Occasioni mancate della Storia piemontese e dintorni, di Claudio Martinotti Doria

Una possibile rubrica che potremmo intitolare: 

Occasioni mancate della Storia piemontese e dintorni. Peccato che invecchiando scrivo sempre meno, quindi non mi assumo alcun impegno.

–         Quando la Valtellina poteva divenire il 27° Cantone Svizzero (evento che se fosse avvenuto io e mia moglie ora saremmo cittadini svizzeri).

–         Quando il Regno Sabaudo poteva estendersi ai Cantoni Svizzeri di Svitto, Untervaldo, Uri (che sono i cantoni fondatori del primo nucleo della Confederazione Elvetica nel 1291) e Vallese.  Claudio Martinotti Doria

 

 

 

 

Il Cantone dei Grigioni è il più esteso e orientale della Confederazione Svizzera, con una superficie di poco inferiore al nostro Friuli Venezia Giulia ma con soli 200 mila abitanti, nel quale si parlano ben tre lingue, compreso l’italiano, essendoci alcune porzioni di territorio nelle estremità meridionali che costituiscono la Svizzera Italiana insieme al Canton Ticino.

grigionesi si erano riuniti nel 1471 nella Repubblica delle Tre Leghe, che potremmo definire il primo esempio al mondo di federazione, neppure la Svizzera lo era, gli altri Cantoni infatti avevano sottoscritto un blando patto confederale che prevedeva l’unanimità decisionale. La Repubblica delle Tre Leghe non faceva parte della Svizzera ma era solo associata militarmente.  I grigionesi forti di questa federazione costituirono un potente esercito col quale conquistarono nel 1512 la Valtellina con le contee di Bormio e Chiavenna sconfiggendo i francesi che dominavano il Ducato di Milano.

Nel 1518 la Repubblica delle Tre Leghe firmò un trattato di pace con l’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d’Asburgo, che confermò le loro conquiste, assicurò definitivamente i futuri territori ticinesi (che erano 8 baliaggi) alla Svizzera, ma restituì l’Ossola al ducato di Milano. I territori della Valtellina, Bormio e Chiavenna, rimasero svizzeri per circa tre secoli, fino all’invasione napoleonica di fine ‘700.

Un altro momento topico a livello internazionale avvenne con la a Pace di Vestfalia del 1648, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni ed è considerata la base o nascita dello Stato sovrano e assolutistico, che prevede il reciproco riconoscimento tra stati sovrani. Uno dei tre trattati che compongono questa Pace riconosceva l’indipendenza della Repubblica delle Tre Leghe e della Svizzera (cui era associata) dal Sacro Romano Impero.

Napoleone inizialmente decise di fare della Valtellina una quarta Lega al pari con le altre tre, ma furono gli stessi Grigioni ad opporsi, seppure a stretta maggioranza. Nel 1797 in seguito a questa decisione Napoleone incorporò la Valtellina nella Repubblica Cisalpina.

Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1815, i Grigioni, al comando del commissario Rodolfo Massimiliano Salis-Soglio cercarono di riprendersi la Valtellina scendendo dalla val Bregaglia su Chiavenna, ma furono costretti a ritirarsi perché la valle era già occupata dagli austriaci. I giochi erano già stati fatti al Congresso di Vienna che si concluse nel mese di giugno del 1815, dopo parecchi mesi di trattative.

Al Congresso di Vienna una delegazione valtellinese, poco incline a ritornare sotto il dominio dei Grigioni a causa delle diverse religioni praticate nei reciproci territori, che spesso confliggevano (protestante e cattolica), chiese di entrare nel Regno Lombardo-Veneto o in alternativa di diventare un cantone svizzero; venne accolta la prima soluzione. Questo avvenne anche per responsabilità dei Grigioni e della Confederazione Svizzera in particolare. I Grigioni ovviamente volevano annettere la Valtellina come facente parte del Cantone, e la Confederazione Svizzera era dubbiosa se approvare il desiderio dei Grigioni, che in tal caso sarebbe diventato troppo grande e potente, oppure riconoscere alla Valtellina l’autonomia come Cantone Svizzero.

Prevalsero i diffidenti che non volevano un ulteriore cantone cattolico. Così alla fine tergiversando troppo e con poco zelo diplomatico, al Congresso di Vienna decise l’Austria al loro posto, avendo già posizionato le truppe in Valtellina. Il resto della storia la conosciamo. La Valtellina costituisce l’attuale provincia di Sondrio in Lombardia.

