Commento di Massimo Morigi su “USA/AFPAK: Secondo Tempo”, di Antonio de Martini

Commento di Massimo Morigi su “USA/AFPAK: Secondo Tempo”, di Antonio de Martini, articolo pubblicato sul “Corriere della Collera” (URL https://corrieredellacollera.com/2021/08/19/usa-afpak-secondo-tempo/#comment-69568, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20210819153327/https://corrieredellacollera.com/2021/08/19/usa-afpak-secondo-tempo/) e sull’ “Italia e il Mondo” (URL http://italiaeilmondo.com/2021/08/19/usa-afpak-secondo-tempo-di-antonio-de-martini/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210819163424/http://italiaeilmondo.com/2021/08/19/usa-afpak-secondo-tempo-di-antonio-de-martini/)

Qualche anno fa, sul “Corriere della Collera”, imperdibile ed unico blog nel desolante panorama dell’informazione italiana, a proposito dell’approccio geostrategico degli Stati Uniti, ebbi a scrivere “strategia del caos applicata caoticamente”. Purtroppo, dopo gli ultimi fatti afghani, sempre il sopraddetto sistema dell’informazione italiana ed anche internazionale, per sviare l’attenzione da questo permanente dato di fondo, comincia ora timidamente ad incolpare Biden del disastro afghano, la qual cosa altro non è che cominciare a propalare a mezza bocca una verità (Biden è tecnicamente e dal punto di vista sanitario un cerebroleso al quale un sistema politico sano, non importa se “democratico” o di altra natura, avrebbe dovuto impedire di esercitare la pur minima responsabilità politica) per nascondere, appunto, la più importante verità intorno alla persistente natura caotica della politica estera americana, che va ben oltre Biden e la sua sgangherata e truffaldina amministrazione (detto per inciso, Biden è stato eletto tramite elezioni truccate, e quello che sempre i sopraddetti organi di informazione se fossero degni di questo nome avrebbero dovuto fare, non doveva essere ridicolizzare come complottisti e QAnonisti coloro che, del resto senza nemmeno tante difficoltà, si erano resi conto di questa realtà, ma semmai, rendere edotto il povero popolo bue che a memoria d’uomo non c’è mai stata una singola elezione presidenziale americana che non sia stata profondamente truccata: sulla evidente truffa elettorale che ha permesso al cerebroleso Biden di divenire presidente degli Stati uniti, non si può che rinviare alle numerose formidabili videointerviste di Giuseppe Germinario a Gianfranco Campa pubblicate sull’ “Italia e il Mondo” a partire dall’autunno del 2020 e che, verosimilmente, saranno anche nei prossimi mesi da altre seguite). Termino il discorso, se non per ribadire per l’ennesima volta, l’assoluta necessità per l’Italia di svincolarsi da un padrone d’oltreoceano così erratico, imprevedibile e pericoloso. La qual cosa, è ovvio, sarà possibile solo attraverso la crescita (o sarebbe meglio dire, la nascita) di una diffusa e pervasiva cultura politica italiana che attraverso l’abbattimento degli idola politico-filosofici nati nel secondo dopoguerra possa portare all’annientamento politico e d’immagine con conseguente ridicolizzazione presso la più vasta massa dell’oggi popolo bue dei già citati prezzolati e sgangherati organi d’informazione. Ma anche questo è un mio (e, ovviamente, non solo mio, medesima impostazione seguita prima dal “Corriere della Collera” di Antonio De Martini e poi anche dall’ “Italia e il Mondo” di Giuseppe Germinario ) vecchio discorso e una delle cose positive della vittoria talebana in Afghanistan (bando ai piagnistei, i talebani che hanno vinto, oltre che il risultato della stupidaggine del c.d. Occidente, è anche il risultato del valore guerriero di costoro, e il non riconoscerlo da parte di tutti i “grandi” commentatori e canali di rimbambimento di massa dovrebbe insinuare anche nei più inebetiti il sospetto sulla natura manipolatoria di questa pseudoinformazione: non fosse che solo per questo, essi meritano il nostro più profondo rispetto e la loro reductio ad Hitlerum non è altro che il segno della vecchia mentalità coloniale che si serve dei soliti mezzucci per far prosperare le vecchie e nuove botteghe ideologiche, quelle nuove, per chi non l’avesse capito, sono quelle originariamente di sinistra, dirittoumanistiche, democraticistiche et similia – oggi addirittura condivise anche da una destra priva di identità e che ha abbandonato del tutto la grande tradizione del realismo politico), è che dovrebbe costituire una sorta di “segnalatore d’incendio” sul fatto che se continueremo ad adagiarci sui vecchi idola politico-filosofici la sopravvivenza dell’Italia sarà messa in gravissimo pericolo. Di tutto ciò non sarebbe male discuterne nei prossimi mesi, con l’obiettivo, ovviamente, di allargare con tutti i mezzi il nostro uditorio, perché la consapevolezza della gravità della situazione non è mai mancata in questi anni, mentre del tutto insufficiente (per usare un eufemismo) è stata la capacità di “sbovizzare” il sopraddetto popolo.

