglia è probabilmente rappresentato dalla produzione dei satelliti stessi, ma non abbiamo modo di sapere se la Russia possa improvvisamente compiere un passo avanti nella produzione che consentirebbe il lancio di massa di questi satelliti dopo la fase iniziale di prova prevista per quest’anno.

Già che siamo in tema di progressi tecnologici russi, menzioniamo anche ciò che sta accadendo nel campo della difesa contro gli attacchi dei droni ucraini. La Russia ha avviato un importante progetto per proteggere le raffinerie di petrolio con vari tipi di strutture difensive.

Di seguito sono riportate le foto delle raffinerie su cui sono state posizionate sia delle reti, sia alte pile di container da trasporto erette a formare una barriera antincendio su ciascun lato:

Nuove riprese ravvicinate mostrano gli operai mentre installano le reti su una delle raffinerie:

Un altro aggiornamento interessante riguarda il tema dei carri armati e della guerra corazzata. La maggior parte ha dato per superata l’efficacia dei carri armati a causa della proliferazione dei droni, ma recentemente un numero crescente di personalità ucraine ha affermato che i carri armati russi stanno diventando sempre più difficili da abbattere grazie alla combinazione di vari progressi tecnologici nel campo dei sistemi anti-drone.

https://defence24.pl/wojna-na-ukrainie-raport-specjalny-defence24/ukrainski-dowodca-

Il comandante dell’Azov, Prokopenko, ne ha parlato in una nuova intervista. Le sue unità stanno difendendo la zona a sud di Kramatorsk, e lui prevede che in autunno la Russia darà il via ad assalti meccanizzati più intensi che non saranno facili da fermare per diversi motivi:

1. La Russia ha sapientemente modernizzato i propri mezzi corazzati da assalto, dotandoli di sistemi di protezione attiva (come il recente Arena-M), griglie da barbecue e “gabbie di protezione”, sistemi di guerra elettronica, ecc. I carri armati non sono più facili da distruggere e possono richiedere decine, se non centinaia, di droni.

2. La Russia punta a realizzare piccole brecce tattiche in cui le unità corazzate penetrino in profondità tra le unità di droni ucraini, costringendole a disperdersi e consentendo così ai soldati di fanteria russi di avanzare nelle posizioni.

Ciò è stato dimostrato di recente da un T-90M russo che, secondo quanto riferito, ha resistito a 40 attacchi di droni nella direzione di Dobropillya:

La storia del carro armato T-90M, nome in codice “Krepyish”, che ha resistito a più di 40 attacchi di droni e a diverse mine magnetiche durante una marcia di 12 km in direzione di Dobropillya.

I dispositivi di osservazione e il cannone del veicolo erano completamente fuori uso, ma non sono riusciti a distruggerlo. Alla fine, un drone «Baba Yaga» ha lanciato gas lacrimogeni sul carro armato, costringendo l’equipaggio ad evacuare. L’equipaggio è riuscito a rifugiarsi in una vecchia trincea, da cui ha marciato per diversi giorni per raggiungere le proprie linee. All’equipaggio è stato conferito l’Ordine al Valore.

Incidenti di questo tipo non sono più casi isolati: i moderni sistemi combinati anti-drone aumentano significativamente la sopravvivenza dei veicoli da combattimento contro i droni kamikaze con carichi utili ridotti. Ad esempio, la testata polacca Defence24.pl, citando le parole del comandante del 1° Corpo della Guardia Nazionale, Denis Prokopenko, riferisce che sono stati necessari circa 125 droni per fermare 2-3 carri armati russi.

Ora un breve aggiornamento sul campo di battaglia. Molti hanno menzionato il recente “crollo” del controllo russo nella direzione di Lyman, e alcuni mi hanno chiesto di commentare la questione.

È vero che le forze russe sono state respinte dall’area di Svyatogorsk nel corso di una lunga serie di contrattacchi ucraini in quella zona, che si sono rivelati una grande operazione ancora in corso che il principale partecipante ucraino, il 3° Corpo d’Armata, ha soprannominata “Operazione Vivaldi”. Anche se in parte sconfitta, l’Ucraina è ancora in grado di radunare occasionalmente piccole avanguardie di unità d’élite in grado di sopraffare le forze russe, meno equipaggiate e preparate, in determinate aree strategiche, in particolare quelle “più tranquille” e meno significative della mappa.

In questo caso, il merito è attribuito principalmente al 3° Corpo d’armata ucraino guidato da Andriy Biletsky. Lo stesso Biletsky ha ammesso che l’obiettivo non era altro che consentire alle unità delle Forze Armate Ucraine (AFU) di stabilire posizioni difensive migliori:

In breve, ciò conferma che le unità delle Forze Armate Ucraine (AFU) in questo settore non dispongono delle risorse umane necessarie per trasformare i propri successi in risultati di ampio respiro, ma si concentrano piuttosto sul contrastare l’avanzata russa e sul rafforzamento delle proprie linee difensive.

Su praticamente ogni altro fronte, le unità russe hanno continuato ad avanzare. Anche tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, la Wehrmacht era ancora in grado di ottenere qualche successo a sorpresa, come nelle fasi iniziali della Battaglia delle Ardenne e altrove. Il fatto che una parte stia perdendo non significa che sia incapace di sferrare qualche colpo a sorpresa qua e là, ma ciò non dovrebbe essere interpretato come indicativo di nulla di più che un caso isolato in mezzo al crollo delle linee nel restante 90% dei settori di combattimento.

In particolare, le forze russe stanno avanzando sia nella parte meridionale che in quella orientale di Kramatorsk, dove si può vedere il crescente calderone prendere lentamente forma:

Sul versante orientale, le unità russe si trovano a soli 4 km dal centro della città di Kramatorsk, ormai sostanzialmente nel raggio d’azione dei mortai:

Ma i progressi più significativi hanno continuato a registrarsi in direzione sud, verso Zaporozhye, dove le forze russe hanno fatto breccia a Orekhov circondandola da entrambi i lati:

Uno sguardo più da vicino:

A titolo di confronto, ecco come appariva in un aggiornamento del 21 agosto qui:

Si può chiaramente vedere che l’intero «calderone» è ormai quasi completamente crollato, essendo stato diviso in due piccole sezioni che probabilmente crolleranno a breve.

L’altra area principale in cui i russi stanno esercitando una forte pressione è il settore di Dobropillya. Qui possiamo vedere un confronto con un’altra immagine tratta dallo stesso rapporto sulla situazione del 21 agosto.

Ecco l’aggiornamento del 21 agosto:

E oggi:

Sull’asse di Dobropolsky, i combattimenti hanno interessato le zone di Novy Donbass, Belitsky, Novogrishino, Vodyanskoye, Molodeckoye, Muravka, Mirnoye, Sergeyevka, Novopodgornoye e Novopavlovka. Il Ministero della Difesa russo ha annunciato un nuovo accerchiamento:

Le unità del gruppo di forze “Centro”, grazie ad azioni attive e decisive, hanno completato l’accerchiamento di un importante polo difensivo delle Forze Armate ucraine nella città di Dobropolye, nella Repubblica Popolare di Donetsk, e stanno proseguendo la loro offensiva verso Alexandrovka. Sono state accerchiate unità della 4ª e della 15ª brigata della Guardia Nazionale ucraina e del 425° battaglione d’assalto “Skala”.

I progressi non sono così evidenti in questo settore conteso, ma si può vedere come il lento accerchiamento della città stia prendendo forma.

—

Alcune ultime notizie. Il presidente dell’Unione dei consumatori di servizi pubblici dell’Ucraina avverte che questo inverno potrebbe essere l’ultimo per l’Ucraina:

L’Ucraina potrebbe non riprendersi dopo il prossimo inverno se gli attacchi russi dovessero continuare – Esperti ucraini

▪️Il presidente dell’Unione dei Consumatori di Servizi Pubblici ha dichiarato che i preparativi per la stagione di riscaldamento sono falliti: non ci sono fondi sufficienti, i condomini non sono dotati di alimentazione elettrica di emergenza e il settore privato, secondo lui, era praticamente impreparato.
▪️Popenko ha avvertito che ulteriori attacchi alle infrastrutture potrebbero portare a conseguenze che l’Ucraina non avrà le risorse per affrontare.
➖ «Il prossimo inverno sarà, se non l’ultimo, almeno uno che potrebbe portare a processi irreversibili. Non saremo in grado di riprenderci», ha affermato.

—

Nella sessione odierna dell’ONU, Lavrov ha ribadito ancora una volta, per l’ennesima volta, che la Russia — dopo aver imparato una «amara lezione» — non prenderà più in considerazione alcun tipo di cessate il fuoco per la durata dei negoziati, come attualmente proposto dall’Occidente:

—

Mentre scriviamo, Kiev è nuovamente sotto attacco missilistico; secondo le prime notizie si tratterebbe di missili Zircon, e la centrale elettrica della città sarebbe uno degli obiettivi:

Sulla base delle immagini, sembra che una delle centrali elettriche TETS-5/6 sia stata colpita. I resoconti indicano che alcune zone sono rimaste senza corrente.


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Una giornata elettorale ricca di colpi di scena in tutto il mondo.

Prima ancora che lo “shock” provocato dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, tenutesi alcune settimane fa, avesse il tempo di placarsi, le elezioni tenutesi a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore hanno inferto un doppio colpo al sistema politico allineato con Bruxelles.

L’AfD ha nuovamente dominato in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e, sebbene fosse prevedibile, ciò ha comunque provocato un’altra ondata di sconvolgimenti in un’Germania già in fermento:

Il partito di governo CDU ha registrato un crollo di circa l’8% rispetto al ~13% ottenuto l’ultima volta. Di fatto, la CDU è ora scesa al di sotto della soglia del 5% necessaria per essere rappresentata nel parlamento regionale, il che significa che non le verrà assegnato nemmeno un seggio. Questo non era mai successo prima al partito in qualsiasielezioni statali; una sconfitta storica.

Nel frattempo, a Berlino il partito di sinistra Die Linke si è assicurato la vittoria, infliggendo a sua volta una pesante sconfitta alla CDU, che aveva dominato le ultime elezioni. Il fallito cancelliere del Reich Friedrich Merz, pallido e abbattuto, ha dichiarato con tono desolato che quella era stata una giornata disastrosa:

Ecco cosa le riserva il patto faustiano con BlackRock, Herr Reichskanzler.

Prendiamoci tutti un momento per deridere e schernire il leader più disonorato della storia tedesca. Indicate lo schermo e fatevi una bella risata davanti all’aspetto tirato e raggrinzito di quel patetico idiota.

L’ex banchiere di BlackRock e tirapiedi della Commissione Trilaterale registra il più basso indice di gradimento mai registrato da un leader nella storia della Germania. Questo abominio detestato, che ha portato il proprio Paese sull’orlo della rovina, ha ora annunciato il proprio rifiuto di compiere il gesto d’onore e dimettersi, scegliendo invece di continuare ancora per un po’ il suo miserabile lavoro di spremere i contribuenti tedeschi a vantaggio dei suoi mandanti globalisti.

BBC News (Mondo)@BBCWorld

Il cancelliere tedesco Merz promette di restare in carica nonostante i “disastrosi” risultati dei sondaggi a uscita dalle urne sulle elezioni regionali

bbc.in

Il cancelliere tedesco Merz promette di restare in carica nonostante i risultati “disastrosi” degli exit poll delle elezioni regionali

18:51 · 20 settembre 2026· 275.000 visualizzazioni


172 risposte· 144 condivisioni· 688 “Mi piace”

È uno dei motivi principali per cui i globalisti stanno ponendo così tanto l’accento sul 2027 come anno cruciale. È allora che dovrà iniziare la guerra con la Russia per salvare questi marci regimi europei occupati dal crollo totale e deviare l’ira ribollente della popolazione verso un falso nemico, anziché verso il vero nemico interno.

Faytuks Network@FaytuksNetwork

I servizi segreti francesi avvertono ora che la Russia potrebbe sferrare attacchi ibridi su larga scala contro le infrastrutture critiche della Francia (reti elettriche, ferroviarie, di telecomunicazioni e idriche) già nell’autunno del 2027, prima rispetto alla precedente stima del 2030 – France Télévisions

12:10 · 20 settembre 2026· 58,9K visualizzazioni


12 risposte· 142 condivisioni· 935 “Mi piace”

Il 2027 sarà proprio l’anno delle prossime importanti elezioni federali europee – quelle francesi – e, sebbene quelle tedesche siano ufficialmente previste per il 2029, non è affatto improbabile che possano tenersi molto prima, dopo che il regime marcio di Merz sarà crollato su se stesso come un pezzo di legno marcio divorato dalle termiti.

Contemporaneamente, la Russia ha tenuto le proprie elezioni legislative per la Duma di Stato. Non essendo tipo da lasciarsi sfuggire un’occasione, l’astuto narco-goblin di Bankova ha messo da parte il miniera d’orodi tutti gli sciami di droni previsti per l’occasione, al fine di:

  1. Scomportare il più possibile lo svolgimento delle elezioni, cercando al contempo di umiliare Putin
  2. Per cercare di screditare l’idea di elezioni in tempo di guerra, al fine di legittimare in modo subversivo la propria presidenza ormai scaduta, che continua a respingere le richieste di un voto democratico

Probabilmente Zelensky riteneva che, se fosse riuscito a interferire con le elezioni russe, ciò avrebbe dato credito alla sua argomentazione discutibile secondo cui l’Ucraina non dovrebbe tenere elezioni in tempo di guerra perché è troppo rischioso o pericoloso.

Ma la Russia ha smentito categoricamente questa ipotesi abbattendo il 99% di quello che potrebbe essere stato il più grande sciame di droni della storia, se dobbiamo credere alle cifre fornite dallo stesso sindaco di Mosca, Sobyanin sul suo canale ufficiale di TG:

È stato respinto il più massiccio attacco sferrato dai droni nemici contro Mosca. Da ieri sono stati intercettati oltre 1600 droni su tutti i fronti, di cui 450 in avvicinamento a Mosca. Ringraziamo le forze di difesa aerea per il loro lavoro altruistico. Ciononostante, diversi droni sono riusciti a raggiungere il territorio della raffineria di petrolio di Mosca e uno di essi ha colpito un edificio residenziale. Non si sono registrati decessi.

Questo attacco senza precedenti era chiaramente stato pianificato per ostacolare lo svolgimento delle elezioni, ma il nemico ha fallito.

Il canale ufficiale del Ministero della Difesa russo ha riportato un numero ancora maggiorenel corso delle 24 ore: 1.950 droni in totale sono stati abbattuti, il che fa supporre che il numero di quelli lanciati fosse ancora maggiore:

❗️ Nel tentativo di ostacolare l’espressione democratica dei cittadini della Federazione Russa in occasione delle elezioni della Duma di Stato dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, il regime di Kiev, tra il 19 e il 20 settembre di quest’anno, ha sferrato un attacco su vasta scala sul territorio della Federazione Russa utilizzando velivoli senza pilota (UAV) e missili da crociera “Flamingo”.

▫️ Grazie all’abile intervento delle unità missilistiche antiaeree, dei gruppi di fuoco mobili e degli equipaggi dell’aviazione da caccia e dell’aviazione militare, nell’arco di 24 ore, 1.951 UAV d’attacco e otto missili da crociera a lungo raggiosono stati abbattuti sopra alcune regioni russe. Un altro missile da crociera lanciato dal nemico ha deviato dalla sua rotta e si è schiantato in una zona disabitata.

▫️ Inoltre, tutti i missili “Flamingo” lanciati dal regime di Kiev sono stati abbattuti dai sistemi di difesa aerea russi mentre si avvicinavano a obiettivi civili nella regione di Mosca.Il tentativo di sferrare un attacco su larga scala contro Mosca è fallito. Il nemico non ha raggiunto i propri obiettivi.

Diversi media hanno riferito che, nell’ambito degli sciami massicci di droni, l’Ucraina avrebbe persino utilizzato per la prima volta il proprio missile balistico, una copia dell’Iskander, in un presunto tentativo di colpire Mosca:

Notizie successive hanno chiarito che il “Pelican” citato da Zelensky era in realtà un drone alato e non un missile. È difficile saperlo con certezza: forse, dopo che la nuova “wunderwaffe” è stata abbattuta, hanno semplicemente cambiato la versione dei fatti per evitare l’imbarazzo. Certamente, il missile balistico di nuova concezione sarebbe stato impiegato in modo ottimale durante un attacco a sciame di saturazione su vasta scala, quando le difese antibalistiche russe sarebbero state più che mai sopraffatte.