Alcuni decenni successivi agli avvenimenti riportati, il semisconosciuto conte Clemente Solaro della Margarita per la sua assoluta fedeltà monarchica venne nominato nel 1835 dal re Carlo Alberto ministro plenipotenziario alla corte di Vienna, la più importante d’Europa, e poco dopo fu nominato Ministro degli Esteri del Regno Sabaudo (formalmente divenne Regno di Sardegna solo nel 1847 con l’unione del Regno di Sardegna con gli Stati di Terraferma posseduti dai Savoia, voluta da Carlo Alberto con il cosiddetto “Statuto Albertino”, a livello diplomatico era ufficiosamente denominato Regno di Piemonte-Sardegna).

In tale ruolo Solaro fu molto attivo fino a invadere anche le competenze di altri ministeri provocando tensioni nel governo che poi dovevano essere sedate dall’intervento diretto di Carlo Alberto.

Solaro era molto inviso ai liberali perché fervido conservatore e fervente cattolico (dagli storici considerato un reazionario), ostile all’Unità d’Italia (motivo per cui la storiografia ufficiale risorgimentale ne ha decretato la damnatio memoriae). I suoi continui interventi a favore della Chiesa e invadenze di campo in altri ambiti ministeriali finirono per stancare il re Carlo Alberto, che iniziò a prendere le distanze da lui. La sua carriera politica finì con le dimissioni forzate, seppur tra mille onori, verso la fine del 1847, nell’aria si respiravano troppi fermenti libertari si e il suo rigidismo conservatore era fuori luogo, non essendo disposto a concedere nulla alle forze del cambiamento e del rinnovamento.

Solaro in cuor suo propendeva per un’idea che potremmo ora definire “geopolitica” di pragmatismo politico (Realpolitik), che all’epoca nessuno condivideva e tantomeno esponeva pubblicamente e per lungo tempo tenne per sé fino al momento opportuno stabilito dalla Storia.

Accadde nel 1844 quando il cantone svizzero del Vallese, tradizionalmente cattolico, da pochi decenni entrato a far parte della Confederazione Svizzera, venne aggredito dalle ben organizzate ed equipaggiate truppe dei “Corpi Franchi” dei Cantoni protestanti, che costituivano la maggioranza della Confederazione (i Cantoni cattolici erano in netta minoranza essendo solo otto)

Mai la Svizzera fu così vicina all’autodistruzione come entità politica come in quel periodo, cioè dal 1844 al ‘47, anche se onestamente le cause furono più politiche che religiose, in quanto la Dieta Federale Svizzera a guida radicale voleva un governo più centralizzato e voleva eliminare le barriere doganali ancora in vigore tra i Cantoni oltre ai particolarismi e campanilismi, e i cantoni più rurali e conservatori (cattolici) erano contrari perché temevano di perdere i loro piccoli privilegi, tradizioni e autonomie, pertanto si riunirono in una lega detta Sonderbund che negli anni appena successivi si scontrò con l’esercito dei Cantoni Confederati nella cosiddetta Guerra del Sonderbund, che fortunatamente fu poco cruenta pur coinvolgendo circa 180mila soldati quasi equamente distribuiti nei reciproci schieramenti. Si risolse con la resa della lega e la trasformazione della Svizzera in uno Stato Federale a far data dal 1848, anche se è in uso definirla Confederazione Svizzera o Elvetica.

Ma torniamo al 1844 quando Il Vallese aggredito dai protestanti chiese e ottenne rapidamente l’appoggio dei Cantoni cattolici di Schwyz, Uri ed Unterwalden, i quali seppur uniti in questa alleanza contingente, ebbero immani difficoltà a respingere il fortissimo attacco dei protestanti, soprattutto perché erano privi di risorse e non erano in grado di procurarsi armi ed equipaggiamento.

Quando ormai stava prevalendo la disperazione per l’ormai imminente e inevitabile sconfitta, i cantoni cattolici inviarono a Torino due “ambasciatori”: il generale Kalbermatten e il conte Maurizio de Courten per invocare il sostegno del regno di Sardegna, disposti ad assoggettarsi al re Carlo Alberto come sovrano e di conseguenza incorporare nel suo regno i Cantoni cattolici già citati. Preferivano sottomettersi a un monarca piuttosto che accettare le intenzioni ormai manifeste di un governo svizzero centralizzato a guida protestante, radicale e liberale.

I due delegati chiesero pertanto a Carlo Alberto di inviare truppe in loro aiuto oltre a un finanziamento di un milione a fondo perduto per l’acquisto di armi ed equipaggiamento militare.

Il ministro Solaro pensò fosse finalmente giunto il suo momento magico, atteso da tempo, coltivato in quella sua idea “geopolitica” custodita gelosamente, convinto com’era che il destino storico del Piemonte fosse quello di  “Stato cuscinetto” fra l’Europa continentale e la Penisola italiana, ma restando indipendente da tutti ed espandendosi quando le circostanze storiche lo avessero consentito, e questa era una di quelle occasioni da cogliere al volo.