Massimo Morigi – 19 agosto 2021

 

Banalità e inerzie di un disastro politico, di Roberto Buffagni

In questo articolo Michael Anton, (nello staff del National Security Council dal 2001 al 2005) spiega molto bene la dinamica delle decisioni che condussero gli USA al ventennale impegno in Afghanistan. Riassumo, di tanto in tanto commentando:
1) All’indomani dell’attacco alle Twin Towers, gli USA dovevano rispondere per conservare il prestigio scosso dalla violazione del territorio nazionale (la prima dalla guerra con l’Impero britannico del 1812)
2) La prima opzione fu per una ritorsione-lampo. Punizione di Al Quaeda e dei Talebani per mezzo di un rapido e violento attacco, guidato da un piccolo contingente americano che avrebbe “moltiplicato le forze” di alleati indigeni. L’operazione fallì: Osama Bin Laden e il suo Stato Maggiore riuscirono prima a rifugiarsi nelle caverne di Tora Bora, e poi a sfuggire.
3) COMMENTO: l’operazione implicava un accerchiamento, e le FFAA USA non padroneggiano bene la guerra di manovra. Se i comandanti USA sul terreno hanno delegato l’esecuzione dell’accerchiamento agli “alleati” afghani, probabile che questi abbiano favorito l’esfiltrazione di Osama.
4) Fallita la ritorsione – lampo, si comincia a discutere. Siamo stati attaccati dal terrorismo islamista: come si fa a prevenire altri attacchi?
5) Prevale l’idea che è necessario un approccio radicale: i paesi da cui vengono gli attacchi vanno democratizzati. Chi sostiene questa posizione crede che sia possibile farlo senza eradicare l’Islam e senza secolarizzare e occidentalizzare a forza le popolazioni. Secondo loro, responsabile del terrorismo non è l’Islam in quanto tale, ma i sistemi politici “chiusi”: la democrazia è compatibile con l’Islam. Infatti, gli americani che hanno scritto le costituzioni di Iraq e Afghanistan vi hanno lasciato un posticino anche alla sharia. Questa posizione risponde anche a un’esigenza di giustificazione etica delle azioni belliche, ed è conforme alla persuasione radicatissima negli USA che la democrazia sia in assoluto il miglior regime politico possibile. Nel dibattito interno all’Amministrazione Bush II ha notevole influenza l’analogia (totalmente sballata) con la IIGM, e la democratizzazione di Giappone e Germania.
6) COMMENTO: Ovviamente su questa posizione si butta a pesce un attore di grande rilievo, il “complesso militare-industriale”, che da un progetto di nation-building di proporzioni ciclopiche ha da lucrare valanghe di soldi. Ci si buttano a pesce anche i servizi d’informazione, che dal traffico di droga scremano fondi neri giganteschi, e sanno bene che l’Afghanistan produce il 90% dell’oppio mondiale. Dalla convergenza tra ideologia dominante e interessi colossali consegue quel che è conseguito, 20 anni di guerra in Afghanistan + relativa sconfitta, prevedibile (e prevista) sin dal giorno 1.

USA/AFPAK: SECONDO TEMPO, di Antonio de Martini

USA/AFPAK: SECONDO TEMPO

CONTRATTACCO FINANZIARIO USA. PARTE IL SOFFOCAMENTO FINANZIARIO. PROVOCHERÀ RITORSIONI TERRORISTICHE?

L’ex capo della CIA Leon Panetta collega il Pakistan con i recenti avvenimenti ( ai suoi tempi crearono la soglia AFPAK per dire che i due paesi erano un tutt’uno, si profila una nuova fase della guerra in Asia.

li Stati Uniti hanno il controllo su tutte le riserve di cambio dei paesi più o meno satelliti e con l’Afganistan non hanno fatto eccezione: hanno appena bloccato nove miliardi di dollari – in contanti e buoni del tesoro USA – depositati a garanzia in banche americane.
Il pretesto adottato é che attualmente non esiste attualmente un governo riconosciuto dell’Afganistan.

Sono entrati venti anni fa infischiandosene della legalità internazionale e adesso escono facendo i legalitari ad oltranza.

Anche l’ FMI ha annunziato che lunedì non liquiderà un fondo speciale di prelievo già concesso senza garanzie all’Afganistan.
Queste notizie sono state date dal governatore della Banca centrale tempestivamente fuggito domenica sera.

Da notare e sottolineare il fatto che questo provvedimento iugulatorio, adottato anche contro il Venezuela, nel 2014, gli USA non lo presero a carico del DAESCH che si impossessò di circa un miliardo di dollari dei fondi del governo regionale curdo di Mossul e li spese per finanziare le sue attività.

Viene da chiedersi con chi stianno realmente questi indecifrabili bugiardi o se non sia meglio rimpatriare il nostro oro per metterlo in sicurezza.

Viene anche da chiedersi se non si rendano conto che il blocco finanziario potrebbe affrettare l’arrivo della influenza cinese. O lo hanno fatto perché preferiscono i cinesi ai russi. Non hanno ancora capito che ora si confrontano col blocco Russia-Cina?