In ogni caso, i pochi droni che sono riusciti a superare le difese sono riusciti a colpire nuovamente la raffineria alla periferia di Mosca, regalando a Zelensky e ai suoi compari un brivido di gioia euforica di cui avevano bisogno da tempo:

Ricordiamo quanto avevamo appena scritto nell’ultimo rapporto riguardo agli attacchi con i droni dell’Ucraina: uno sciame di 900 droni costerebbe circa 50 milioni di dollari, ovvero più del 25% delle spese belliche giornaliere totali dell’Ucraina (190 milioni di dollari). Ciò significa che uno sciame di oltre 2.000 droni, come quello verificatosi oggi, sarebbe costato a Zelensky una somma non indifferente: forse più della metà del budget giornaliero destinato alla guerra.

Grok valuta:

Ricordiamo che Lo stesso Zelensky ha ammesso il mese scorso cheche l’intero bilancio del 2026 era stato sperperato in inutili attacchi con droni nella prima parte dell’anno:

Link

È quindi importante comprendere che questi spettacoli ad effetto speciale organizzati da Kvartal 95, volti a creare scenari di crisi nella capitale russa, finiscono per comportare costi ingenti per lo Stato ucraino, che devono poi essere coperti con urgenza dai contribuenti europei dopo ulteriori richieste di aiuti da parte di Zelensky.

Per quanto riguarda le elezioni russe, il partito al potere, “Russia Unita”, ha vinto a larga maggioranza, come previsto, mentre il Partito Comunista Russo si è classificato al secondo posto:

Elezioni della Duma di Stato russa: i primi exit poll indicano che il partito al governo, “Russia Unita”, è in testa con il 49,4% dei voti secondo un sondaggio del VCIOM e con il 52,8% secondo un sondaggio dell’INSOMAR.
Il Partito Comunista si è classificato al secondo posto con il 14,2% – 14,8%, seguito dall’LDPR con il 10,7% – 9,9%, da “Nuova Gente” con il 9,7% – 8,6% e da “Russia Giusta” con il 6,6% – 5,5%.
Il tasso di partecipazione finale è risultato superiore al 56%.

Ora l’unica speranza rimasta a Zelensky è l’incontro con Trump appena annunciato per la prossima settimana, durante il quale Zelensky cercherà di insistere per ottenere un cessate il fuoco e ulteriori fondi, mentre Trump probabilmente rimprovererà quell’imbroglione di Kiev per aver destabilizzato i prezzi globali del carburante. Alla fine, tutto finirà nel nulla e le cose torneranno al loro allegro corso.

Naturalmente, le voci che circolano in questo momento lasciano presagire un massiccio contrattacco russo contro Kiev nelle prossime 72 ore circa. Zelensky avrà il suo bel da fare a spiegare ai propri cittadini come la distruzione imminente che ha scatenato su di loro valga la temporanea chiusura di una singola raffineria russa.


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Il Consiglio di Jarrimane un anacronismo, un modo arcaico e spudorato di approfittarne due volte, per coloro che proprio non riescono a trattenersi dal ricoprire i loro umili autori preferiti con una seconda avida porzione di generosità.

Mania di guerra: “Crisi di sicurezza” annunciata dalle élite europee che seminano il panico, di Simplicius

Mania di guerra: “Crisi di sicurezza” annunciata dalle élite europee che seminano il panico,

Simplicius19 settembre
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È iniziato un nuovo ciclo di allarmismo sulla guerra mondiale, mentre l’Europa viene aizzata dal panico. Le ragioni sono molteplici.

Da un lato, l’Europa è entrata in una crisi politica ed economica, e quindi ora più che mai è necessario trovare dei diversivi. Affinché i cittadini possano sopportare le difficoltà che li attendono, bisogna far loro capire che tali difficoltà sono assolutamente necessarioper la loro sopravvivenza. A tal fine, non c’è mezzo di propaganda migliore della BBC orwelliana per battere il tamburo:

https://www.bbc.com/news/articles/cmn0jke547r5o

Si inizia così:

Il governo vuole che tutti noi cominciamo a prepararci a gravi sconvolgimenti nella nostra vita. Vuole che facciamo scorte di cibo in scatola e acqua potabile, che rafforziamo la nostra resilienza civile e che ci prepariamo all’eventualità di una guerra.

Sono iniziati i lavori sul cosiddetto “libro di guerra” del governo, che non veniva aggiornato da decenni.

Il più alto ufficiale dell’esercito britannico ha lanciato l’allarme. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Sir Richard Knighton, ha affermato questa settimana che la minaccia rappresentata dalla Russia sta facendo sì che la Gran Bretagna stia vivendo il periodo “più pericoloso” dei suoi 35 anni di carriera nelle forze armate.

La domanda tendenziosa viene posta in vista di una risposta altrettanto tendenziosa, volta a influenzare le menti impressionabili e oppresse della popolazione britannica:

In un atto di “menticidio” incredibilmente trasparente, la BBC arriva persino a ricorrere a uno psicologo per costruire la narrazione perfetta con cui plasmare la coscienza collettiva:

La convinzione di essere minacciati è fondamentale, afferma lo psicologo Jim Orford, professore emerito di psicologia clinica e comunitaria all’Università di Birmingham. «È quello che io chiamo pensiero semplicistico». Per poter prendere in considerazione la possibilità di entrare in guerra, dobbiamo ragionare in termini semplicistici. In termini di nemici ed eroi. Dobbiamo considerare la Russia come un nemico. Le narrazioni sono tutte semplificate.

Espone il piano senza mezzi termini, una sorta di episodio di ipnosi schietta rivolto a chi è facilmente influenzabile e sottoposto a lavaggio del cervello; una vera e propria lezione magistrale di manipolazione, senza dubbio.

Con una serie coordinata di comunicati, i leader e le istituzioni europee hanno iniziato a mettere in guardia da una grave “crisi” che si profila sempre più incombente:

La situazione della sicurezza in Europa viene ora definita “in peggioramento”, mentre le sirene di guerra si fanno sempre più insistenti.

In perfetta sincronia, Le emittenti francesi iniziano a discutere dei preparativi per la guerra mondiale:

Gran parte delle tensioni è scaturita da due vertici europei tenutisi la scorsa settimana: la conferenza del Comitato militare della NATO e il nuovo vertice “Carpathian Eight” indetto da Zelensky, al quale hanno partecipato il polacco Tusk e altri leader.

https://meduza.io/en/news/2026/09/18/poland-s-prime-minister-says-russia-is-preparing-accidental-drone-and-missile-strikes-on-nato-countries-that-support-ukraine

La nuova campagna di operazioni psicologiche, coordinata di recente, è incentrata su una falsa operazione sotto falsa bandiera che prevedrebbe “attacchi ibridi” russi contro il cosiddetto “fianco orientale” della NATO. Dall’articolo di Meduza sopra citato:

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato in Parlamento che la Russia sta pianificando attacchi “ibridi”, con l’uso di missili e droni, contro i paesi che sostengono l’Ucraina.

Tusk ha fatto riferimento alle valutazioni dei servizi segreti, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters. «Esiste il rischio concreto che droni o altri tipi di missili possano penetrare nel territorio di uno o più paesi della NATO sul fianco orientale, causando persino distruzione», ha affermato.

«Questi potenziali attacchi sarebbero, per così dire, di natura “accidentale”, con l’intento di paralizzare o almeno indebolire la determinazione degli Stati della NATO a invocare le disposizioni pertinenti dell’Alleanza in caso di aggressione contro un Paese membro», ha affermato Tusk.

Questo è ormai lo spauracchio del momento, mentre i leader europei lottano disperatamente per salvare l’Ucraina dal pericolo:

https://www.politico.eu/article/russia-vladimir-putin-nato-drone-attacks-europe-leaders-warning/

Nel frattempo, è proprio la NATO stessa ad aumentare di giorno in giorno le provocazioni, pur puntando il dito contro la Russia:

WarMonitor@WarMonitor3

Negli ultimi 4 giorni i voli di ricognizione della NATO lungo il confine orientale con la Russia e Kaliningrad sono aumentati drasticamente; particolare attenzione sembra concentrarsi sull’area della Polonia e della Lituania F24: -Sembra ormai che i voli di routine dei velivoli AWACS E-3A Century della NATO e della Germania…

14:30 · 19 settembre 2026· 169.000 visualizzazioni


40 risposte· 406 condivisioni· 2,48K Mi piace

Secondo quanto riferito, la Francia starebbe già mettendo in atto “rispose” militari segrete nei confronti della Russia:

Faytuks Network@FaytuksNetwork

Una fonte militare francese ha dichiarato a *Le Monde* che la Francia sta già mettendo in atto risposte militari convenzionali, di cui non sono stati resi noti i dettagli, agli attacchi ibridi russi. Alla domanda se Parigi potesse reagire militarmente senza renderlo pubblico, la fonte ha risposto: «Sta già accadendo».

19:09 · 19 settembre 2026· 47,8K visualizzazioni


18 risposte· 279 condivisioni· 1,86K “Mi piace”

Praticamente tutte le testate dei media mainstream occidentali si sono unite al coro infernale di sensazionalismo bellicista, nonostante la maggior parte di questi “attacchi” venga falsamente attribuita alla Russia, mentre dietro ci sono ogni volta droni ucraini o sabotatori — un fatto che, naturalmente, viene insabbiato:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-17/russia-s-attacks-on-europe-are-getting-more-brazen-and-more-dangerous

È il classico segno del genio militare: quando il proprio Paese sta crollando e sta perdendo un conflitto di grande portata, come si dice stia accadendo alla Russia contro l’Ucraina, la cosa migliore da fare è invadere immediatamente la più grande alleanza militare del mondo per strappare la vittoria dalle fauci della sconfitta. Questo è ciò che i leader europei fantoccio stanno propinando alla loro credulona plebe; ma la gente se la beve?

Putin afferma che l’Europa si sta continuamente preparando alla guerra contro la Russia e ne spiega correttamente i motivi: per distogliere l’attenzione dalle proprie molteplici crisi, come abbiamo affermato in precedenza:

Con un ridicolo colpo di ironia, l’Europa sostiene di essere la Russia a pianificare le “operazioni sotto falsa bandiera”:

La NATO è pronta a rispondere a una potenziale escalation russa sul fianco orientale dell’Europa, ha affermato oggi il generale di punta dell’alleanza, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in un contesto caratterizzato da crescenti allarmi riguardo a un possibile attacco pianificato da parte di Mosca.

politico.eu

Politica europea@POLITICOEurope

La NATO è “pronta” a un potenziale attacco sotto falsa bandiera da parte della Russia, afferma il generale di più alto rango dell’Alleanza

La NATO è pronta a rispondere a una potenziale escalation russa sul fianco orientale dell’Europa, ha affermato oggi il generale di punta dell’alleanza, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in un contesto caratterizzato da crescenti avvertimenti riguardo a un possibile attacco pianificato da parte di Mosca.

16:29 · 19 settembre 2026· 22,1K visualizzazioni


12 risposte· 76 condivisioni· 206 Mi piace

Qualche giorno fa, il buffone del ministro degli Esteri polacco Sikorski ha affermato che l’Europa avrebbe sconfitto la Russia “abbastanza rapidamente” e senza difficoltàse la Russia tentasse qualcosa. Stando così le cose, c’è da chiedersi allora perché gli europei si mostrino così preoccupati.

In realtà, l’Europa è impantanata in una crisi sempre più grave e ha bisogno di uno sfogo significativo per le frustrazioni e il malcontento dell’opinione pubblica.

C’è poi anche il fatto che Trump intenda ora ritirare potenzialmente un gran numero di truppe statunitensi da quel continente dilaniato dai conflitti e pieno di rancore, il che ha alimentato le teorie secondo cui gli Stati Uniti starebbero, come sempre, mettendo subdolamente la Russia contro l’Europa per trarre vantaggio dalla conseguente distruzione dei propri rivali economici e geopolitici:

https://www.nbcnews.com/politics/national-security/pentagon-weighs-pulling-nearly-third-us-forces-europe-rcna597722

Nel frattempo, l’Ucraina continua a trovarsi in una situazione disperata. La campagna annunciata in precedenza da Zelensky contro gli aeroporti e i “cieli” russi si è rivelata un nulla di fatto. Non è chiaro se ciò sia avvenuto perché gli Stati Uniti lo abbiano convinto a fare marcia indietro attraverso canali riservati, oppure se egli stesse bluffando fin dall’inizio e non abbia mai effettivamente posseduto le capacità per portare a termine quei piani eccessivamente ambiziosi.

Un canale russo avanza un’ipotesi sul motivo per cui ciò potrebbe verificarsi, sostenendo che l’invio di sciami composti da 900 droni al giorno in territorio russo potrebbe costare all’Ucraina fino a 50 milioni di dollari al giorno:

L’affascinante aspetto economico della guerra: perché i massicci attacchi con droni contro la Russia rappresentano una sfida significativa per il bilancio dell’Ucraina

La notte del 18 settembre, alla vigilia delle elezioni parlamentari, le Forze Armate ucraine hanno sferrato un massiccio attacco con droni contro Mosca e le regioni circostanti.

Tuttavia, il piano del nemico è fallito: oltre 900 droni sono stati abbattuti dalle forze di difesa aerea russe. In precedenza, veniva riferito quotidianamente che venivano intercettati tra i 200 e i 400 droni ucraini.

Qual è il significato di tutti questi dati? È una questione di soldi. I droni sono indubbiamente più economici dei missili avanzati che costano milioni di dollari, ma hanno comunque un costo di decine, a volte centinaia, di migliaia di dollari.

Quindi, Kiev lancia quasi un migliaio di droni, di cui circa il 95-99% viene abbattuto. Quanto costa tutto questo? Se ipotizziamo che un drone costi 50.000 dollari (che corrispondono all’incirca a 5 milioni di rubli, e il prezzo è probabilmente molto più alto), allora il costo di una singola raffica è di circa 50 milioni di dollari. E naturalmente, a ciò si associa un costo finanziario, superiore a zero, ma comunque significativamente inferiore al costo del lancio dei droni.

Ne consegue, quindi, che il lancio dei droni ucraini rappresenti da tempo un onere ingente per il bilancio dell’Ucraina, mentre i danni inflitti alla Russia sono, in confronto, molto più modesti.

Fonte

Ieri un articolo di Reuters riportava che Il presidente della Commissione parlamentare ucraina per il bilancio ha ammesso che i costi giornalieri della guerra per l’Ucraina ammontano a 190 milioni di dollari. Ciò significherebbe che una simile raffica di droni potrebbe rappresentare una parte significativa dell’intero bilancio militare stanziato per ciascun periodo. Questo dovrebbe chiarire rapidamente perché un’operazione di tale portata prolungato le campagne con i droni sono infatti non sostenibile per l’Ucraina, e qualsiasi affermazione contraria da parte di Zelensky è una bugia volta a dare l’impressione che l’Ucraina abbia ancora la possibilità di fare qualcosa di significativo contro la Russia.

Rinfreschiamoci la memoria su come si è svolta la nuova “campagna di 40 giorni” di “sanzioni aeree” dell’Ucraina contro la Russia. Dalle minacce alle suppliche per un cessate il fuoco:

È interessante notare che, due giorni fa, il primo ministro polacco Donald Tusk ha suscitato grande scalpore, essendo apparentemente il primo leader europeo a rendere pubbliche le vere cifre mensili delle vittime ucraine. Egli afferma che sono stati gli stessi ucraini a informarlo che il numero attuale si attesta a 27.000, tra morti e feriti:

Ricordiamo che proprio il mese scorso lo stesso Budanov, in Ucraina, ha ammesso che l’Ucraina ha bisogno di 30.000 nuove “reclute” al mese per sostenere ciò che già esiste:

https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/08/28/8050796/

Pertanto, possiamo tranquillamente ipotizzare che le perdite ucraine si attestino più o meno ai livelli che conoscevamo fin dall’inizio, ovvero intorno alle 30.000 al mese. Teoricamente, di queste, circa 1/4 – 1/3 dovrebbero essere morti, un altro 1/4 circa feriti gravi e definitivamente fuori combattimento, mentre il resto sarebbe costituito da feriti lievi. Su un totale di 27.000 – 30.000, ciò potrebbe significare circa 7.500 morti al mese, altri 7.500 feriti in modo permanente e 15.000 feriti lievi.