Solaro chiese pertanto a Carlo Alberto di sostenere i cattolici svizzeri aggrediti dai protestanti, accogliendo le richieste dei delegati vallesi.

Come scrisse in seguito nei suoi libri di memorie storiche e politiche, era certo che le truppe dell’esercito piemontese avrebbero prevalso sui protestanti, riuscendo a liberare tutti i Cantoni cattolici dagli aggressori.

Purtroppo Carlo Alberto non la pensava allo stesso modo, aveva ambizioni da megalomane pur nelle sue frequenti esitazioni, voleva addirittura espandersi in Lombardia sfidando l’Austria, e così non colse la ben più facile e accessibile Svizzera cattolica, che gli si offriva su un piatto d’argento, con un minimo tributo di sangue e risorse finanziarie.

Se Carlo Alberto avesse seguito il suggerimento di Solaro Il Regno di Piemonte e Sardegna che già era uno Stato multilingue (se ne parlavano già una dozzina e si sarebbe aggiunto il tedesco), avrebbe raggiunto dimensioni di tutto rispetto, collocandosi in una posizione strategica invidiabile, tramite la quale ottenere benefici da un’accorta politica diplomatica.

Per i cattolici svizzeri l’ignavia di Carlo Alberto poteva avere conseguenze drammatiche se non si fosse poi pervenuti nel 1847 al compromesso sopracitato, di fronte al rischio di una cruenta ed estesa guerra civile si è preferito accettare uno stato federale, cui tutti i Cantoni aderirono, anche i più riottosi cattolici, ognuno cedendo parte delle proprie pretese.

Pur non essendo una cima d’intelligenza Solaro era comunque un fedele, onesto e capace servitore dello Stato e nelle sue pubblicazioni redatte da “pensionato”, tra cui le  principali furono il “Memorandum storico politico” del 1854 e lo “Sguardo politico sulla convenzione italo-franca del 15 settembre 1864”, il conte rivelò la sua contrarietà all’espansione piemontese verso la Pianura Padana, che lo mise in contrasto con Carlo Alberto inducendolo alle dimissioni.

Nelle sue opere riferì che il suo desiderio di espansione dello Stato Sabaudo verso le alpi svizzere non era frutto di espedienti tattici o velleità estemporanee ma di strategie meditate e lucide, che la Storia gli avrebbe consentito di realizzare se ci fosse stato un sovrano diverso dall’instabile Carlo Alberto.

Solaro riteneva che il Piemonte per storia, tradizione, mentalità e lingua, fosse una Nazione con una sua identità ben distinta, addirittura estranea dal resto della penisola, e non avrebbe dovuto immischiarsi nell’Unità d’Italia, respingendo con tutte le forze quella che definiva “fantastica idea di Risorgimento nazionale, falsa in teoria, funesta in pratica”.

La Storia gli dette ragione quando i piemontesi dalle popolazioni dell’ex Regno delle Due Sicilie furono considerati conquistatori e colonizzatori e furono combattuti a lungo dai cosiddetti briganti, che non erano quattro gatti come si crede comunemente ma oltre 100mila armati che ricorrevano alle tecniche di guerriglia per contrastare l’Esercito Piemontese e che provocò decine di migliaia di morti violente con feroci repressioni ed esecuzioni, oltre a una prolungata miseria nella popolazione.

Solaro, profeticamente aveva previsto nelle sue memorie che il Piemonte unendosi con il resto della Penisola, sarebbe diventato solo una marginale “provincia d’un Regno” dominato da non piemontesi.

Il costo per i piemontesi dell’Unità d’Italia iniziò a palesarsi nell’infame massacro di Torino del settembre 1864 quando decine di cittadini inermi che protestavano per il trasferimento della capitale a Firenze furono uccisi o feriti gravemente dalle fucilate di allievi carabinieri cui si unirono elementi di fanteria, che qualcuno avrà pur comandato di agire.

Si trattò di una vera e propria “strage di Stato”, cui ne seguirono molte altre e sulle quali non si è mai ottenuta giustizia né tantomeno verità.

Il conte Solaro morì a Torino il 12 novembre 1869, a settantasette anni, nell’indifferenza pressoché generale, proseguita finora, basti vedere il penoso contenuto della paginetta a lui dedicata su Wikipedia, solo l’Enciclopedia Treccani gli ha dedicato una voce abbastanza dignitosa.

 

 

CONCLUSIONI

Spesso la Storia è determinata da singoli personaggi, non necesariamente dotati di particolare potere, che però si trovano a dover fare delle scelte, perché demandati, delegati o perché le circostanze della vita li hanno posti in quel ruolo, che può essere limitato e temporaneo. Ma le ripercussioni delle loro scelte spesso sono gravi e niente affatto temporanee, determinando i destini di intere comunità o nazioni.

Il primo evento mancato, la Valtellina come 27° Cantone Svizzero non è attribuibile a singoli personaggi, ma a intere comunità cantonali (che in questo caso con un banale gioco di parole potremmo dire abbiano preso una “cantonata”). All’epoca di questi eventi, prime decadi dell’800, la Svizzera era quanto più si avvicinasse ad una democrazia, addrittura “partecipata”, con fortissime autonomie locali, e per prendere decisioni condivise ci voleva tempo, e a volte il contesto storico non te ne concedeva a sufficienza, e allora altre entitò ben più forti e potenti la prendevano al posto tuo, soprattutto trattandosi di entità autoritarie e quindi molto più rapide e decisioniste, come in questo caso è stato l’Impero Austriaco.

Nel secondo evento mancato la responsabilità storica è indubbiamente attribuibile al re Carlo Alberto, che aveva altre ambizioni (eccessive, poco realistiche) e non era minimamente interessato a espandersi verso la Svizzera, anche se il costo sarebbe stato modesto rispetto a quello che avrebbero pagato i piemontesi per realizzare la sua ambizione e quella dei suoi successori, per realizzare la quale era inevitabile appoggiarsi ad una potenza straniera (in questo caso la Francia) che ne avrebbe approfittato per indebolire il regno, nel nostro caso il regno Piemonte-Sardegna dovette rinunciare all’intera Savoia e alla contea di Nizza.

Se il re Carlo Alberto avesse ascoltato il conte Solaro, le sorti del regno sarebbero state conpletamente diverse e a mio avviso molto più prospere e pacifiche, pur entrando nella dimensione dell’ucronia, mi sento di prevedere che molto probabilmente avremmo seguito quella che sarebbe dientata la politica estera svizzera, basata sulla neutralità (in quanto stato cuscinetto, come era nella concezione geopolitica di Solaro), sulla diplomazia e sulla pace, pur essendo tutt’altro che inerme dal punto di vista militare, Ricordiamo infatti che i migliori mercenari ingaggiati dai vari regnanti europei erano svizzeri.

Tra gli aspetti che potremmo definire “passivi e indiretti” di questa scelta di Carlo Alberto, influisce certamente il fatto che Solaro non aveva una personalità carismatica e autorevole e soprattutto l’intelligenza del conte Camillo Benso di Cavour, altrimenti il re lo avrebbe ascoltato e probabilmente seguito nel suo percorso strategico e prospettico, ed ora vivremmo in uno stato piemontese-svizzero, con una qualità della vita invidiabile e una democrazia partecipata molto evoluta rispetto agli attuali regimi oligarcici gattopardeschi che si spacciano per democratici perché vi consentono di mettere una x su una scheda quando fa comodo a loro.

 

Cav. Dottor Claudio Martinotti Doria, Via Roma 126, 15039 Ozzano Monferrato (AL), Unione delle Cinque Terre del Monferrato,  Italy,

Email: claudio@gc-colibri.com  – Blog: www.cavalieredimonferrato.it – http://www.casalenews.it/patri-259-montisferrati-storie-aleramiche-e-dintorni

La siccità in Italia è in fase di soluzione grazie a due interventi di alto profilo in corso d’opera, di Claudio Martinotti Doria

il vescovo con la museruola invoca la pioggia, a non molta distanza anche il Divino Otelma officiava per gli stessi motivi rivolgendosi alle divinità delle acque, forse con maggior possibilità di essere ascoltato non avendo la mascherina … Ma in caso di successo a chi dei due dovrà essere assegnato il merito? Sarà parità di merito?_CMD

Siccità. Parma, la Messa lungo l’argine del Grande fiume

Maria Cecilia Scaffardi martedì 12 luglio 2022

Così il vescovo Enrico Solmi invoca la pioggia: dobbiamo riflettere sulla siccità e su quello che sta succedendo

«Invochiamo dal Signore il dono dell’acqua del quale abbiamo bisogno. La siccità che stiamo vivendo non è più quella degli altri, quella che vedevamo nei documentari sull’Africa, né è frutto di acqua che viene rubata da un paese confinante come succede in Medio Oriente. È la siccità nostra, che certamente non porta agli esiti che vediamo in altre parti del mondo, ma che deve preoccupare e che ci dice che siamo arrivati in un tempo nel quale non dobbiamo più scherzare e dobbiamo riflettere su quello che ci sta succedendo…».

Inizia così l’omelia che il vescovo di Parma Enrico Solmi ha pronunciato lunedì sera nella piccola chiesa addossata all’argine maestro del Po di Sacca, frazione rivierasca del comune di Colorno, nel corso di una messa serale conclusasi con una processione fino alla sponda del Grande fiume. La celebrazione è terminata con la benedizione delle acque e una preghiera speciale per impetrare il dono della pioggia, che manca ormai da settimane.