Ricordiamo che, per ora, per l’Ucraina è ancora relativamente facile colmare questa lacuna. L’Ucraina conta circa 25 regioni amministrative, ciascuna con poco più di 1.000 insediamenti, paesi e città. Si tratta, in totale, di circa 25.000 insediamenti. Per raggiungere i 30.000 uomini al mese, l’Ucraina deve reclutare 1.000 uomini al giorno, ovvero un solo «maschio in età da combattimento» per ogni insediamento, oppure 40 da ciascuna delle 25 regioni principali, il che non è un compito del tutto impossibile da portare a termine per decine di migliaia di «ufficiali di reclutamento» TCK. Tuttavia, il bacino di reclute continua a ridursi di giorno in giorno, il che diminuisce ulteriormente la disponibilità di manodopera per le industrie ucraine, comprese quelle legate alla produzione militare essenziale.

Come sempre, l’ondata crescente di allarmismo europeo non è altro che una reazione al calo del sostegno all’Ucraina e al crescente deficit di bilancio. I vari piani di emergenza sono tutti falliti e l’Ucraina sta nuovamente esaurendo le risorse per finanziare le sue spese militari in forte aumento.

In occasione del suo primo vertice C8, Zelensky ha definito il deficit “astronomico” e ha sottolineato la necessità di un intervento urgente:

Quest’inverno richiederà uno sforzo e un impegno finanziario straordinari per sostenere l’Ucraina, che subirà danni ingenti a causa del crescente divario tra la potenza di fuoco russa e le capacità di difesa aerea ucraine in costante calo.

Probabilmente l’Europa potrà fare ben poco, se non limitarsi a tappare altre falle con misure provvisorie a breve termine, e la situazione è destinata a continuare il suo naturale declino.


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Secondo quanto riferito, i satelliti russi avrebbero aiutato l’Iran a prendere di mira le basi statunitensi, mentre i sauditi chiedono alla Cina di intervenire, di Simplicius

Secondo quanto riferito, i satelliti russi avrebbero aiutato l’Iran a prendere di mira le basi statunitensi, mentre i sauditi chiedono alla Cina di intervenire

In parole povere17 settembre
 
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Un’inchiesta della CNN sostiene cheche la Russia abbia lanciato “14 satelliti” sul Medio Oriente, i quali, secondo i funzionari dei servizi segreti, avrebbero fornito all’Iran capacità di puntamento senza precedenti alla vigilia dei grandi attacchi di precisione sferrati contro le basi statunitensi all’inizio di quest’anno:

Erin Burnett OutFront@OutFrontCNN

Un’inchiesta della CNN rivela che la Russia avrebbe fornito informazioni satellitari cruciali sulle basi statunitensi, garantendo a Teheran un vantaggio determinante nel conflitto.

3:04 del mattino · 17 settembre 2026· 368.000 visualizzazioni


343 risposte· 1.500 condivisioni· 3,14K Mi piace

Inchiesta della CNN: l’Iran ha migliorato la precisione dei propri attacchi contro obiettivi statunitensi. Ecco in che modo i satelliti russi potrebbero aver contribuito

Quattordici satelliti spia russi hanno sorvolato una base militare statunitense in Arabia Saudita due giorni prima di un devastante attacco sferrato dall’Iran. La tempistica e la sequenza delle operazioni del veicolo spaziale hanno consentito loro di accedere a un’ampia gamma di dati che, secondo funzionari statunitensi e fonti di intelligence internazionali, hanno aiutato Teheran a sferrare alcuni dei suoi attacchi più precisi contro obiettivi americani. Ne parla Tamara Qiblawi della CNN.

Chi si ricorda questo classico??

È ancora incredibile che questo sia una sorpresa per l’Occidente. Proprio ieri un RQ-4D della NATO — una variante del famigerato Global Hawk — è stato avvistato a poche miglia al largo della Crimea, presumibilmente mentre sorvegliava obiettivi terrestri in vista di un imminente attacco ucraino:

Sintesi militare@MilitarySummary

I voli di ricognizione degli Stati Uniti e della NATO sul Mar Nero proseguono a ritmo serrato. In primo luogo, un drone ad alta quota Northrop Grumman RQ-4D Phoenix, operante dalla base aerea italiana di Sigonella, ha effettuato una missione con obiettivo la Crimea. Successivamente, un Bombardier Challenger 650 Artemis …

11:50 · 16 settembre 2026· 1,58K visualizzazioni


7 condivisioni· 25 “Mi piace”

Si chiama “occhio per occhio”.

Nella parte superiore della scheda dati qui sopra è possibile vedere il codice 7600 scritto in rosso. Si tratta del codice di emergenza internazionale da trasmettere in caso di interruzione delle comunicazioni. Diversi account hanno affermato cheL’RQ-4 ha subito un malfunzionamento del sistema di comunicazione ed è stato costretto ad allontanarsi rapidamente dalla zona.

Ma tornando all’articolo della CNN, sorge una domanda fondamentale: cosa dicono ora tutte quelle persone che sostengono che la Russia permetta passivamente il superamento di tutte le sue “linee rosse”, non reagendo all’armamento dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti e all’assistenza fornita da questi ultimi in termini di dati di puntamento per gli attacchi ucraini? Chi, in definitiva, ha pagato il prezzo più alto, la Russia o gli Stati Uniti?

L’Ucraina ha inflitto danni alla Russia, ma non di natura strategica, dato che la Russia continua ad avanzare sul campo di battaglia ed è in grado di impiegare tutte le proprie risorse come prima della guerra. Gli Stati Uniti, d’altra parte, hanno praticamente perso l’intera loro posizione nel Medio Oriente, in parte grazie alle informazioni di intelligence fornite dalla Russia all’Iran — almeno se dobbiamo credere a queste notizie. A prima vista sembrerebbe che la Russia abbia avuto la meglio in questo scontro, dato che le perdite degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state davvero di natura strategica a livello generazionale, a seconda di come continueranno a evolversi gli eventi.

L’Iran ha messo gli Stati Uniti in una posizione sempre più precaria, tanto che ora questi ultimi temono di suscitare l’ira dell’Iran, dato che i potenti attacchi dei persiani sono diventati inarrestabili a causa dell’esaurimento delle scorte di intercettori.

Gregory Brew@gbrew24

L’ultimo attacco statunitense contro una petroliera iraniana risale a 8 giorni fa, il 9 settembre. Poco dopo, l’Iran ha lanciato 20 missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La Giordania e gli Stati Uniti hanno lanciato oltre 70 missili intercettori. Almeno alcuni missili iraniani sono riusciti a superare le difese, danneggiando 9 velivoli statunitensi. Ci sono stati…

17:52 · 17 settembre 2026· 25,2K visualizzazioni


11 risposte· 61 condivisioni· 275 Mi piace

L’Iran sta stringendo la morsa sugli Stati Uniti, che rimangono intrappolati in una sorta di paralisi da escalation a causa della mancanza di opzioni valide e praticabili.

A tal proposito, Phillips P. O’Brien sostiene in un nuovo articolo pubblicato su The Atlantic che l’era americana sia giunta a una fine ingloriosa:

https://www.theatlantic.com/ideas/2026/09/trump-iran-superpower-decline/688639

Egli esordisce dicendo:

L’era americana che seguì la Seconda guerra mondiale era destinata, prima o poi, a finire. Ciò che stupisce è quanto improvvisamente sia arrivato quel momento. Negli ultimi sei mesi, la potenza americana — da tempo incarnata dalle migliori attrezzature belliche al mondo e dal personale militare meglio addestrato, da una rete globale di basi e sistemi logistici, nonché da alleanze militari e diplomatiche con ogni angolo del globo — si è rivelata insufficiente a sconfiggere l’Iran, un regime repressivo ed economicamente stagnante, armato di missili e droni a basso costo.

O’Brien ammette che è stata proprio la distruzione da parte dell’Iran delle principali basi statunitensi nella regione a determinare l’immediata battuta d’arresto dell’aggressione statunitense, una tesi che in un primo momento era stata derisa dai portavoce dell’establishment, finché la realtà non si è lentamente imposta:

L’effetto di queste perdite sulle operazioni statunitensi è stato quasi immediato. Uno dei motivi principali per cui l’amministrazione Trump non ha inasprito il conflitto militare con l’Iran durante l’estate, nonostante tutte le minacce in tal senso, è stata la perdita della base in Bahrein — su cui la Marina faceva affidamento da decenni per rifornire le navi in Medio Oriente. Di conseguenza, la cosiddetta “coda logistica” delle operazioni navali statunitensi ha dovuto estendersi fino a Diego Garcia, un’isola sotto il controllo britannico nell’Oceano Indiano, a più di 2.000 miglia dallo Stretto di Ormuz.

La vulnerabilità delle strutture statunitensi situate nei pressi dell’Iran è talmente elevata e il costo previsto per la loro riparazione è talmente ingente che, come Il Washington Post come riportato il mese scorso, i funzionari dell’amministrazione potrebbero non volerli ricostruire affatto.Un modo per interpretare la situazione è quello di considerarla come “un’occasione unica in una generazione per il Pentagono di riconsiderare la propria presenza” nella regione del Golfo Persico, come afferma il Post come si suol dire. Ma il fatto è che difendere le infrastrutture chiave anche da un nemico tecnologicamente meno avanzato come l’Iran non è qualcosa che le forze armate statunitensi siano attualmente in grado di fare.

Il paragrafo chiave, tuttavia, è sicuramente questo, in cui O’Brien spiega in che modo la Cina abbia surclassato in modo straordinario gli Stati Uniti in tutti i principali fattori moderni che determinano il vero potere militare ed economico:

L’erosione della supremazia manifatturiera americana è una storia vecchia, ma costituisce un elemento chiave per comprendere la fine dell’era americana. Un tempo gli Stati Uniti riuscivano a superare le altre potenze in termini di produzione attingendo al settore civile. Durante la Seconda guerra mondiale, gli americani riorganizzarono l’industria automobilistica per costruire aerei. Oggi, rispetto al resto del mondo, gli Stati Uniti non producono quasi più navi per uso civile. La Cina, al contrario, produce circa il 50% delle navi del mondo e controlla circa l’80 per centodella produzione mondiale di droni. Avendo potenziato le proprie forze armate per prevalere in uno scontro di elevata intensità, gli Stati Uniti semplicemente non dispongono delle attrezzature, delle scorte e delle forze ben riposate necessarie per affrontare la Cina per un periodo di tempo prolungato.

Conclude senza le solite ambiguità melliflue, che lasciano aperta la porta a qualche fantasia di rinascita americana. La sua conclusione è definitiva: l’America è finita:

Tutte le superpotenze del passato hanno finito per declinare. L’emergere dell’Asia orientale come centro della produzione economica mondiale non poteva che ridurre l’influenza americana. Il passaggio da un’era globale all’altra raramente è evidente sul momento. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina quattro anni e mezzo fa, il potenziale dei droni prodotti in serie non era ancora chiaro. Fino a febbraio scorso, pochi esperti avrebbero previsto che gli Stati Uniti — un colosso mondiale da oltre 80 anni — sarebbero finiti per trovarsi così in difficoltà a causa dell’Iran.Ma il conflitto mette in luce un aspetto importante: L’era americana è giunta al termine. Il dominio globale degli Stati Uniti non può continuare senza le fonti di potere che lo hanno reso possibile.

È interessante che egli osservi che “pochi esperti avrebbero previsto” la pesante sconfitta inflitta dall’Iran agli Stati Uniti. In realtà, chiunque avesse un po’ di cervello l’aveva facilmente prevista, compreso il nostro umile blog, fin dall’inizio.

In questo raro momento di autocelebrazione, il vostro umile autore ha chiesto alla modalità “esperto” di Grok AI di leggere tutti i nostri articoli pertinenti su Substack e di stabilire quali previsioni fossero state formulate sul conflitto iraniano sin dall’inizio:

Citazioni specifiche relative alle previsioni formulate fin dai primissimi giorni del conflitto:

Link

Ma soprattutto, mentre il mondo intero si scagliava contro la riduzione della “potenza di fuoco” dell’Iran nelle prime settimane di guerra, noi siamo stati tra i pochi blog a sostenere con sicurezza il contrario:

Link

Beh, cosa possiamo dire? Forse “analisti” come Phillips P. O’Brien farebbero bene a smettere di dare retta ai giornalisti da quattro soldi del mainstream e a rivolgersi invece a fonti che hanno dato prova di affidabilità.

Secondo quanto riferito, Trump avrebbe dichiarato ad Axios di trovarsi di fronte a un importante punto di svolta nei rapporti con l’Iran:

https://www.axios.com/2026/09/17/trump-axios-interview-iran-war

Giovedì il presidente Trump ha dichiarato ad Axios di trovarsi di fronte a un bivio cruciale nella guerra con l’Iran, ovvero se riprendere gli attacchi su larga scala nel tentativo di porre fine al conflitto.

«Devo prendere una decisione importante. Voglio intervenire e annientarli [il regime iraniano] o no? È una decisione importante. Potrebbe succedermi di tutto».

Queste sono solo altre sciocchezze di un perdente vanaglorioso: un tentativo di compensare la mancanza di alternative fingendo di avere un potere che non ha mai posseduto. A questo punto gli Stati Uniti non possono annientare nulla, né lo faranno; quel tempo è ormai passato da un pezzo. Come avevamo già chiarito nell’ultimo articolo, l’Iran è giocare sul serio, e gli Stati Uniti non hanno più la forza d’animo necessaria per far fronte alla pressione che la superpotenza regionale è ora in grado di esercitare.

Come ultimo aggiornamento, nuove immagini satellitari mostrano i lavori segreti in corso lungo l’oleodotto est-ovest saudita. A quanto pare, i sauditi stanno ora cercando di aggirare le stazioni di pompaggio danneggiate tramite una conduttura di emergenza deviata che, letteralmente, aggira la stazione:

Mizar Vision@MizarVision

ARABIA SAUDITA | In corso lavori di deviazione d’emergenza sul gasdotto Est-Ovest Le nuove immagini satellitari di Vantor del 16 settembre sembrano mostrare squadre di operai sauditi impegnati nella rapida costruzione di una deviazione temporanea attorno a una delle stazioni di pompaggio danneggiate nell’attacco della scorsa settimana. Secondo quanto riferito, gli operai sarebbero …

19:47 · 17 settembre 2026· 65,3K visualizzazioni


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Timelapse:

Le nuove immagini satellitari di Vantor, risalenti al 16 settembre, sembrano mostrare squadre di operai sauditi impegnate nella rapida costruzione di una deviazione temporanea attorno a una delle stazioni di pompaggio danneggiate nell’attacco della scorsa settimana.

Secondo quanto riferito, si vedono alcuni operai impegnati nella posa e nella saldatura di due nuove sezioni di conduttura, che potrebbero consentire al flusso di greggio di aggirare l’impianto danneggiato.

Reuters ha confermato separatamente che tre stazioni di pompaggio lungo la cruciale conduttura est-ovest sono state colpite e che l’Arabia Saudita sta lavorando per ripristinare il flusso. Le riparazioni complete potrebbero richiedere 5–6 settimane, anche se le operazioni parziali potrebbero riprendere prima.

Se portato a termine con successo, il bypass potrebbe ridurre in modo significativo le interruzioni su una delle rotte alternative di esportazione del petrolio più importanti al mondo.

Ciò suggerisce ovviamente che i danni siano ben più gravi di quanto si pensasse in precedenza, dato che hanno deciso di deviare il traffico intorno alle stazioni anziché ripristinare immediatamente le stazioni stesse.

Gli esperti dovranno esprimersi in merito, ma dal punto di vista teorico e logico, deviare il flusso intorno alla stazione di pompaggio dovrebbe comportare un rallentamento significativo della portata del greggio nella conduttura, dato che la stazione non fornisce il necessario aumento di pressione. Ciò significherebbe che questa “soluzione rapida” non rappresenta una soluzione definitiva.

Si diceva che la linea Est-Ovest trasportasse il 4-5% dell’intero approvvigionamento mondiale di petrolioe si dice che un precedente attacco a una sola stazione di pompaggio, avvenuto all’inizio dell’anno, abbia ridotto l’approvvigionamento di 700.000 barili al giorno. Questa volta sono state colpite tre stazioni.

Resta da vedere se l’attacco sia stato solo un avvertimento, per ora, o l’inizio di una campagna sistematica volta a continuare a danneggiare l’oleodotto in modo permanente. Secondo le ultime notizie, l’Arabia Saudita starebbe implorando la Cina di intervenire e costringere l’Iran a porre fine alla sua campagna contro gli asset sauditi, ma sembra che la Cina si sia limitata a “trasmettere il messaggio” all’Iran senza chiedere alcun favore né fornire indicazioni dirette.