 

 

Cav. Dottor Claudio Martinotti Doria, Via Roma 126, 15039 Ozzano Monferrato (AL), Unione delle Cinque Terre del Monferrato,  Italy,

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Le trappole non sempre funzionano come previsto e a volte si ritorcono contro. Di Claudio Martinotti Doria

I russi hanno una visione estremamente lungimirante e complessa nelle loro stretegie politico militari, gli USA/UK/NATO credevano di intrappolarli in Ucraina e invece è esattamente il contrario, ma pochi lo hanno capito, persino tra gli addetti ai lavori.

Per farsi un’idea approssimativa ma appropriata di come ragionino i russi occorre ricorrere alla metafora degli scacchi, nei quali se ricordate in passato erano maestri mondiali. Col tempo sono rimasti maestri, anche se tenendo un basso profilo mediatico alcuni possono aver pensato lo fossero meno, che avessero perduto la supremazia nel gioco, invece è l’Occidente che è regredito in questo gioco.

Premesso che la supponenza, il delirio di onnipotenza e la decadente supremazia occidentale ha indotto i suoi leaders a elaborare la trappola ucraina con la quale sfiancare la Russia, portandola al disfacimento socioeconomico e successivo smembramento politico territoriale, per poi sfruttare le sue infinite risorse naturali, per cercare di capire se poteva funzionare una simile trappola occorre pensare al gioco degli scacchi.

Se l’occidente credendosi superiore ha saputo prevedere una ventina di mosse che l’avversario potrebbe compiere, la Russia è abitualmente in grado di prevederne almeno cinquanta.

Questo significa che a mio modesto avviso, prima di avviare l’operazione militare speciale in Ucraina la Russia aveva previsto tutte le mosse che l’Occidente avrebbe messo in atto, e si era di conseguenza preparata accuratamente. Forse alcune di quelle troppo deliranti, aberranti e scellerate, potrebbero essergli sfuggite a livello previsionale, del resto immedesimarsi in una mente malata non è semplice.

Del resto l’Occidente erano decenni che si dedicava a imbastire la trappola per la Russia e almeno otto anni che ha intensificato gli sforzi, da dopo il colpo di stato Euromaidan organizzato nel 2014 dagli USA per colonizzare l’Ucraina e prepararla alla guerra contro la Russia.

Credete forse che la Russia non abbia fatto altrettanto? Che non si sia preparata a ogni possibile evento? Pensate che non sappia come pensano e agiscono gli angloamericani, soprattutto i loro think tank e i loro servizi di intelligence?

Occorre riconoscere che la Russia ha fatto di tutto per essere presa sul serio nei suoi molteplici appelli al mondo occidentale per evitare un conflitto, ma ovviamente è stata umiliata perché lo scopo era fin dall’inizio lo scontro bellico, mirante a indebolire la Russia e provocare col tempo rivolte popolare che inducessero un cambio di governo, secondo la tipica mentalità americana. Segno di profonda ignoranza della cultura e della società russa. Non è bastato indottrinare i giovani russi ai cosiddetti (dis)valori occidentali, e neppure corrompere oligarchi e infiltrare le cosiddette quinte colonne in Russia, rimangono una esigua minoranza non in grado di interferire e mutare neppure minimamente la coesione e lo spirito patriottico russo.

Ve lo avrebbe potuto riferire qualsiasi studioso e conoscitore della Russia, anche e soprattuto dal punto di vista storico.

Altro errore madornale tipicamente occidentale, il più grave di tutti, è stato quello di sottovalutare le capacità produttive militari russe, ritenere che siano assai limitate, e che di conseguenza dopo poche settimane di guerra in Ucraina le truppe russe avrebbero avuto problemi di approvvigionamento bellico e logistico.

Una sciocchezza madornale, la Russia si stava preparando da anni all’aggressione (che ha subìto, perché gli aggressori sono gli occidentali), e in ogni caso non l’avreste mai trovata iimpreparata.

Avreste dovuto imparare dalla storia, anche solo recente: Hitler aveva commesso lo stesso errore di valutazione, da lui stesso ammesso alcuni anni dopo, aveva sottovalutato la capacità produttiva industriale bellica dell’allora Unione Sovietica.

Si era basato inizialmente sull’esito della Guerra d’Inverno tra URSS e Finlandia, la pessima figura militare e le enormi perdite subìte dall’Armata Rossa lo aveva indotto a sottovalutare la capaictà bellica dell’Unione Sovietica. Ma un conto è il livello strategico e tattico, le capacità di comando degli stati maggiori (falcidiati anni prima dalle purghe staliniane), che in effetti all’inizio della II G.M. era ai minimi termini, e un altro conto è il livello delle potenzialità industriali belliche, che in Russia erano intatte nella vastissima area siberiana dove erano state trasferite e concentrate le industrie militari.

Per avere un’idea della situazione dei rapporti di forza tra Germania e Unione Sovietica dopo due anni di guerra, se ad un Panzer distrutto a fatica ne producevano uno in sostituzione, a un T 34 distrutto i sovietici nel producevano 20 in sostituzione. Gli USA avevano pressappoco lo stesso rapporto di forza rispetto ai giapponesi nel Pacifico, ecco come si vincono le guerre.

Pressappoco la stessa cosa sta avvenendo ora in Ucraina.

I prostituti mediatici della propaganda mainstream hanno scritto in questi mesi corbellerie, castronerie, spudorate menzogne facendo una disinformazione avvilente, che non aveva alcun rapporto con la realtà e i fatti concreti. A partire dalla cosiddetta “guerra lampo” dei russi ovviamente fallita dal loro punto di vista.

Nei miei articoli fin dalla fine di febbraio ho sempre precisato che non esisteva alcuna guerra lampo, che i russi non avevano affatto iniziato una guerra, che se l’avevano chiamata operazione militare speciale, avevano sicuramente i loro buoni motivi. La stessa modesta concentrazione di forze in campo lo dimostrava, la prudenza iniziale nell’uso dell’artiglieria e nel non nuocere ai civili, lo dimostrava. Non aggredisci un paese iperarmato, il secondo esercito europeo per capacità belliche e numero di truppe disponibili, con una forza armata sul campo in netta inferiorità numerica, in un rapporto di 1 a 3.

I modesti avanzamenti territoriali non erano dovuti a difficoltà belliche strategiche e/o operative russe, pur riconoscendo la strenua resistenza degli ucraini, che erano otto anni che scavavano trincee, costruivano bunker, fortificavano difese, ecc., e quindi erano preparati. Ma erano dovuti alla volontà strategica di sondare le forse avversarie e mobilitarle, impegnando il maggior numero di forze possibili ucraine e NATO sul territorio, e logorarle gradualmente. Come è puntualmente avvenuto. Esattamente il contrario di quello che ritenevano gli strateghi occidentali, non è la Russia a essere logorata ma la NATO.

Gli esibizionisti mediatici che impazzano per avere visibilità e gli pseudoesperti improvvisatisi analisti militari quante cazzate hanno predetto sull’imminente collasso russo per carenza di mezzi bellici ormai esauriti ed eccessive perdite di uomini? Secondo loro da quanti mesi la Russia avrebbe dovuto rimanere priva di risorse belliche e ritirarsi con la coda tra le gambe?

Invece dovreste domandarvi per quanti mesi ancora credete che la NATO e soprattutto gli USA potranno continuare a fornire armi agli ucraini? Tre mesi? Quattro? Poi non lo potranno più fare perché le avranno esaurite e saranno rimasti sguarniti gli stessi reparti della NATO. E le capcità produttive dell’’apparato militare industriale occidentale non è all’altezza di quello russo, ve lo posso assicurare, ci vorranno anni prima che la NATO possa sostituire le armi fornite all’Ucraina riapprovvigionando i propri depositi militari ormai quasi sguarniti.

Inoltre il debito pubblico USA e dei vari paesi satelliti e colonie europee atlantiste salirà alle stelle, così come pure l’inflazione e la povertà e le opinioni pubbliche saranno sempre più esasperate e ostili ai loro governi che si sono impegnati in una guerra che le popolazioni non vogliono e non approvano. Quello che inizialmente sembrava russofobia indotta artificialmente dai media mainstream, ora si sta rivoltando contro gli stessi ucraini, sempre più disprezzati perché girano con auto di lusso per l’Europa facendo i turisti a spese nostre (ad andarsene per primi non erano profughi di guerra ma la classe benestante e corrotta del paese). Altroché eroi, patrioti che combattono per la democraiza. Quale demcrazia? L’Ucraina è da anni uno stato neonazista che reprimeva fino a torturare e uccidere i suoi cittadini di lingua russa, e negli ultimi mesi se abbiamo avuto un’infinità di prove, testimoniali e video, e nei suoi laboratori segreti finanziati dagli USA cercavano di produrre armi biologiche selettive in base al DNA delle popolazioni da colpire. Quindi l’Ucraina costituiva una minaccia per l’intera umanità. Ad ogni modo la Russia è intervenuta a sta ponendo rimedio a queste aberrazioni, e non è affatto finita in una trappola come pensano molti think tank di analisi geopolitica e strategia militare. L’esito di una trappola lo si valuta alla sua giusta scadenza, non quando fa comodo, valutiamo questa presunta trappola a fine anno e poi vedremo che esito avrà avuto.