Resoconto dello scontro@clashreport

BIG: L’Arabia Saudita ha chiesto alla Cina di esercitare pressioni in via riservata sull’Iran affinché freni gli Houthi dopo la loro occupazione della costa yemenita sul Mar Rosso e di Bab al-Mandeb. Tre fonti iraniane affermano che Pechino abbia trasmesso il messaggio a Teheran, andando oltre i propri appelli pubblici alla moderazione. La risposta dell’Iran: …

14:27 · 17 settembre 2026· 10,8K visualizzazioni


10 risposte· 28 condivisioni· 150 “Mi piace”

Ora Bloomberg riferisce che la Russia sta aumentando i propri flussi di petrolio:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-15/russia-boosts-oil-exports-as-middle-east-war-sends-prices-soaring

Il prezzo del greggio russo degli Urali è balzato a 120 dollari al barile, superando quello del Brent secondo diverse stime:

Come pensi che si evolverà la convergenza tra la crescente crisi energetica ed economica e le imminenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti?


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Gli esperti dichiarano imminente una crisi dei carburanti a causa delle guerre globali che soffocano le forniture._ di Simplicius

Gli esperti dichiarano imminente una crisi dei carburanti a causa delle guerre globali che soffocano le forniture.

Simplicius
Sep 15
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Esperti di tutto il mondo stanno ora affermando che ci troviamo di fronte a una grave crisi energetica causata da una “tempesta perfetta” di fattori scatenanti, tra cui le reciproche ritorsioni energetiche tra Ucraina e Russia, nonché l’improvvisa intensificazione degli attacchi sferrati dall’asse Houthi-Iran contro le infrastrutture energetiche strategiche dell’Arabia Saudita.

https://www.wsj.com/business/energy-oil/oil-executives-say-the-great-fuel-crisis-is-here-b6b32030

Il WSJ riporta:

I dirigenti delle compagnie petrolifere americane hanno avvertito per mesi che la chiusura prolungata dello Stretto di Ormuz avrebbe inevitabilmente provocato una crisi dei carburanti. Ora, sostengono che tale crisi sia già realtà.

Da oltre sei mesi le scorte commerciali di carburante in tutto il mondo si stanno esaurendo e le riserve strategiche di greggio non possono più essere attinte in misura significativa. Gli attacchi della scorsa settimana hanno causato l’interruzione di un oleodotto fondamentale in Arabia Saudita che aggirava lo Stretto, lasciando a terra almeno 2,5 milioni di barili al giorno in un mercato petrolifero globale già in difficoltà, secondo le stime degli analisti.

L’ultimo fattore determinante è stata la notizia secondo cui l’Arabia Saudita sta annullando le “spedizioni di petrolio greggio” verso l’Europa per il resto del mese di settembre, con voci che ora ipotizzano che tale sospensione si protragga anche nel mese di ottobre.

Negli ultimi giorni, gli Houthi hanno sferrato attacchi di grande portata contro alcune infrastrutture petrolifere saudite, tra cui l’impianto di Aramco a 18,485593, 42,505660 geolocalizzazione:

ULTIME NOTIZIE: Secondo quanto riportato da Reuters, le operazioni di carico di petrolio sono state sospese a Yanbu, il principale porto saudita sul Mar Rosso, a seguito del precedente attacco all’oleodotto est-ovest.

I serbatoi di stoccaggio del petrolio sono in fiamme a seguito di un presunto attacco missilistico degli Houthi contro l’impianto di stoccaggio di Aramco ad Abha, a nord di Abha, in Arabia Saudita.

18,485593, 42,505660

A circa 500 miglia da lì è stata colpita anche la raffineria di petrolio Yasref, situata nella città di Yanbu, sulla costa del Mar Rosso:

La lettera di Hormuz@HormuzLetter

ULTIME NOTIZIE: Sembra che questa mattina gli Houthi yemeniti abbiano colpito direttamente la raffineria YASREF di Yanbu, sulla costa saudita del Mar Rosso. Si tratta di una joint venture tra Aramco e Sinopec con una capacità di 400.000 barili al giorno e uno dei maggiori esportatori di gasolio del Mar Rosso. Le immagini mostrano un vasto incendio, con…

13:43 · 15 settembre 2026· 478.000 visualizzazioni


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Nel frattempo, il fondamentale oleodotto Est-Ovest, destinato a fungere da linea vitale per reindirizzare i flussi di greggio provenienti da Hormuz, è stato individuato nelle nuove immagini satellitari di Maxar dopo l’attacco che lo ha reso inoperativo il 10 settembre. A quanto pare, multiplole stazioni di pompaggio lungo il lungo percorso sono state distrutte, rendendo l’attacco ben più grave di quanto inizialmente stimato:

È improbabile che il sito venga riaperto a breve. Gli esperti intervistati da Reuters hanno stimato che ci vorranno diverse settimane, con la possibilità che prima di allora vi siano alcuni flussi “parziali” di greggio:

https://www.reuters.com/business/energy/saudi-pipeline-outage-threatens-loss-4-global-oil-supply-2026-09-13/
https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-15/mbs-and-saudi-arabia-face-crisis-with-key-oil-pipeline-shut-for-weeks

Tuttavia, vista la facilità con cui è stato possibile colpire il sito, chi può escludere che i responsabili — che si trovassero in Iraq o nello Yemen — non potessero semplicemente continuare a colpirlo ancora?

Ora i prezzi del gasolio negli Stati Uniti sono saliti alle stelle in modo allarmante:

La lettera di Kobeissi@KobeissiLetter

ULTIME NOTIZIE: I prezzi del gasolio negli Stati Uniti raggiungono ufficialmente un nuovo record di 6,26 dollari al gallone, con un aumento di oltre l’80% in 9 mesi. Gli autotrasportatori pagano ora quasi 3,00 dollari in più al gallone per il gasolio rispetto a gennaio. Questo ha fatto salire i prezzi medi del carburante in California, uno degli Stati più costosi…

17:44 · 15 settembre 2026· 195.000 visualizzazioni


126 risposte· 369 condivisioni· 2,77K Mi piace

Trump ha attribuito la crisi del gasolio agli attacchi dell’Ucraina alle infrastrutture russe di raffinazione del gasolio:

Che politica estera incoerente, pigra, ipocrita, priva di principi e decisamente maleducata: «Lasciamoli scioperare su ciò che vogliono, ma per ora non sul gasolio, perché è proprio lì che stiamo subendo i colpi più duri!»

Questo tipo di diplomazia miope e maldestra è come spegnere alla rinfusa, uno alla volta, incendi casuali, mentre contemporaneamente se ne innescano di nuovi senza volerlo. Trump pensa che gli Stati Uniti possano comportarsi in modo sconsideratamente ostile nei confronti del mondo intero, fornendo senza scrupoli armi all’Ucraina per distruggere settori chiave delle infrastrutture russe, attaccando spietatamente l’Iran, ecc., e poi si chiede perché le ripercussioni stiano iniziando ad avvelenare l’economia nazionale.

Ora i rendimenti obbligazionari globali sono saliti alle stelle sia negli Stati Uniti che in Europa: i rendimenti dei titoli a 10 anni statunitensi e britannici hanno raggiunto i livelli più alti dal 2007, mentre quelli tedeschi, secondo quanto riportato, hanno toccato i livelli più alti dal 2006:

ULTIME NOTIZIE: Il rendimento dei titoli decennali sale al 5,04%, il livello più alto dal luglio 2007.

Ciò fa salire il tasso di interesse medio sui mutui trentennali al 7,17%.

Possedere una casa è ufficialmente un lusso. – Fonte

Nel quadro del suo tentativo maldestro e artificioso di risolvere la situazione, Trump ha annunciato una tregua reciproca in materia di energia che non ha mai avuto luogo, l’ennesima di una lunga serie di falsità volte a placare il gregge nazionale:

Sia Zelensky che i rappresentanti russi hanno smentito l’esistenza di un simile cessate il fuoco e, a riprova di ciò, proprio questa mattina entrambi i Paesi hanno colpito gli impianti energetici dell’altra parte.

L’analista russo Victor Leonov ha avanzato una teoria interessantesecondo cui la Russia e l’Iran starebbero collaborando per smantellare l’ordine monetario ed economico occidentale:

Perché l’Iran e la Russia prendono di mira gli impianti energetici?

Nel contesto della guerra in Ucraina e delle tensioni in Medio Oriente, le stazioni di servizio, i depositi di petrolio e carburante, gli impianti energetici, le infrastrutture e le raffinerie sono costantemente presi di mira dalla Russia e dall’Iran. Allo stesso tempo, le rotte di trasporto e energetiche, come lo Stretto di Ormuz e Bab al-Mandab, sono completamente bloccate. Perché sta accadendo tutto questo? Perché la Russia e l’Iran agiscono in modo coordinato e qual è il loro obiettivo?

La risposta a queste domande deriva dal fatto che la Russia e l’Iran hanno concordato di distruggere il sistema capitalista occidentale e americano, provocando una crisi energetica attraverso attacchi mirati alle infrastrutture energetiche e alle vie di trasporto.Il meccanismo funziona così: attaccare e distruggere queste strutture riduce la produzione e l’approvvigionamento energetico, mentre la chiusura dello Stretto di Ormuz e di Bab al-Mandab comporta una riduzione analoga dell’approvvigionamento e della disponibilità a livello globale.

Di conseguenza, i prezzi dei carburanti e dell’energia in generale iniziano a salire e a registrare un’impennata. L’aumento dei prezzi comporta una maggiore pressione sul settore industriale globale, che deve procurarsi il carburante a prezzi molto più elevati. Allo stesso tempo, aumentano anche i costi di trasporto e l’inflazione economica inizia a crescere. Di conseguenza, le banche centrali sono costrette ad aumentare i tassi di interesse per tenere sotto controllo l’inflazione, il che a sua volta rallenta e indebolisce l’economia. In questo modo, la produzione e l’attività manifatturiera si indeboliscono gradualmente, mentre il settore industriale si trova ad affrontare una grave minaccia.

Con questo metodo, la Russia e l’Iran stanno mettendo a rischio l’industria, la crescita economica e l’attuale ordine mondiale, al punto che le fabbriche potrebbero chiudere e l’industria, nella sua forma attuale, potrebbe non essere più in grado di andare avanti. Poiché l’industria è la pietra angolare del capitalismo moderno, passo dopo passo l’attuale ordine mondiale si avvicina al collasso man mano che si aggrava la crisi energetica.

Pertanto, la Russia e l’Iran intendono sfruttare questa strategia per abbattere e trasformare l’attuale ordine mondiale, guidato in modo unipolare dagli Stati Uniti. Per questo motivo, sono da prevedersi ulteriori bombardamenti contro stazioni di servizio, depositi di petrolio, gas e carburante, oltre a nuovi attacchi contro impianti e infrastrutture energetiche.

Non sono convinto che si tratti di un’operazione così coordinata volta a “abbattere il capitalismo”, ma è una linea di pensiero interessante, soprattutto se si considera che l’Iran e la Russia sono in grado di rafforzare le proprie rotte commerciali verso est, ostacolando al contempo le linee di vita economiche dell’Occidente. È più probabile che la Russia e l’Iran stiano semplicemente reagendo in modo difensivo per colpire i propri avversari nei loro punti più sensibili. La Russia era ben felice di fornire energia all’Occidente per mantenere in funzione l’«ordine capitalista» occidentale, fino a quando l’Ucraina non ha iniziato a mettere sotto pressione le stesse infrastrutture energetiche russe.

La tariffa giornaliera di noleggio di una superpetroliera sulla rotta dal Golfo Persico alla Cina ha raggiunto per la prima volta nella storia 1 milione di dollari.

Al momento della stesura di questo articolo, diverse fonti riferiscono che gli Houthi avrebbero minato lo stretto di Bab al-Mandab, il che sembrerebbe contraddire le loro precedenti affermazioni secondo cui il transito sarebbe vietato solo ai mezzi di trasporto sauditi:

Faytuks Network@FaytuksNetwork

Gli Houthi hanno posato delle mine nello stretto di Bab al-Mandab, secondo quanto riferito da una fonte militare yemenita all’agenzia di stampa tedesca DPA

22:26 · 15 settembre 2026· 29,5K visualizzazioni


23 risposte· 154 condivisioni· 556 “Mi piace”

Se le notizie fossero vere — insieme agli attacchi su larga scala alle infrastrutture petrolifere saudite — ciò potrebbe rappresentare una campagna su vasta scala volta a infliggere un colpo mortale all’economia del regime saudita.

Una cosa è certa: mentre Trump continua a trattare il conflitto con l’Iran come una sorta di distrazione occasionale o un terreno di gioco per la propria vanità, l’Iran sta portando la situazione all’estremo. Per l’Iran, il conflitto è una questione di sopravvivenza, come dimostrano chiaramente due recenti avvenimenti:

In primo luogo: circolano notizie secondo cui l’Iran si starebbe preparando a mobilitare fino a un milione di persone per l’addestramento, in vista della creazione di 1.000 battaglioni di riserva denominati “battaglioni della resistenza nazionale”, in preparazione a un possibile conflitto futuro.

Iran Observer@IranObserver0

⚡️ULTIME NOTIZIE: Tutti gli iraniani hanno ricevuto un SMS per registrarsi alla mobilitazione Le forze armate iraniane stanno iniziando ad addestrare 1.000 nuovi battaglioni (circa un milione di persone) L’addestramento non richiederà molto tempo, poiché in Iran vige il servizio militare obbligatorio per tutti gli uomini

7:19 · 15 settembre 2026· 536.000 visualizzazioni


176 risposte· 1,37K condivisioni· 7.760 Mi piace

A conferma della notizia sopra riportata, Lo riporta il Jerusalem Postche in tutto l’Iran sono stati affissi cartelloni pubblicitari che promuovono l’arruolamento nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC).

Il Jerusalem Post scrive in merito alla nuova campagna:

Appello ai volontari per mobilitare i giovani

Macmillan ha sottolineato che l’Iran sta cercando di mobilitare i giovani attraverso questi messaggi, offrendo loro addestramento all’uso delle armi, alla lettura delle mappe e alle tecniche di primo soccorso necessarie nelle zone di combattimento, nell’ambito di una campagna volta ad ampliare le unità di tipo Basij oltre la “base tradizionale” di sostenitori.

La nuova generazione di attivisti dimostrerà agli iraniani e all’Occidente che il regime «è ancora in grado di organizzare manifestazioni di massa dopo mesi di tensione», nonostante la crisi economica, la guerra e la violenta repressione delle proteste, ha affermato.

«Si tratta di un appello al volontariato, diffuso attraverso i canali ufficiali e tramite SMS di massa. È un’iniziativa ufficiale del governo iraniano, un messaggio di mobilitazione politico-militare, non un avviso neutrale di pubblica utilità», ha osservato.

In secondo luogo, Fonti giornalistiche iraniane riferiscono chesecondo cui un importante deputato iraniano avrebbe affermato che un gruppo di parlamentari ha elaborato un “progetto di legge urgente” per il ritiro dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare. Secondo quanto riferito, il progetto di legge sarà sottoposto a votazione non appena “il comitato direttivo del parlamento lo avrà approvato”.

La parte più sorprendente dell’intervista al deputato è il suo appello diretto all’Iran affinché si doti di armi nucleari, dato che l’aggressione degli Stati Uniti ha reso questa scelta una «necessità inevitabile»:

«È meglio effettuare al più presto i test necessari per le armi nucleari» perché l’Iran ha bisogno di una deterrenza nucleare e il possesso di armi nucleari è ormai una «necessità inevitabile».

Certo, non dobbiamo reagire in modo esagerato, poiché ci sono già stati in passato legislatori così provocatori e l’iniziativa probabilmente non porterà a nulla, soprattutto perché il presidente iraniano Pezeshkian ha continuato a schierarsi contro l’acquisizione di armi nucleari. Ma tutto ciò dimostra che i leader e il popolo iraniani stanno assumendo una posizione più rigida, consolidandosi attorno a un nucleo unificato, e considerano gli attacchi dell’asse USA-Israele contro il loro Paese come una minaccia esistenziale da affrontare come un cancro, piuttosto che come uno spettacolo vanitoso finalizzato all’immagine pubblica.

Alla luce di ciò, la CBS ha “divulgato” una serie di nuove foto che mostrano scene di distruzione mai viste prima nelle basi statunitensi a seguito degli attacchi iraniani:

https://www.cbsnews.com/news/new-photos-damage-u-s-kuwait-saudi-arabia-iran-drone-missile-attacks

Mario Nawfal riporta l’elenco dei beni distrutti:

Le immagini sono state inviate in forma anonima da militari in servizio attivo.