Gli USA, UK e la NATO reggeranno fino alla fine dell’anno? O prima di quella scadenza le popolazioni si saranno già rivoltate per le disastrose condizioni di vita che le scelte scellerate dei loro governi hanno causato? Oppure credete che gli ucraini ormai sfiniti e demotivati, il cui governo criminale sta annunciando a gran voce che ad agosto attuerà una potente controffensiva inviando contro i russi un milione di baionette, possano avere successo? Oppure credete che se gli ucraini saranno sconfitti subentreranno i polacchi? Il popolo polacco così russofobico e apparentemente guerrafondaio? Ebbene dissaudetevi, un recente sondaggio interno ha rilevato che nel caso di una guerra vera contro la Russia, i polacchi si riverseranno in massa in Germania a cercare salvezza, dando per scontato che i russi vinceranno e invaderanno o distruggeranno il paese. Lo sapevate? Oppure vi informate presso i media maistream che vi raccontano cazzate dal mattino alla sera. Immaginatevi 30 milioni di polacchi che prende ogni mezzo a disposizione e si riversa sui 472 km di confine con la Germania, un’invasione al contrario rispetto a quella del settembre 1939. E se dovesse accadere cosa pensate faranno le popolazioni dei Paesi Baltici, russofobe e guerrafondaie anche loro? Rimarranno a combattere da sole col cerino acceso in mano? Con buona parte delle loro stesse popolazioni che sono russofone e filorusse e che quindi si rivolteranno contro? Potete stare certi che si riverseranno in Polonia attraverso il corridoio di Suwałki e si accoderanno alle emigrazioni di massa polacche.

Sarebbe il collasso definitivo non solo della Germania, già in ginocchio a causa delle demenziali sanzioni alla Russia, ma anche dell’UE e della NATO e dell’Impero USA in Europa. Nel frattempo ai russi basterebbe chiudere del tutto i rubinetto del gas e degli oleodotti.

Chi è caduto nella trappola?

 

Cav. Dottor Claudio Martinotti Doria, Via Roma 126, 15039 Ozzano Monferrato (AL), Unione delle Cinque Terre del Monferrato,  Italy,

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Ucraina e Africa sono una formula esplosiva per l’UE, di cui pare non avere consapevolezza alcuna. Di Claudio Martinotti Doria

Premetto che non mi ripeterò rispetto a quanto ho già scritto in precedenza, perché francamente ho poca voglia di scrivere, ritenendo che chi è sinceramente desideroso di sapere, capire e interpretare la realtà che ci circonda e prevedere quella che si approssima, dovrebbe ricercare fonti attendibili d’informazione e non abbeverarsi ai media mainstream che fanno solo propaganda di regime, non dovrebbe fare scelte comode e omologate o far finta di nulla e rifiutarsi di sapere come realmente stanno le cose, ma semmai assumersi le proprie responsabilità individuali cercando di fare scelte consapevoli.

Dopo questa breve premessa veniamo all’oggetto di questo mio sintetico intervento: Ucraina (intesa come situazione complessiva in corso e sue ripercussioni) e Africa e la loro stretta correlazione geopolitica, economica e antropologico culturale.

Sull’Ucraina ormai tutti dovrebbero aver capito che il Donbass è stato quasi totalmente liberato dalle forze armate russe e donbassiane e quindi la guerra per gli ucraini è persa nonostante le decine di miliardi armi e finanziamenti stanziati dagli USA, NATO e UE (che vengono usate per colpire obiettivi civili russi e donbassiani) e gli otto anni di addestramento e guerra intestina guidata dagli specialisti NATO nel paese, con lo scopo di provocare e aggredire la Russia per poi smembrarla e depredarla delle sue risorse naturali, perché questo era ed è tuttora lo scopo degli angloamericani, ci sono i piani resi pubblici sui vari siti istituzionali militari e dei principali think tank atlantisti, andate a cercarli e leggeteli.

Dopo il Donbass le forze armate russe e donbassiane, come ho scritto fin dalla fine di febbraio di quest’anno, si dedicheranno all’oblast di Odessa ricongiungendosi alla Transnistria russa, e agli oblast del nordest del paese fino a giungere al grande fiume Dnepr che fungerà da confine naturale tra i due blocchi. L’Ucraina senza le sue regioni più ricche, senza sbocco al mare, diverrà del tutto una colonia polacco-americana, onerosa da mantenere, in quanto ridotta in miseria e difficile da controllare in quanto con una popolazione incazzata (non ben disposta, se vogliamo ricorrere al politically correct.

Anche la guerra economica alla Russia è fallita e si è ritorta contro l’Occidente, UE in primis. Paradossalmente con questa pessima strategia si è favorito proprio quello che si temeva, cioè la creazione di un mondo multipolare con Russia Cina e India (e altri grandi paesi e quasi interi continenti) da un lato e dall’altro un mondo occidentale sempre più isolato e in declino, fondato sulla sottomissione coloniale agli USA come potenza unilaterale ormai al collasso, che sta perdendo il controllo finanziario e militare del mondo. Non sto a soffermarmi sui vari disastri provocati da queste strategie deleterie e disastrose, stagflazione e crisi energetica autoindotta in primis, perché dovreste esserne ormai consapevoli e il peggio deve ancora avvenire, probabilmente già in autunno.