Le parole di un soldato: «Non stiamo difendendo queste basi. Stiamo solo a guardare mentre vengono distrutte».

Cosa mostrerebbero, secondo quanto riferito, le foto:

– Base aerea del Principe Sultan, Arabia Saudita: una E-3 Sentry con la coda recisada una fusoliera carbonizzata

– Base aerea del Principe Sultan: edifici e caserme sventrate che sorgono accanto a muri a T in cemento intatti, fortificazioni costruite per resistere a colpi di mortaio e granate in una guerra combattuta a 300 miglia di altitudine

-Camp Buehring, Kuwait: file di roulotte distrutte nell’area di raccolta principale delle truppe di terra e dei mezzi corazzati dell’Esercito

-Camp Buehring: veicoli bruciati all’aperto

-Camp Arifjan, Kuwait: danni strutturali a un edificio presso il più grande centro logistico americano della regione

– L’IG ha calcolato che in otto paesi sono andati persi quasi 60 velivoli e attrezzature per un valore di 3,7 miliardi di dollari.

Hegseth ha definito i missili che hanno ucciso sei persone a Shuaiba “squirters”, un termine che indica quei rari casi in cui un missile riesce a sfuggire a un sistema di difesa funzionante.

Queste foto dimostrano che la difesa non sta funzionando, e chi si trova all’interno del perimetro lo sa bene.

Fonte: CBS News / Autore: Daniel

Raccolta delle “fughe di notizie”:

Un nuovo rapporto del Pentagono elenca le “perdite ufficiali” di quella guerra fallita:

Alcuni analisti hanno analizzato i dati e, a quanto pare, hanno calcolato che le perdite per sortita dell’Operazione Epic Fury sono state tra le più elevate nella storia degli Stati Uniti:

È chiaro che l’Iran sia solo all’inizio, e che lo storico errore di Trump abbia innescato un rinnovamento nazionale che difficilmente potrà mai più rallentare, ora che il genio è uscito dalla lampada e la vulnerabilità senza precedenti degli Stati Uniti è stata messa a nudo.


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Gli esperti affermano che l’Ucraina sta perdendo il proprio vantaggio tecnologico a causa delle innovazioni rivoluzionarie della Russia, di Simplicius

Gli esperti dichiarano che l’Ucraina sta perdendo il suo vantaggio tecnologico a causa dell’innovazione rivoluzionaria russa.

Simplicius13 settembre∙
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Sono circolati due articoli illuminanti sull’Ucraina, che rivelano il clima sempre più cupo che regna dietro le quinte tra gli intellettuali e i personaggi influenti dell’establishment riguardo alla situazione attuale e alle prospettive future dell’Ucraina.

Va sottolineato che i media mainstream stanno assumendo toni sempre più schietti nelle loro valutazioni, come si evince da diversi articoli recenti che invocano “onestà” nel dibattito occidentale sul vero status dell’Ucraina.

Il problema è che l’onestà deve partire dai principi fondamentali: ciò significa stabilire i fatti più elementari, fondamentali e cruciali di un determinato scenario. Nel caso dell’Ucraina, una valutazione basata sui principi fondamentali dovrebbe derivare dai costi di guerra quantificabili di base, in particolare quello relativo a vittime. Se l’Occidente non è in grado di analizzare con onestà la situazione dell’Ucraina perdite effettivese lo facesse con la stessa frequenza settimanale con cui lo fa per la Russia, non si avvicinerebbe mai alla realtà dei fatti. Questo perché praticamente tuttiMolti dei problemi attuali dell’Ucraina derivano dall’elevatissimo numero di vittime, ed è proprio questo il problema fondamentale che l’Occidente continua a ignorare palesemente.

Passiamo ora ai pezzi.

Il primo articolo tratto da Spectator lancia un messaggio forte:

https://spectator.com/article/ukraine-is-losing-the-war-kushner-witkoff/

L’articolo inizia con tre “conclusioni deprimenti” sulla scia dell’ultimo, inutile botta e risposta diplomatico tra Kushner e Witkoff:

Vladimir Putin non ha modificato minimamente i suoi obiettivi di guerra dal 2022 e rimane determinato a continuare a combattere. Donald Trump non ha alcun nuovo piano di pace se non quello di porre fine alla guerra in Ucraina alle condizioni di Putin. E Kiev sta esaurendo sia i fondi che gli uomini necessari per difendersi, proprio come ha già esaurito i missili intercettori Patriot per proteggere i propri cieli dai bombardamenti del Cremlino.

Queste sono le tre conclusioni deludenti che si possono trarre dall’ultima serie di incontri diplomatici a Mosca e Kiev condotti dal genero di Trump, Jared Kushner, e dall’inviato speciale Steve Witkoff.

L’autore mantiene il tono cupo della sua analisi nel descrivere il crescente vantaggio della Russia sul campo di battaglia, che avrà un ruolo chiave nella nostra interpretazione che seguiremo più avanti:

Ma soprattutto, mentre il Cremlino prosegue la sua spietata campagna volta a rendere invivibili le città ucraine, a distruggere l’economia del Paese e a privarlo del suo futuro, la capacità di Kiev di difendersi è seriamente messa in dubbio.

Parte dell’incubo che si sta consumando in Ucraina è di natura tattica. Ciascuno dei sistemi d’attacco a lungo raggio della Russia è diventato sempre più devastante. Una nuova generazione di droni d’attacco Geran a propulsione a reazione, molto più veloci e precisi rispetto ai vecchi modelli iraniani Shahed, viene dispiegata su larga scala. La Russia sta sviluppando almeno due nuovi sistemi di missili da crociera a basso costo e sta intensificando la produzione di missili balistici lanciati dall’aria e da terra.«Questa è una guerra tra città e infrastrutture. Nessuno la vincerà», ha dichiarato questo fine settimana al Guardian Serhii Beskrestnov, consigliere di Zelensky in materia di tecnologie di difesa e figura di spicco dell’apparato difensivo di Kiev. «L’attacco è diventato più forte della difesa». Beskrestnov prevede che l’Ucraina non riuscirà a procurarsi un numero sufficiente di missili per proteggere completamente le città ucraine dalla devastazione quest’inverno.

L’articolo è sorprendentemente perspicace nella sua analisi sincera dei mille modi in cui l’Ucraina sta perdendo la guerra:

Ma una parte consistente della sconfitta dell’Ucraina, che si sta lentamente delineando, è di natura strategica…

…il terzo e più grave errore è il rifiuto di prendere in seria considerazione la possibilità di coinvolgere il Cremlino in negoziati di pace, nonché la convinzione ostinatamente radicata che incoraggiare l’Ucraina a combattere all’infinito porterà in qualche modo, come per magia, alla vittoria.

Cosa ancora più importante, l’autore fa riferimento all’imminente disastro di bilancio dell’Ucraina in un momento in cui la disponibilità europea a concedere prestiti senza fine si è esaurita:

Il momento cruciale – in cui quelle promesse si scontreranno definitivamente con la realtà – arriverà presto sotto forma di un’imminente crisi fiscale a Kiev. Il primo ministro ucraino Serhii Koretsky ha recentemente annunciato che Kiev ha già speso la maggior parte dei fondi destinati alla difesa per il 2026 e si trova ad affrontare un incombente buco di bilancio di 26 miliardi di euro (30 miliardi di dollari), nonostante un recente prestito di 90 miliardi di euro (104 miliardi di dollari) concesso dall’UE. Quel prestito, ottenuto dopo mesi di trattative a Bruxelles, ha rappresentato il massimo che l’UE è realisticamente in grado di raccogliere. Mentre l’Ucraina si appresta ad affrontare l’inverno più duro e devastante di tutta la guerra, sta per esaurire non solo i missili Patriot e gli uomini per il fronte, ma anche i fondi necessari per continuare a combattere.

Un esempio calzante:

https://www.wsj.com/world/europe/defending-ukraine-is-getting-more-expensive-and-europe-is-struggling-to-foot-the-bill-eaecea4a

Il colpo di scena finale dell’autore è il più onesto e realistico: invece di invocare subdolamente un aumento delle armi e un’escalation senza fine, come hanno fatto la maggior parte di questi articoli nei loro paragrafi conclusivi, l’autore ammette che l’unico modo rimasto per salvare l’Ucraina è dialogare diplomaticamente con la Russia, osservando giustamente che ogni singola offerta di pace è stata progressivamente peggiore della precedente:

Cosa può salvare l’Ucraina dal collasso politico e militare? Ci sono segnali che indicano che il tabù politico europeo sul dialogo con Putin si stia incrinando. Alice Weidel dell’AfD tedesca, reduce dalla vittoria alle elezioni in Sassonia, ha chiesto “un canale aperto con la Russia per giungere a un’intesa e raggiungere una soluzione pacifica”. Secondo Iuliia Mendel, addetta stampa di Zelensky dal 2019 al 2021, «stanno emergendo nuove forze, che stanno diventando sempre più forti» e che rappresentano «la nostra unica possibilità per un’Europa pacifica… Più armi non ci salveranno. Non l’hanno mai fatto».

Ad oggi, ogni successiva proposta di pace si è rivelata peggiore per Kiev rispetto alla precedente. Sembra che l’intenzione chiara di Putin sia quella di infliggere alle città ucraine un ultimo, brutale colpo prima di porre definitivamente fine alla guerra alle sue condizioni, forse l’anno prossimo. L’amministrazione Trump ha da tempo rinunciato all’idea di sostenere una vittoria completa dell’Ucraina, e spetterà agli storici decidere se quella decisione di ritirare gli aiuti e le armi americane sia diventata una profezia che si autoavvera. L’Europa, dal canto suo, continua a fare belle promesse. Ma non ha alcun piano concreto per aiutare, o salvare, l’Ucraina dalla furia del Cremlino – tanto meno per schiacciare l’economia russa o spezzare la volontà di Putin.

Questo ci porta al prossimo articolo, il più significativo, corredato da due titoli alternativi:

https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/09/09/how-russia-is-erasing-ukraines-battlefield-advantage/

L’articolo è stato scritto per il Washington Post dall’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che ha vissuto una seconda carriera in ascesa come organizzatore e imprenditore nel settore delle tecnologie belliche anti-russe. Sulla scia di un recente viaggio a Kiev, la valutazione di Schmidt è più cupa che mai:

Ho viaggiato in Ucraina durante tutta la sua lunga guerra con la Russia, aiutando le forze armate ucraine a sviluppare tecnologie all’avanguardia per il campo di battaglia. Ma sono tornato da questo ultimo viaggio più preoccupato di quanto non lo sia mai stato dai primissimi giorni dell’invasione.

Prosegue poi descrivendo con lucidità come la Russia stia acquisendo una superiorità tecnologica determinante sull’Ucraina, grazie all’avvio di una massiccia industrializzazione in tempo di guerra che può essere eguagliata solo dall’intero Occidente messo insieme:

La Russia sta diventando sempre più abile nel condurre questo conflitto, e Washington deve rendersi conto che sta virando verso una strategia di guerra totale, mobilitando le proprie fabbriche e le proprie risorse umane per costringere l’Ucraina alla resa con i bombardamenti.Per sconfiggere la Russia oggi non basta più la semplice fornitura di armi. L’Ucraina avrà bisogno che l’Occidente mobiliti le proprie risorse collettive in misura tale da superare il nemico in termini di produzione e resistenza.

L’Ucraina ha goduto a lungo di un vantaggio asimmetrico, scrive. Mentre la Russia puntava sulla “massa industriale”, ovvero sulla quantità piuttosto che sulla qualità, l’Ucraina ha sfruttato l’innovazione come contrappeso. Ora, afferma, la Russia ha compiuto un balzo in avanti in entrambicategorie: una portata senza precedenti, unita a un’innovazione fulminea che sta riducendo l’Ucraina a brandelli:

Questo vantaggio si sta rapidamente riducendo. Quando l’Ucraina ha sviluppato intercettori in grado di distruggere gli sciami di droni Shahed russi, la Russia si è adattata, schierando Shahed a reazione più veloci e molto più difficili da intercettare. La Russia sta attualmente implementando una costellazione di satelliti in grado di rivaleggiare con Starlink, che le unità di droni ucraine utilizzano per colpire le forze russe nell’Ucraina occupata. Per anni la strategia del Cremlino è consistita nel contrapporre la forza industriale all’innovazione ucraina, ma ora sta combinando tale forza con le proprie innovazioni.

È interessante notare che il suo articolo ruota attorno al tema della “sopravvivenza all’inverno”. L’Ucraina ha bisogno di aiuto, poiché l’inverno più rigido di tutta la guerra si avvicina rapidamente. I fili della vicenda si stanno intrecciando davanti ai nostri occhi: l’establishment si è reso conto che l’Ucraina, ferita, zoppicante e a corto di fondi, quest’inverno sarà ormai agli sgoccioli.

https://www.reuters.com/world/ukraine-braces-harsh-winter-russian-attacks-hit-economy-2026-09-12/

L’articolo di Reuters riferisce che la chiusura dei porti di Odessa da parte della Russia sta mandando in tilt il bilancio dell’Ucraina.

[La presidente della commissione parlamentare per il bilancio, Roksolana Pidlasa] ha affermato che la guerra sta diventando sempre più costosa e che l’Ucraina non è più in grado di finanziare interamente le proprie esigenze di difesa attingendo alle risorse interne, come aveva fatto negli anni precedenti.

Ora la Russia sta prendendo di mira i valichi di frontiera dall’Ucraina verso la Romania e la Moldavia. Il posto di controllo di Orlovka, al confine con la Romania, è stato colpitoall’inizio di settembre, mentre il posto di controllo di Starokazachye, che conduce in Moldavia, è stato preso di mira nella notte del 9 settembre:

https://hromadske.radio/news/2026/09/09/unochi-rf-atakuvala-punkt-propusku-starokozache-na-kordoni-z-moldovoiu-ie-zahybli-ta-poraneni

Questi posti di blocco venivano utilizzati dall’Ucraina lungo le rotte terrestri nel tentativo di trasportare il proprio grano dopo che i terminal cerealicoli di Odessa erano stati messi fuori uso. Ma ora anche queste rotte vengono bloccate dalla Russia, privando l’Ucraina delle entrate necessarie in un momento critico.

Il tema dominante che emerge dai rapporti sopra citati, compreso quello di Eric Schmidt, è il modo in cui la Russia si sta adattando e innovando, in particolare attraverso l’uso di una nuova generazione di droni che stanno mettendo in difficoltà le difese aeree ucraine, incapaci di tenere il passo:

https://www.ft.com/content/7f01b434-0209-4783-b8eb-5a095ca5bd4f

L’articolo del Financial Times riportato sopra verte sugli ultimi modelli russi di Geran a reazione, le serie -4 e -5:

I nuovi droni russi Geran-4 e Geran-5, dotati di motore a reazione, hanno martellato le città ucraine nelle ultime settimane, eludendo le difese aeree con una frequenza molto maggiore rispetto ai loro predecessori a elica, rappresentando così una nuova grave minaccia.

Si tratta di un cambiamento sorprendente per un esercito le cui conquiste sul campo di battaglia, dall’invasione di Vladimir Putin nel 2022, sono state ottenute a un costo umano enorme e con pesanti perdite di equipaggiamento di epoca sovietica. Sebbene l’Ucraina si sia distinta nell’innovazione tecnologica in campo difensivo a livello nazionale, secondo gli esperti i nuovi droni dimostrano che anche la Russia è in grado di sviluppare, perfezionare e impiegare nuove armi su larga scala.

Una delle rivelazioni che ha fatto scalpore contenute nel rapporto è che gli sviluppi russi relativi a questi droni hanno spinto l’Iran a mostrare un forte interesse nell’acquisizione delle ultime versioni per uso proprio:

Secondo funzionari occidentali della sicurezza e una fonte vicina al Cremlino, le capacità della Russia nel campo dei droni sono migliorate a tal punto che quest’anno Teheran ha chiesto a Mosca di fornirle droni Geran di ultima generazione da impiegare nella guerra contro Israele e gli Stati Uniti.

In particolare, le squadre antidrone mobili ucraine hanno riscontrato estrema difficoltà a tenere il passo con questi droni. In precedenza, i Geran a elica, che volavano lentamente, venivano individuati dai radar e da altri sistemi di preallarme, il che consentiva alle squadre antidrone mobili a bordo di pick-up “tecnici” di raggiungere rapidamente un punto di intercettazione lungo la traiettoria di volo del drone. Ma i droni a reazione ora impediscono tutto ciò, poiché i veicoli terrestri civili semplicemente non possono raggiungere una velocità sufficiente per intercettare le traiettorie di volo dei droni.

L’Ucraina intercetta solo circa il 60% dei droni a propulsione a reazione, rispetto alle percentuali comprese tra il 90% e il 95% che raggiunge abitualmente rispetto ad altre versioni, secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’aeronautica militare Yuriy Ihnat.

«Probabilmente presto vedremo questi droni dotati di capacità di occultamento», e questo significa che diventerà ancora più costoso produrli, acquistarli e utilizzarli, ma anche distruggerli”, ha affermato.

Una volta che questi droni saranno integrati con il sistema russo “Starlink”, denominato Rassvet e attualmente in fase di implementazione, ciò rappresenterà un problema del tutto nuovo e inarrestabile per l’Ucraina, in particolare nelle regioni dell’estremo ovest che finora hanno goduto di una relativa sicurezza nelle “retrovie” protette.

Un importante comandante ucraino ha recentemente suscitato scalpore ammettendo che ciò porterà alla sconfitta totale dell’Ucraina entro il prossimo anno:

ULTIME NOTIZIE: Entro il prossimo anno la Russia disporrà di una copertura di comunicazione satellitare su tutto il territorio dell’Ucraina, “e questo porterà alla nostra sconfitta,”ha affermato il comandante del 1° Battaglione d’assalto delle Forze armate ucraine, “Perun”.

Un importante analista ucraino esprime una valutazione altrettanto pessimistica:

Link

Per ora l’economia russa continua ad andare avanti, contrariamente alle previsioni occidentali più catastrofiche che ne prevedevano il crollo. Secondo Bloomberg:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-09/russia-records-its-biggest-monthly-budget-surplus-in-a-year

Concludiamo con un video in cui Medvedev torna a smentire le voci secondo cui la Russia avrebbe bisogno di una sorta di mobilitazione di massa per sconfiggere l’Ucraina, un meccanismo di difesa ormai diffuso tra i sostenitori dell’Ucraina, alla disperata ricerca di un vantaggio narrativo:


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Le forze Ansar Allah lanciano una campagna lampo per cambiare gli equilibri regionali, di Simplicius

Le forze Ansar Allah lanciano una campagna lampo per cambiare gli equilibri regionali

Simplicius
Sep 11
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Ieri, il gruppo yemenita Ansar Allah è riuscito a conquistare a sorpresa un’ampia fascia di territorio precedentemente controllata dalle forze nazionali sostenute dall’Arabia Saudita. Il principe ereditario MBS ha persino supplicato Trump di intervenire sferrando un attacco contro i “ribelli”, come riportato da Axios, cosa che Trump avrebbe rifiutato di fare.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS) ha chiamato due volte giovedì il presidente Trump, esortandolo a lanciare attacchi contro gli Houthi mentre il gruppo sostenuto dall’Iran si avvicinava a un punto strategico fondamentale del Mar Rosso, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi ad Axios.

Trump ha rifiutato e i funzionari statunitensi hanno sottolineato che, per il momento, l’amministrazione non ha intenzione di intervenire direttamente contro gli Houthi.

Quest’ultima offensiva ha scatenato una vera e propria tempesta in tutto il Medio Oriente, soprattutto perché è stata accompagnata da un attacco senza precedenti all’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, che era stato annunciato come la carta vincente degli Stati Uniti e dei loro alleati per superare il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz:

Iran Observer@IranObserver0

⚡️ULTIME NOTIZIE: Gli Stati Uniti hanno confermato che l’oleodotto saudita Est-Ovest è stato danneggiato Le stazioni di pompaggio sono state colpite da proiettili provenienti dall’Iraq o dallo Yemen Di conseguenza, non è possibile trasportare 7 milioni di barili di petrolio al giorno Gli oleodotti non rappresentano un’opzione praticabile per aggirare …

19:48 · 11 settembre 2026· 30,9K visualizzazioni


30 risposte· 202 condivisioni· 1,15K Mi piace

Fonte

Le immagini diffuse mostrerebbero, secondo quanto riferito, la stazione di pompaggio di questo oleodotto che è stata colpita:

ayden@squatsons

Nuove immagini mostrano i danni causati dagli attacchi missilistici degli Houthi contro due stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita Le stazioni di Al-Dhekraa e Al-Misbaah sono state messe fuori servizio.

19:06 · 11 settembre 2026· 6.840 visualizzazioni


3 risposte· 29 condivisioni· 242 Mi piace

Immagini satellitari del punto in cui è stato colpito il gasdotto:

Per la cronaca, tutti hanno dato per scontato che fossero stati gli Houthi a colpire l’oleodotto, ma secondo quanto riferisce la CNNche dietro l’operazione potrebbe esserci stato un gruppo di resistenza iracheno, mentre Al Jazeera riferisce che anche l’Arabia Saudita ha confermato la notizia. Reuters riferisce che un comandante iracheno è stato destituito dopo che è stato “confermato” che i droni provenivano dall’Iraq:

https://www.reuters.com/world/middle-east/iraqi-military-commander-dismissed-after-drone-attacks-against-saudi-arabia-2026-09-11/

IL CAIRO, 12 settembre (Reuters) – Un comandante militare iracheno è stato destituito sabato mattina, dopo che le indagini hanno confermato che gli ultimi attacchi con droni contro l’Arabia Saudita provenivano dall’Iraq,secondo una dichiarazione diffusa dall’ufficio del primo ministro iracheno.

Secondo quanto riportato nel comunicato, il comandante ha guidato le operazioni nella provincia di Maysan, nel sud dell’Iraq.

D’altra parte, potrebbe semplicemente essere una strategia per minimizzare gli ultimi successi degli Houthi, perché, come altri hanno sottolineato oggi, la maggior parte dei canali dei media mainstream, per qualche motivo, sta cercando di nascondere sotto il tappeto questo attacco al gasdotto. Secondo alcune notizie, ora si sostiene cheche l’intero gasdotto è stato chiuso “a titolo precauzionale”, anche se non è stata specificata la durata di tale chiusura.

Faytuks Network@FaytuksNetwork

ULTIME NOTIZIE: L’Arabia Saudita annuncia di aver chiuso l’oleodotto Est-Ovest come misura precauzionale, affermando che giovedì è stato oggetto di diversi attacchi. Gli attacchi hanno causato diversi feriti.

20:28 · 11 settembre 2026· 23,5K visualizzazioni


20 risposte· 151 condivisioni· 615 Mi piace

Il Wall Street Journal@WSJ

Ultime notizie: l’Arabia Saudita ha chiuso un oleodotto fondamentale che consentiva alle esportazioni di petrolio di aggirare lo Stretto di Hormuz, affermando che era stato oggetto di ripetuti attacchi

on.wsj.com

L’Arabia Saudita chiude l’oleodotto che rappresentava una deviazione fondamentale dallo Stretto di Hormuz

21:42 · 11 settembre 2026· 59,6K visualizzazioni


28 risposte· 116 condivisioni· 277 “Mi piace”

Ricordiamo come, per mesi, uno degli argomenti più discussi fosse stato se l’Iran fosse in grado di colpire questo oleodotto saudita e di neutralizzare di fatto la capacità del Regno di deviare il proprio petrolio, rendendo lo Stretto di Hormuz “superfluo”, come Trump si vantava che sarebbe accaduto.

Cosa siamo oggi a quanto pareSi tratta di una campagna coordinata da parte dell’Iran volta a stringere definitivamente il cappio attorno agli Stati Uniti e ai loro alleati. Non può essere una semplice coincidenza che, pochi giorni dopo che l’Iran aveva sferrato il più grande attacco degli ultimi mesi contro obiettivi statunitensi e annunciato un’ampia espansione del proprio blocco dello Stretto di Hormuz, improvvisamente i suoi alleati Houthi siano intervenuti per infliggere un colpo devastante all’asse statunitense.

Secondo quanto riferito, gli Houthi avrebbero ormai conquistato l’intera area strategica dello stretto di Bab al-Mandab nel Mar Rosso, garantendo all’Iran e ai suoi alleati il controllo totale su una fetta enorme del traffico marittimo mondiale:

Fonte

Certo, Finora i rappresentanti di Ansar Allah hanno dichiaratoSolo alle navi saudite sarà vietato il passaggio attraverso Bab al-Mandab:

Il capo negoziatore e portavoce Mohammed Abdusalam (Abdulsalam) ha dichiarato: «Non c’è alcuna chiusura di Bab al-Mandab, come alcuni suggeriscono… [la misura] si limita a un blocco marittimo che riguarda solo la parte saudita».

Il colpo più duro è stato inferto con la conquista di Mocha, importante porto del Mar Rosso affacciato sullo stretto, proprio mentre il prezzo del petrolio schizzava a 105 dollari al barile e i prezzi del gasolio negli Stati Uniti raggiungevano per la prima volta nella storia il massimo di 6 dollari:

https://www.ft.com/content/cd652b20-1fa3-4a51-bea7-4d7e33b1eaa2

I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno conquistato il porto yemenita di Mocha, sul Mar Rosso, mentre avanzano verso sud in direzione dello stretto di Bab al-Mandeb, una via navigabile fondamentale per il commercio marittimo internazionale.

La conquista di Mocha rappresenta un duro colpo per l’Arabia Saudita e per le forze yemenite da essa sostenute, e costituisce una spinta per l’Iran nel suo tentativo di mantenere alta la pressione sui prezzi globali dell’energia.

È evidente che l’asse iraniano sta stringendo una morsa su tutta la regione, senza che nessuno abbia una risposta. Ciò è dovuto al fatto che le forze iraniane sfruttano l’asimmetria delle tattiche di guerra ibrida, che si integrano perfettamente con i punti deboli e le capacità dei loro nemici. Non c’è nulla di più facile da colpire di enormi navi goffe in un minuscolo e stretto corridoio d’acqua per una nazione la cui ineguagliabile specialità sono i droni a basso costo, i missili e altre tecnologie di sorveglianza, e che dispone di una moltitudine di forze proxy e partigiane usa e getta che pullulano in tutta la regione.

Gli Stati Uniti e i loro alleati, come l’Arabia Saudita, hanno ormai trascorso decenni investendo tutto il loro denaro e riponendo tutte le loro speranze in sistemi altamente tecnologici e di prestigio, che però si rivelano inadeguati di fronte ai nuovi metodi di guerra a basso costo maturati nell’era della nostra rivoluzione neo-industriale, caratterizzata da una produzione iper-globalista delocalizzata, dall’approvvigionamento di componenti e CPU all’estero, ecc. Le multinazionali occidentali hanno «democratizzato» le materie prime e la produzione industriale per spremere e spillare profitti dai paesi del terzo mondo, e ciò ha permesso all’intero Sud del mondo «in via di sviluppo» di accedere a tecnologie standardizzate e pronte all’uso, che possono essere prodotte in serie a basso costo nelle officine e impiegate per contrastare qualsiasi sistema «di prestigio» e ingombrante utilizzato dai prestanome del complesso militare-industriale occidentale per gonfiare i propri portafogli azionari.

Ho appena saputo che, a quanto pare, gli Houthi avrebbero utilizzato l’IA Claude di Anthropic per sviluppare la propria tecnologia missilistica avanzata:

Resoconto dello scontro@clashreport

Gli Houthi hanno utilizzato Claude Code per sviluppare un software di guida missilistica: Anthropic Anthropic afferma che alcuni operatori nel nord dello Yemen hanno eseguito istanze parallele di Claude Code per progettare un software di guida, simulare traiettorie e analizzare un test missilistico fallito.

clashreport.com

Gli Houthi hanno utilizzato il codice Claude per sviluppare un software di guida missilistica: Anthropic · Clash Report

15:49 · 11 settembre 2026· 15,2K visualizzazioni


9 risposte· 32 condivisioni· 130 “Mi piace”

L’Occidente voleva una fabbrica che sfruttasse la manodopera a livello globale, ma si è ritrovato invece con una rivoluzione proletaria armata e un’intifada antimperialista, tutto in uno.

In un’intervista con Ryan Morgan di Epoch Times, il segretario della Marina degli Stati Uniti Hung Cao ha fatto una confessione scioccante:

Il segretario della Marina degli Stati Uniti Hung Cao in un’intervista:

«Gli iraniani hanno ridotto il Bahrein in macerie. Non c’è alcun posto dove la Marina degli Stati Uniti possa attraccare. Abbiamo istituito una task force incaricata di valutare se abbandonare la struttura [NSA Bahrein].»

Beh…

Nel nostro ultimo articolo avevamo riferito degli ultimi attacchi sferrati dall’Iran il 9 settembre contro la base statunitense in Giordania; ora le principali testate giornalistiche hanno confermato che, in effetti, numerosi velivoli statunitensi sono stati danneggiati durante gli attacchi:

https://www.cbsnews.com/news/multiple-us-military-aircraft-damaged-iran-strikes-military-base-jordan/

Dal servizio della CBS riportato sopra:

Un A-10 Thunderbolt, un velivolo d’attacco noto come Warthog, è stato colpito e ha perso un’ala, secondo quanto riferito dalle fonti.

Circa otto F-15 hanno riportato danni lievie sono stati rimessi in servizio, secondo quanto riferito da persone a conoscenza dei danni, che hanno parlato con CBS News a condizione di rimanere anonime poiché non erano autorizzate a rilasciare dichiarazioni pubbliche.

Ben otto F-15 sono stati colpiti, anche se sostengono che fossero già stati riparati, cosa altamente improbabile e sospetta. Sappiamo per certo che i velivoli danneggiati sono stati più di quanti ne ammettano perché erano già trapelate alcune foto degli elicotteri danneggiati che venivano trasportati via su camion.

Trump ha continuato a insistere sulla sua fallacia dei costi irrecuperabili, sostenendo che le ambizioni nucleari dell’Iran rappresentassero una minaccia così grave per il mondo. Qui scherza dicendo che, se l’Iran avesse avuto armi nucleari, avrebbe dovuto inginocchiarsi e adulare l’Ayatollah come un leccapiedi:

C’è forse un motivo più valido per cui l’Iran — o qualsiasi nazione, se è per questo — ad acquisire armi nucleari, piuttosto che il video qui sopra? Trump potrebbe anche stare girando uno spot pubblicitario a favore della proliferazione nucleare.

Ora è chiaro che l’Iran e le sue forze stanno acquisendo un vantaggio decisivo e l’iniziativa strategica sulla regione. Proprio mentre scriviamo, l’Iran ha sferrato un nuovo attacco contro le navi che tentavano di attraversare la “rotta d’oro” del contrabbando di Trump nelle acque territoriali dell’Oman. Possiamo solo supporre che il blocco totale di Bab al-Mandab sia riservato come colpo di grazia finale per un’escalation, qualora dovesse rendersi necessario. Non è saggio giocare tutte le proprie carte migliori troppo presto e, per il momento, l’Iran non ha l’urgenza di ricorrere alla sua carta finale dell’Armageddon. Il semplice fatto di avere i propri proxy in posizione di controllo per attuare un blocco in qualsiasi momento è di per sé un messaggio di deterrenza sufficientemente efficace.

Trump ha ora fatto capire di ritenere che la guerra finirà “dopo le elezioni di medio termine”. Sembra piuttosto che Trump stia cercando di mantenere la guerra a un livello di bassa intensità, senza innescare alcuna escalation significativa fino al termine delle elezioni di medio termine, al fine di evitare che la natura scandalosa di questa debacle comprometta le possibilità dei repubblicani di rimanere al potere. Dopo le elezioni di medio termine, Trump probabilmente ritiene di poter tornare a giocare ancora una volta «duro» con l’Iran, soprattutto considerando che gli Stati Uniti avranno rifornito parte delle proprie scorte, concesso agli equipaggi dei gruppi aeronavali il necessario riposo e ricreazione e forse – nella mente ottimista di Trump – recuperato un po’ di capitale politico grazie a una vittoria alle elezioni di medio termine che potrebbe rafforzare il mandato di Trump e dargli slancio per un’azione più decisa.

Ecco perché la narrazione prevalente in questo momento ruota attorno al timore che la guerra possa protrarsi fino alla fine del suo mandato e oltre. (Ma, ehi, almeno non è lunga come la Seconda guerra mondiale o quella del Vietnam!… almeno non ancora.)