Vediamo invece quali altri disastri si approssimano e non sono stati considerati nella loro gravità: l’Africa.

L’Africa era già una polveriera prima della guerra in Ucraina e delle assurde, per non dire demenziali sanzioni alla Russia, ora sta per esplodere.

L’Africa nel suo complesso, salvo rare eccezioni, ha sempre dovuto subire lo sfruttamento postcoloniale delle multinazionali occidentali, le modalità sono sempre state le stesse ripetute aridamente: si corrompe l’élite locale in genere tribale perché prenda il potere o lo conservi in cambio di concessioni di sfruttamento minerario ed altro, la quale a sua volta tramite un esercito agguerrito e ben remunerato impone la sua volontà e il controllo repressivo sulla maggioranza della popolazione tenuta a livelli di povertà assoluta, mentre l’élite locale si arricchisce. Complici di questo stato di cose tutte le istituzioni internazionali (evito di citare le varie sigle, sostanzialmente ci sono tutte), carrozzoni parassitari al servizio dei poteri forti angloamericani ed europei.

Orbene pochi sanno che la Russia, non solo non ha mai partecipato a questa predazione parassitaria cinica e spietata, ma semmai ha applicato metodologie simili a quelle di Enrico Mattei negli anni ‘50 e ’60 quando agiva per conto di un’Italia non ancora del tutto asservita agli interessi angloamericani. Cioè agiva rispettando le popolazioni locali, evitando la corruzione eccessiva e l’incitamento alla guerra civile, coinvolgendo gli stati africani alla compartecipazione al business pariteticamente o quantomeno trattandoli con maggiore rispetto e onestà. Non solo, la Russia ha da decenni agito a favore degli stati africani per liberarli dalla loro schiavitù da indebitamento e colonizzazione occulta, la stragrande maggioranza della classe dirigente africana si è formata nelle accademie e università russe, spesso ospitata gratuitamente, e di questo impegno russo gli africani sono quasi tutti consapevoli, ne sono intimamente grati e simpatizzano per i russi, ma questo ovviamente non lo trovate pubblicato sui media mainstream. Ma avreste potuto intuirlo, infatti dopo la risoluzione di condanna dell’ONU e l’applicazione delle sanzioni alla Russia quasi tutti gli stati africani si sono rifiutati di aderirvi, per loro sarebbe stato un tradimento nei confronti dell’unico paese che non li ha mai sfruttati ma semmai aiutati. Ma in questo caso non si tratta solo di essere politicamente filorussi, la situazione è più grave. L’Africa per gli approvvigionamenti alimentari ed energetici e logistici dipende in gran parte dalla Russia e dalle regioni del Mar Nero, leggasi in primis Ucraina. Se ci sarà uno stop a questi approvvigionamenti l’Africa esploderà a causa di gravi carestie e non si tratterà solo di immigrazioni di massa che confluiranno sull’Europa, ma di guerre civili e infiltrazioni di organizzazioni criminali e persone pericolose che penetreranno sul suolo europeo arrecando danni immani. L’Europa sta rischiando una deflagrazione mai vista nella sua storia precedente e deve ringraziare la sua classe dirigente mediocre, incompetente, corrotta e iniqua, invece di perdersi dietro al cazzeggio politico mediatico ipocrita e imbarazzante, spesso da mentecatti.  Sarebbe meglio lasciar spazio alle diplomazie serie e qualificate oltre a lasciar mano libera alla Russia di porre rimedio, l’Unica in grado di evitare la catastrofe avviata dagli angloamericani, intervenendo in maniera appropriata in Africa, come ha dimostrato di saper fare già in alcuni paesi dove i rapporti con la Russia sono molto stretti, intensi e costruttivi, dove, per capirci fino in fondo, la Russia è di casa, nonostante qualche imbecille di leader occidentale ritenesse di sfidarla tramite l’Ucraina, senza rendersi conto che era già presente sul Mediterraneo proprio di fronte alle sue coste.

Ma forse ormai l’Occidente ha scelto la distruzione propria e altrui come unica soluzione al suo inesorabile fallimento a 360 gradi, della serie “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Cav. Dottor Claudio Martinotti Doria, Via Roma 126, 15039 Ozzano Monferrato (AL), Unione delle Cinque Terre del Monferrato,  Italy,

Email: claudio@gc-colibri.com  – Blog: www.cavalieredimonferrato.it – http://www.casalenews.it/patri-259-montisferrati-storie-aleramiche-e-dintorni

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