Secondo le ultime notizie, Ansar Allah si è avvicinato alla città strategica di Marib e minaccia di conquistarla, poiché Le forze sostenute dall’Arabia Saudita, ormai allo sbando, iniziano a ritirarsi in fretta e furia:

Iran Observer@IranObserver0

⚡️ULTIME NOTIZIE: Ansarullah (gli Houthi) dello Yemen hanno lanciato operazioni offensive nella provincia di Marib, ricca di petrolio In questo momento sono in corso violenti scontri Se Marib cadesse nelle mani degli Houthi, questi ultimi controllerebbero il centro nevralgico energetico dello Yemen

22:12 · 11 settembre 2026· 54,2K visualizzazioni


49 risposte· 617 condivisioni· 3,16K Mi piace

Grandi convogli delle forze sostenute dall’Arabia Saudita nello Yemen si stanno preparando a evacuare dalla città di Marib verso l’Hadramawt. –Fonte

Sembra che l’Iran abbia compiuto un ulteriore passo avanti verso una situazione regionale scacco matto scacco matto, mentre i pedoni passati della difesa persiana si avvicinavano alla linea di promozione finale, sotto lo sguardo del re nemico tremante, accerchiato nella sua fortezza in H1.

Il nemico sconfitto metterà da parte il proprio orgoglio e proporrà una patta per salvare la faccia, oppure continuerà a resistere fino a una fine ignobile per mato scoperto?

Conoscendo le inclinazioni del Re Arancione, l’esito più probabile è quello descritto dal famoso proverbio sui piccioni:

Suona familiare, vero?


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L’Iran annuncia l’inasprimento del blocco navale, mentre la flotta statunitense è nuovamente costretta alla fuga nel più grande attacco degli ultimi mesi, di Simplicius

L’Iran annuncia l’inasprimento del blocco navale, mentre la flotta statunitense è nuovamente costretta alla fuga nel più grande attacco degli ultimi mesi.

Simplicius 9 settembre
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Ieri sera l’Iran ha lanciato un altro massiccio attacco contro obiettivi statunitensi nella regione, il più grande attacco di questo tipo dall’inizio dell’anno. L’obiettivo era la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, nonché basi navali statunitensi nella regione. Come si può vedere nel video qui sotto, gli Stati Uniti hanno impiegato un’enorme quantità di missili Patriot, secondo alcune stime oltre 100, che rappresenterebbero una parte consistente delle scorte rimanenti di questi missili.

I colpi diretti alla base aggirano le difese dei Patriots:

Come si può vedere, molti missili balistici iraniani hanno superato lo scudo antimissile e colpito i loro obiettivi. Sono circolate diverse notizie di decine di soldati statunitensi feriti, che il CENTCOM ha categoricamente smentito.

La lettera di Hormuz@HormuzLetter ULTIM’ORA: Un gran numero di soldati statunitensi feriti vengono trasportati in aereo alla base aerea di Ramstein, in Germania, alcuni in condizioni critiche, a seguito degli attacchi missilistici balistici iraniani di questa notte contro le basi aeree di Muwaffaq Salti e Prince Hassan in Giordania, secondo una fonte giordana ad Al… 02:00 · 9 settembre 2026 · 485.000 visualizzazioni286 risposte · 2.260 condivisioni · 9.450 Mi piace

Tuttavia, alcuni video mostravano elicotteri statunitensi danneggiati che venivano trainati via dalla base giordana su dei rimorchi dopo l’attacco.

Mappatura AMK @AMK_Mapping_ Finora gli Stati Uniti hanno lanciato in Giordania quasi 100 intercettori Patriot PAC-2/3. L’Iran ha lanciato circa 30 missili balistici. Si tratta del più grande attacco iraniano degli ultimi mesi e gli Stati Uniti stanno esaurendo completamente le loro rimanenti scorte di intercettori. AMK Mapping  @AMK_Mapping_Almeno 12 missili balistici sono stati lanciati contro la Giordania. Si segnala attività di difesa aerea. Alcuni missili sono diretti verso la base aerea di Muwaffaq Salti.22:07 · 8 settembre 2026 · 480.000 visualizzazioni102 risposte · 496 condivisioni · 3.250 Mi piace

L’Iran ha affermato di aver colpito una portaerei statunitense, ma in passato tali affermazioni si sono rivelate false.

Un interessante sviluppo emerso dagli ultimi due attacchi è che, secondo quanto riportato, l’Iran avrebbe utilizzato per la prima volta un missile balistico antinave contro navi da guerra statunitensi. Lo ha riferito il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohsen Rezai:

Alcune fonti indicano che il missile “misterioso” a cui fa riferimento sia il Qassem Bassir , presentato nel 2025. Si dice che abbia una gittata di 1.200 km, ben superiore ai circa 300 km dei missili iraniani tradizionali, come abbiamo analizzato approfonditamente in precedenza qui:

L’Iran rappresenta una vera minaccia per le compagnie aeree statunitensi? Finalmente una risposta definitiva al dibattito.
Simplicio·10 marzo
L'Iran rappresenta una vera minaccia per le compagnie aeree statunitensi? Finalmente una risposta definitiva al dibattito.
Nella puntata precedente avevamo accennato a uno degli argomenti più dibattuti, ovvero l’opzione estrema di un attacco da parte dell’Iran contro una portaerei americana, e alla sua effettiva capacità di attuarla. Per approfondire l’argomento, ho deciso di dedicare un articolo dettagliato alle questioni più complesse legate a un’operazione di questo tipo e ai motivi per cui l’Iran potrebbe non essere così in grado di realizzarla come molti credono.
Leggi la storia completa

Ora, i notiziari iraniani riferiscono che le portaerei e le navi da guerra statunitensi si sono immediatamente allontanate di 500 km dopo l’ultimo attacco iraniano:

https://wanaen.com/irgc-spokesman-iranian-forces-struck-us-aircraft-carrier-at-500-kilometer-range/

WANA (9 settembre) – In dichiarazioni rilasciate ai giornalisti a margine di un incontro, il portavoce delle forze armate del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato che tutte le navi statunitensi si sono ritirate di almeno 400 chilometri dalle acque costiere iraniane in seguito agli attacchi avanzati dell’Iran.

Ha osservato che prima dell’operazione “Ramadan”, nel Golfo Persico erano presenti circa 30-40 navi da guerra statunitensi, ma ha affermato che oggi non ne rimane nemmeno una nella regione. Ha aggiunto che tutte le navi statunitensi si sono allontanate di almeno 400 chilometri dalla costa iraniana.

L’ultimo attacco di questo tipo, avvenuto il 5 settembre, è stato confermato dal CENTCOM e ha costretto una portaerei statunitense a manovre evasive, il che avvalora le affermazioni dell’Iran secondo cui le navi statunitensi avevano quantomeno un motivo per fuggire.

https://www.centcom.mil/MEDIA/PUBLIC-RELEASES/Article/4591744/centcom-destroys-3-irgc-oil-tankers-after-iran-targets-2-us-navy-warships/

Leggi l’ultima parte dell’articolo di notizie iraniano:

Il portavoce ha attribuito questa ritirata al dispiegamento da parte dell’Iran di nuove armi e missili avanzati, affermando che le forze iraniane mantengono la capacità di colpire obiettivi a distanze superiori a 400 chilometri. Ha inoltre dichiarato che le forze iraniane avevano recentemente preso di mira una portaerei statunitense situata a 500 chilometri di distanza , ribadendo che lo Stretto di Hormuz rimane un centro di forza militare iraniana per scoraggiare qualsiasi aggressione straniera.

Queste azioni rientravano in una nuova iniziativa lanciata dall’Iran per controllare una zona più ampia al di fuori dello stretto di Hormuz, come avveniva in precedenza.

https://www.washingtonpost.com/business/2026/09/06/iran-us-war-strait-hormuz-ship-attack/9d856a64-a9c1-11f1-9e38-f705d048bd5a_story.html

Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (SNSC), il generale Mohsen Rezaei, ha annunciato che nei prossimi giorni verrà istituita una nuova zona a traffico limitato al di fuori dello Stretto di Hormuz , avvertendo che qualsiasi imbarcazione che entri nell’area senza coordinamento con Teheran verrà inserita nella lista delle sanzioni iraniane.

Si noti quanto segue: il nuovo blocco non inizierà solo in prossimità dello Stretto stesso, ma dalla linea di blocco della Marina statunitense, che si trova ben al di fuori del Golfo dell’Oman:

In un’intervista televisiva andata in onda domenica sera, Rezaei ha dichiarato che la zona “inizierà dalla linea di blocco della Marina statunitense e si estenderà in alcune parti del Golfo Persico”, coprendo il tratto verso i porti di carico. Le navi che si dirigono verso lo stretto da entrambi i lati ed entrano nell’area designata, ha aggiunto, saranno soggette a sanzioni con conseguenze per l’assicurazione e per il transito futuro.

L’Iran ha limitato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz sin dai primi giorni della guerra tra Stati Uniti e Israele, iniziata alla fine di febbraio e conclusasi con un cessate il fuoco all’inizio di aprile in seguito alle operazioni militari di rappresaglia della Repubblica islamica, che si sono rivelate efficaci.

Ricordiamo che la linea rossa sottostante delimita la linea di blocco statunitense, mentre quella blu indica principalmente le aree in cui si concentrava il blocco iraniano:

Ora l’Iran intende intensificare il proprio blocco navale fino a raggiungere e superare la linea di blocco statunitense.

L’aspetto più interessante riguarda il perché di questo fenomeno, e ciò si ricollega alla domanda che abbiamo posto nel precedente articolo a pagamento .

Come discusso in quell’articolo, una teoria prevalente è che il blocco statunitense stia iniziando a imporre costi economici concreti all’Iran, che ha dovuto affrontare una grave inflazione e altri problemi, costringendolo ad agire con maggiore rapidità e assertività per estromettere gli Stati Uniti dalla regione e porre fine al blocco.

Potrebbe benissimo essere vero, ma ciò non implica comunque che l’Iran stia “perdendo la guerra”, bensì che abbia calcolato il rapporto costi-rischi del mantenimento dello status quo rispetto a un’escalation strategica, giungendo probabilmente alla conclusione di avere ora a disposizione un numero sufficiente di carte per cui l’escalation sarebbe meno rischiosa rispetto al mantenimento dello status quo, economicamente dannoso.

D’altro canto, una forte controargomentazione è che l’Iran è in realtà emerso molto più fiducioso dopo aver dominato gli Stati Uniti nella guerra, e le Guardie Rivoluzionarie hanno semplicemente visto crescere la loro fiducia nelle possibilità di successo negli scontri con gli Stati Uniti, soprattutto alla luce dei noti problemi di approvvigionamento dei caccia intercettori, tra i molti altri segnali negativi per le forze regionali statunitensi:

https://www.nytimes.com/2026/09/04/us/politics/iran-war-intelligence-reports.html

L’articolo del NYT citato sopra riporta:

Secondo quanto riportato dall’intelligence statunitense nelle ultime settimane, l’Iran ha acquisito maggiore fiducia nella propria capacità di attaccare obiettivi in ​​Medio Oriente e sembra determinato a prolungare il conflitto per mesi al fine di frustrare gli Stati Uniti.

Secondo quanto riferito da funzionari informati sui servizi segreti, l’Iran è uscito da mesi di guerra intermittente con una comprensione molto migliore dei propri punti di forza militari ed è più sicuro delle proprie capacità.

Proseguono scrivendo che ora è meno probabile che mai che l’Iran raggiunga un accordo, dato che la fiducia degli iraniani è stata rafforzata da una serie di vittorie, al punto che gli Stati Uniti appaiono più deboli che mai, e qualsiasi accordo con loro rappresenterebbe essenzialmente un compromesso inutile da parte dell’Iran.

“Gli iraniani sono piuttosto fiduciosi della loro posizione”, ha affermato il deputato Jason Crow, democratico del Colorado e membro della Commissione Intelligence. “Hanno subito danni considerevoli, ma questo è sempre stato previsto dal loro sistema. Sanno di potersi permettere dei danni e stanno giocando una partita a lungo termine”.

E perché si sentono così ottimisti?

Il signor Crow si è rifiutato di commentare valutazioni classificate, ma ha affermato che gli iraniani ritengono di trovarsi in una posizione di forza per diverse ragioni. In primo luogo, ha spiegato, la leadership iraniana, un tempo frammentata, è ora più unita e l’opposizione interna è stata messa a tacere. L’Iran, inoltre, continua a possedere un arsenale di missili e droni.

La leadership iraniana sembra inoltre avere una comprensione più precisa di come esercitare il controllo sullo Stretto di Hormuz, che prima della guerra trasportava un quinto del petrolio mondiale.

Nella frase conclusiva dell’articolo, “governo iraniano” potrebbe essere sostanzialmente sostituito con “governo statunitense”:

Il dibattito su chi stia subendo maggiori danni economici complessivi e a lungo termine è stato alimentato dalla notizia odierna che il petrolio Brent è nuovamente balzato oltre i 100 dollari al barile per la prima volta da luglio:

Molti esperti prevedono ora una catastrofe imminente per il diesel, visto che mercoledì i prezzi del gasolio avrebbero raggiunto i 5,94 dollari .

Patrick De Haan@GasBuddyGuyULTIM’ORA: sta per essere scritta una pagina di storia del diesel. 6 dollari al gallone a livello nazionale: un prezzo mai visto prima, a pochi giorni di distanza, ormai inevitabile.17:02 · 9 settembre 2026 · 405.000 visualizzazioni194 risposte · 1.070 condivisioni · 6.120 Mi piace

Come ha reagito Trump a tutti gli ultimi avvenimenti, compresi i feroci attacchi iraniani contro basi e infrastrutture statunitensi? Vedi sotto:

Link ufficiale

L’ex comandante del CENTCOM statunitense ed ex direttore della CIA, David Petraeus, ha ammesso con nonchalance che le basi statunitensi nella parte orientale del Golfo “non sono più economicamente sostenibili”:

Nel frattempo, il Financial Times riporta che le “più grandi nazioni marittime del mondo” hanno avvertito che l’intero trasporto marittimo globale sta iniziando a collassare a causa dell’illegalità derivante dal crollo del cosiddetto ordine basato sulle regole (Ruse Based Ordure):

https://www.ft.com/content/c6517e52-b855-487c-8408-7071936cf3b0​​

Le regole che disciplinano il trasporto marittimo globale si stanno sgretolando, hanno avvertito le maggiori nazioni marittime del mondo, sconvolte dalle guerre e da una flotta ombra in crescita che opera al di fuori della supervisione occidentale.

Per decenni, il settore del trasporto marittimo è stato tutelato da leggi che garantiscono la libera navigazione e la neutralità delle navi commerciali, ma il crollo di questi principi sta ponendo un grave rischio per il commercio globale, secondo un gruppo di 18 potenze marittime mondiali.

È interessante come cerchino di manipolare la situazione, quando in realtà il grande consorzio sembra scaricare la colpa sugli Stati Uniti e i loro alleati:

Questa dichiarazione rappresenta il primo intervento pubblico del CSG dalla sua fondazione, avvenuta oltre 60 anni fa. I membri del gruppo includono Grecia, Singapore, Danimarca, Giappone, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi e Corea del Sud.

“Le rotte marittime sono sempre più strumenti di leva e di rischio”, ha avvertito il CSG, aggiungendo che i recenti eventi dimostrano quanto possa essere “fragile” il sistema del commercio marittimo.

Chi sta trasformando i mari in strumenti di pressione ? Gli aggressori occidentali che hanno strumentalizzato le assicurazioni Lloyd’s per ostracizzare qualsiasi nazione che non si conformi all’imperialismo imposto? Quale fazione abborda e sequestra illegalmente e in modo aggressivo le navi, come si è visto accadere settimanalmente ai danni delle navi russe negli ultimi tempi?

Ogni volta che le regole vengono abusate e violate dall’Occidente a proprio vantaggio, la cosa viene semplicemente considerata “parte del gioco”. Ma quando altre nazioni iniziano a livellare il campo di gioco, seguendo lo stesso insieme di “regole non scritte” concesse solo alle nazioni occidentali privilegiate, improvvisamente i consorzi più grandi, antichi e stimati del mondo devono gridare allo scandalo: “Ma le leggi del giardino e della giungla non sono intercambiabili!”.

L’articolo si conclude affermando che la rivolta scaturita dalla criminale ipocrisia dell’Occidente ha portato la “flotta ombra” mondiale, appartenente principalmente a Russia e Iran, a raggiungere un quinto delle dimensioni dell’intera flotta globale di petroliere:

Allo stesso tempo, le sanzioni imposte da Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito a Russia e Iran hanno causato la rapida crescita di una flotta sommersa di petroliere che , secondo TankerTrackers.com, conta ora più di 1.500 navi , quasi un quinto della flotta mondiale di petroliere . Quasi tutte queste navi sono sprovviste di polizze assicurative tradizionali.

L’Occidente dovrebbe guardarsi dal provocare ulteriormente il mondo intero. Di questo passo, l’ombra potrebbe presto diventare più grande di ciò che la proietta, e a quel punto l’Occidente stesso potrebbe ridursi a una sorta di impero ombra, che si dibatte inutilmente contro l’alba orientale incombente.


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La storica vittoria dell’AfD provoca un’ondata di “sconcerto” nell’establishment tedesco, di Simplicius

La storica vittoria dell’AfD provoca un’ondata di “sconcerto” nell’establishment tedesco

Simplicius 8 settembre
 
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Ieri sera il partito tedesco AfD, spesso oggetto di critiche, ha ottenuto una vittoria schiacciante e storica. Molti stanno già minimizzando l’importanza di questa vittoria, dato che la Sassonia-Anhalt è tecnicamente uno degli Stati più piccoli e meno influenti della Germania. Ma c’è molto di più dei semplici numeri, poiché questa vittoria segna una svolta non solo nella politica tedesca ma anche in quella europea e consolida il graduale declino della classe dirigente globalista che da decenni cerca disperatamente di impedire ai movimenti populisti di arrivare al potere, in particolare utilizzando il “Brandmauer” o “firewall” per reprimere la cosiddetta estrema destra.

La distruzione di questo firewall rappresenta un evento storico, anche se dovesse avvenire per mano di uno Stato apparentemente così insignificante.

Naturalmente, ci sono anche altre critiche. L’AfD è vista da molti come una sorta di cavallo di Troia, un partito tedesco “MAGA” guidato da una donna lesbica, Alice Weidel. Ciononostante, rappresenta una notevole perdita di potere per le élite e una svolta che abbatte una sorta di barriera psicologica, il che non farà altro che dare slancio ad altri partiti anti-establishment, di “estrema destra” o populisti in tutta Europa.

Un altro effetto secondario della vittoria è che ha costretto l’establishment tedesco al potere a riconsiderare le proprie politiche più impopolari, come quelle in materia di immigrazione, per adeguarsi a un contesto in netto mutamento.

Merz ha espresso il proprio “profondo sconcerto” per il risultato elettorale, prevedendo che esso avrà ripercussioni significative sulla Germania nel suo complesso:

L’AfD, tuttavia, è rimasta a soli tre seggi dalla “maggioranza assoluta” che le avrebbe consentito di governare lo Stato da sola. Alcuni commentatori hanno segnalato alcune gravi “anomalie” relative al confronto tra voti per corrispondenza e voti espressi di persona. Proprio come nelle elezioni americane del 2020, caratterizzate da gravi irregolarità, tutti i partiti tranne l’AfD sarebbero stati accusati di aver ottenuto un numero sproporzionato di voti per corrispondenza:

Lord Bebo@MyLordBebo ANOMALIA NEL VOTO PER CORRISPONDENZA: ALCUNI PARTITI HANNO REGISTRATO UN NUMERO MAGGIORE DI SCHEDE PER CORRISPONDENZA NEL 2026 RISPETTO A QUANTO AVVENUTO DURANTE I LOCKDOWN DEL COVID. Questo non ha senso. Perché mai un numero maggiore (o uguale) di persone dovrebbe ricorrere al voto per corrispondenza rispetto a quanto avvenuto durante l’isteria e i lockdown del COVID? È logico che meno persone ricorrano al voto per corrispondenza…Lord Bebo @MyLordBebo ANOMALIA NEL VOTO PER CORRISPONDENZA: TUTTI I PARTITI, TRANNE L’AfD, HANNO OTTENUTO PIÙ VOTI PER CORRISPONDENZA CHE VOTI DI PERSONA! Agli elettori dell’AfD non piace la posta? Ma dai. Come è possibile che tutti gli altri partiti abbiano ricevuto più voti per corrispondenza che voti in persona, e con un margine così ampio? Se eliminassimo i voti per corrispondenza11:27 · 7 settembre 2026 · 37,7K visualizzazioni56 risposte · 381 condivisioni · 1,31K Mi piace

Forse qualcuno potrebbe obiettare che i sostenitori dell’AfD sono più “all’antica” e preferiscono votare di persona, come ha suggerito un utente:

Si può spiegare gran parte di tutto questo senza ricorrere a espedienti.

L’AfD invita i propri elettori a recarsi alle urne. Gli elettori per corrispondenza sono più anziani, più urbani, con un livello di istruzione più elevato. L’ondata del 2026 è stata costituita da ex astenuti ed ex elettori della CDU che votavano solo il giorno delle elezioni.

Questo continua a minare la fiducia. Si ottengono due schede elettorali valide, due Germanie, un unico risultato.

Ma questo può davvero spiegare tali disparità, come si vede in questo grafico?

comazo – Amore per la patria@comazo2@MyLordBebo Ecco un grafico che mostra le differenze tra il voto per corrispondenza e il voto in persona8:35 · 7 settembre 2026 · 51.000 visualizzazioni4 risposte · 27 condivisioni · 216 Mi piace

Certo, questo tipo di partiti populisti e anti-establishment spesso criticano il voto per corrispondenza e invitano espressamente i propri sostenitori a recarsi alle urne di persona. Tuttavia, ciò non può che suscitare grande stupore, soprattutto quando le disparità sono così evidenti e sbilanciate proprio in una direzione “prevedibile”, come sembra sempre accadere.

La vittoria dell’AfD segna un’altra importante pietra miliare: il fatto che il partito al governo scenda per la prima volta sotto il 20% a livello nazionale, il che mette in prospettiva le dimensioni cosiddette “irrilevanti” della Sassonia-Anhalt e indica un cambiamento più ampio che sta investendo la Germania:

Link

Una delle ragioni, ovviamente, è legata alla diffusa insoddisfazione della popolazione nei confronti del governo federale, come emerge da sondaggi come quello riportato di seguito, che mostra un’insoddisfazione pari all’88%:

Link

Nel frattempo, l’AfD ha registrato un’impennata di consensi in molti altri Länder:

Xavi Ruiz@xruiztruL’AfD sta raggiungendo livelli di consenso senza precedenti in Germania. Dopo aver ottenuto il 43,8% in Sassonia-Anhalt, nei sondaggi registra percentuali vicine o superiori al 40% anche in Sassonia e in Turingia. La sua ascesa è più marcata nell’est del Paese, ma il crescente sostegno negli Stati occidentali dimostra che la sua influenza si sta espandendo.12:12 · 7 settembre 2026 · 23,5K visualizzazioni20 risposte · 56 condivisioni · 368 Mi piace

L’establishment è in preda al panico morale, con i media mainstream che sfoderano le solite tattiche allarmistiche sull’ascesa della cosiddetta “estrema destra”, una definizione ritenuta pretestuosa dalla maggior parte delle persone quando si parla dell’AfD:

https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/sep/07/afd-vittoria-in-germania-estrema-destra-europa-democrazia

L’articolo sopra riportato sottolinea che i partiti di estrema destra stanno iniziando a dominare in tutta Europa e che la formazione di coalizioni e le tattiche volte a creare barriere artificiali non funzionano più come un tempo

Sebbene la Sassonia-Anhalt, e la Germania orientale in generale, rappresentino un caso estremo, esse riflettono tendenze simili nel resto dell’Europa. I partiti di estrema destra stanno acquisendo sempre più forza, mentre i vecchi partiti dominanti sono decimati e i sistemi partitici frammentati. Di conseguenza, la formazione di coalizioni sta diventando sempre più complicata, in particolare se si vuole tenere l’estrema destra lontana dal potere. In molti paesi, province e città, la maggior parte dei partiti democratici è costretta a governare insieme per escludere l’estrema destra. Ciò porta spesso a coalizioni inefficienti e instabili, che a loro volta alimentano un’ulteriore insoddisfazione politica e il sostegno all’estrema destra.

Egli sottolinea un punto importante già menzionato da altri esperti: la vittoria dell’AfD costringerà i partiti al governo a un continuo indebolimento, poiché non avranno altra scelta che allearsi tra loro, finendo così per fare proprie le politiche peggiori e più impopolari degli altri.

Come ha giustamente sottolineato il seguente commentatore:

Dries Van Langenhove@DVanLangenhoveI risultati elettorali in Germania sono perfetti. Se la CDU vuole impedire all’AfD di arrivare al potere, dovrà formare una coalizione con TUTTI gli altri partiti, compresi i comunisti di estrema sinistra. Ora sarà ancora più evidente a tutti che c’è solo una vera scelta: la riemigrazione o…20:29 · 7 settembre 2026 · 12,8K visualizzazioni21 risposte · 113 condivisioni · 1,1K Mi piace

Nota di:

I risultati elettorali in Germania sono perfetti.

Se la CDU vuole impedire all’AfD di arrivare al potere, dovrà formare una coalizione con TUTTI gli altri partiti, compresi i comunisti di estrema sinistra.

Ora sarà ancora più evidente a tutti che esiste una sola vera scelta: la riemigrazione o la sostituzione.

I partiti di centro-destra (come la CDU) sono ora costretti a dimostrare a tutti di far parte dello schieramento della sostituzione insieme ai globalisti e ai comunisti.

Per noi era ovvio fin dall’inizio, ma non bisogna mai sottovalutare fino a che punto le masse siano state indottrinate e accecate. Per molti di loro, questa sarà una rivelazione.

Il centro-destra firmerà ora la propria condanna a morte schierandosi con l’estrema sinistra, oppure si frammenterà e verrà assorbito dall’estrema destra.

Ma nonostante sia una veemente apologia dell’euro-liberalismo dell’establishment, che ci è ostile, l’articolo solleva in realtà alcuni punti validi. In particolare, il fatto che la gente abbia iniziato ad allontanarsi dai partiti della classe dirigente perché i loro leader politici hanno esaurito le idee valide per migliorare concretamente la società e la vita dell’uomo comune:

A peggiorare le cose, la maggior parte dei politici tradizionali ha accettato di essere impopolare e cerca di rimanere al potere sostenendo di rappresentare il male minore e mobilitando la gente ad andare a votare contro l’estrema destra. In definitiva, questa situazione è insostenibile. Se i partiti democratici non elaboreranno programmi elettorali stimolanti su ciò che intendono realizzare una volta al governo, i democratici liberali si rifiuteranno di andare a votare e l’estrema destra otterrà la maggioranza dei voti – anche se rappresenta solo una minoranza della popolazione.

L’elaborazione di tali programmi richiederà realismo da parte dei politici…

Uno dei problemi emblematici di questo tipo di analisi, tuttavia, è l’insensata richiesta di “avere la botte piena e la moglie ubriaca” come soluzione alle questioni. L’autore prosegue esortando a concentrarsi maggiormente su una gestione di bilancio più equa, sulla spesa pubblica, sulle misure per l’edilizia abitativa e così via. Ciò non ha alcun senso se si continua a sostenere la posizione dell’establishment europeo, fortemente favorevole alla guerra contro la Russia, alla militarizzazione e all’iniziativa volta a rendere la Germania la potenza militare più forte dell’UE, ecc. Non si può avere tutto: proprio quelle stesse politiche sostenute dai radicali di sinistra europea come l’autore sono le stesse che impediscono la possibilità di elaborare bilanci ragionevoli, occuparsi dell’edilizia popolare e risanare la spesa pubblica.

Lo ha sottolineato la stessa Alice Weidel: «La Germania è di fatto in bancarotta.»

L’attenzione concentrata sulla guerra contro la Russia ha distrutto l’economia tedesca. Ancora una volta: non si può avere tutto, come immagina l’opinionista irrimediabilmente idealista. L’«antidoto» ai mali della Germania è esso stesso intriso proprio del veleno che sta uccidendo la nazione.

Questa settimana Volkswagen ha annunciato la chiusura di altri quattro stabilimenti:

https://www.washingtontimes.com/news/2026/sep/3/consiglio-di-amministrazione-volkswagen-approva-il-taglio-di-50.000-posti-di-lavoro-e-la-cessazione-della-produzione-4/

FRANCOFORTE, Germania — Il consiglio di amministrazione di Volkswagen ha approvato giovedì un piano di riduzione dei costi di ampia portata che prevede il taglio di 50.000 posti di lavoro, il ridimensionamento della gamma di modelli dell’azienda della metà e la cessazione della produzione automobilistica in quattro stabilimenti tedeschi.

A proposito, qualcuno ha mai riflettuto sull’ironia dell’ultima follia autodistruttiva della Germania? Il Paese ha accusato la Russia di terrorismo su larga scala in relazione agli “incidenti” con i droni negli aeroporti tedeschi, ignorando al contempo il vero e proprio atto terroristico comprovato compiuto dall’Ucraina con la distruzione del Nord Stream, che ha di fatto paralizzato l’intera economia tedesca.

Ora la situazione sta chiaramente peggiorando per l’establishment europeo. Le elezioni presidenziali francesi si terranno l’anno prossimo e, secondo tutti gli ultimi sondaggi, Marine Le Pen è già la grande favorita:

Link

Allo stesso modo, nel Regno Unito, il partito Reform di Nigel Farage è balzato in testa nei sondaggi nazionali e, sebbene le elezioni generali non si terranno prima del 2029, lo stesso Farage ritiene che possano tenersi nel giro di alcuni mesi:

Politico – Europa@POLITICOEuropeNigel Farage ha un obiettivo principale: convincere gli elettori di essere pronto ad assumere la carica di primo ministro britannico in occasione di elezioni che, secondo lui, potrebbero tenersi già tra pochi mesi.politico.euNigel Farage vuole diventare un uomo di Stato di livello mondiale. Per prima cosa deve prendere le distanze da Trump. 7:48 · 6 settembre 2026 · 11,3 mila visualizzazioni2 risposte · 2 condivisioni · 13 Mi piace

L’articolo di Politico EU riporta:

Nigel Farage ha un obiettivo prioritario: convincere gli elettori di essere pronto ad assumere la carica di primo ministro britannico in vista di elezioni che, secondo lui, potrebbero tenersi già tra pochi mesi.

Farage ritiene che la grave crisi del governo costringerà a indire una sorta di elezioni anticipate entro il prossimo anno, momento in cui potrebbe arrivare al potere.

Sebbene ciò possa non essere particolarmente probabile, la tendenza in Europa è chiara. I partiti “populisti”, euroscettici e di “estrema destra” stanno lentamente prendendo il sopravvento, gettando nel panico i globalisti, che si affannano a escogitare nuovi stratagemmi e truffe per mantenere il potere ancora per un po’. Questa tendenza è chiaramente il motivo per cui Putin rimane così particolarmente fiducioso riguardo all’Ucraina: sa infatti che, fintanto che la Russia riuscirà a mantenere l’equilibrio economico mentre porta avanti gradualmente la propria campagna militare, le basi di sostegno dell’Ucraina in Europa crolleranno e non resterà quasi più alcuna resistenza.

Il tempo non è più dalla parte dei globalisti, e qualsiasi nuova misura a metà strada che adottino per guadagnare tempo non fa altro che minare ulteriormente le loro stesse piattaforme, mettendo in luce quanto le loro politiche precedenti siano state gravi errori. I partiti della classe dirigente si trovano ora in una vera e propria situazione di zugzwang, incapaci di compiere qualsiasi mossa che non sia dannosa per la loro stessa esistenza: più erigono un «cordone sanitario» contro i partiti di «estrema destra» ora in ascesa, più mettono a nudo sia la propria irrilevanza che la propria malevolenza. Se aprono le porte alla formazione di coalizioni, finiscono per annacquare le proprie politiche radicali – che possono funzionare solo se espresse in tutta la loro forza radicale – oltre ad assorbire i tratti peggiori gli uni degli altri, a scapito della loro immagine pubblica e del loro capitale politico.

In breve: ora sono con le spalle al muro e non hanno via di scampo. Esistono alcuni precedenti citati di un sottile smantellamento di un movimento “di estrema destra” nascente. La Danimarca ci è riuscita con successo nei primi anni 2000, dopo che i partiti al governo avevano adottato alcune delle posizioni anti-immigrati del partito «di linea dura» DF, indebolendo così il crescente predominio del DF. Ma quelli erano tempi diversi: il globalismo non era ancora stato smascherato come causa dell’impoverimento dell’intero continente in misura pari a quella dell’attuale periodo di crisi.

È quasi impossibile che l’attuale schiera di leader fantoccio – alcune delle peggiori caricature della storia – come Merz e compagni riesca a ribaltare la situazione; agli occhi della gente hanno semplicemente perso ogni legittimità.


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