Prevedo che i Talebani potrebbero reagire autonomamente a questa misura bloccando gli espatri da Kabul e collegando i visti di uscita ( anche di americani, o di occidentali) con lo sblocco dei loro fondi; oppure seguire l’esempio iraniano coi francesi, lanciando attacchi terroristici – ovviamente anonimi- a strutture governative o finanziarie americane ovunque si trovino. Ad esempio a Londra o Amsterdam.

https://corrieredellacollera.com/2021/08/19/usa-afpak-secondo-tempo/

IL DEMOCRATICO SORRIDENTE ( nella foto)
Il presidente afgano testé uscito, Ashraf Ghani, qui ritratto con al fianco la moglie libanese Rula, secondo fonti russe avrebbe lasciato il paese “ con un elicottero, giungendo in aeroporto con 4 autovetture contenenti 169 milioni di dollari.”
Sempre secondo gli stessi testimoni, non essendo riusciti a stipare tutto sull’aeromobile, una parte é stata abbandonata sulla pista.
Dopo una sosta in Tagikistan , e la notifica di “persona non grata” delle autorità di Dushanbé, é partito alla volta di Dubai dove gli é stato accordato l’asilo “per motivi umanitari”.
L’ex presidente era in carica dal 2014. Un settennio. Come Mattarella.

I TALEBANI: COME NACQUERO, COSA PENSANO E CHE FARANNO, di Antonio de Martini

I TALEBANI: COME NACQUERO, COSA PENSANO E CHE FARANNO

di Antoniodiceche

Il mio post facebook dello scorso sabato sul Mullah Omar ha avuto un record di preferenze, segno che le persone sono assetate di notizie sul personaggio,morto anni fa, e sui TALEBANI di cui non si sa nulla ( un pò come per Assad di Siria e gli Alauiti) per ignoranza e per la ferrea censura sostanziale esercitata dal monopolio informativo planetario esercitato dalle cinque agenzie di stampa ( AFP, REUTER,AP, BLOOMBERG…) che danno notizie ai media di tutto il mondo in armonia coi governi occidentali che contano.

Pochi sanno chi siano i TALEBANI , come e quando siano nati, cosa vogliano e a chi o cosa debbano la loro vittoria sugli Stati Uniti d’America.

Sono nati nel sud del paese attorno alla metà degli anni novanta come reazione alla situazione di caos creata dall’evaquazione dei sovietici e dal vuoto di potere che ne seguì.

La storia del Mullah Omar la sapete già, come sapete le fame di legge ed ordine che provocò la sua reazione e la crescita politica conseguente. Non si trattò di un uomo solo, ma di una parte di clero sunnita formatosi a metà del secolo precedente a DEOBAND ( India) che volle strumentalizzare la religione in funzione anticoloniale e antibritannica.

E’ un movimento culturale-religioso composto da giurisperiti ( dottori della legge “ Ulema”: colui che insegna) e si rivolge agli allievi ( talebani: domandatori; da taleb domanda) della scuola coranica ( madrasa).

Per mantenere l’ordine e far rispettare le leggi, gli allievi si armarono di Kalashnikov sovietici residuati e – agli ordini dei giudici-dottori della legge – iniziarono a imporne il rispetto, non di astruse pandette occidentali, ma della Sharia che tutto l’Islam conosce a memoria e che gli Ulema interpretano a richiesta.

Il passaggio al rigore islamico interpretato dai troppo giovani zeloti e il loro ostentato disinteresse per l’Economia, provocò una prima reazione popolare e la mancanza di contatti internazionali ed il loro provincialismo favorirono quanti invocarono il sacro dovere dell’ospitalità, specie se – come Ben Laden- accompagnato da munifica beneficenza.

Il loro ostentato disinteresse e assoluta ignoranza per le cose economiche e il desiderio di combattere la corruzione portata dagli stranieri ( prima russi, poi americani) provocò un ciclo economico depressivo che favorì la loro espulsione dal potere grazie all’arrivo degli americani e del fiume di dollari con cui si aprono la strada.

L’invasione americana creò grandi aspettative di democrazia e prosperità, molti mestieri non furono più vietati sulla base di dettami coranici anche mal interpretati, la proibizione delle esecuzioni pubbliche provocò ondate di sollievo, il minor rigore zelota nella applicazione delle leggi visto con gratitudine. Le elezioni del 2001 fecero nascere speranze e una nuova classe politica e sociale che giunse all’apice con le elezioni del 2004.

D’altro canto, un amico che mi legge ogni tanto mi ha scritto d’aver incontrato un ufficiale USA che durante il Ramadan gli chiese contro chi fosse rivolta quel corale sciopero della fame…

Cretini DOC furono importati dagli Stati Uniti e nominati ministri e presidenti, il flusso dei lavori e dei favori incentivò nuovamente la corruzione, il rilassamento dei costumi e la presenza di militari giovani stimolò ogni genere di deviazioni, la coltivazione e il traffico degli oppiaceo aumentò fino a tenta volte nella fase finale dell’esperienza; la spicciativa temerarietà culturale con cui furono risolte questioni di diritto civile creò malanimo. Le logiche tribali ripresero il sopravvento e si iniziò a rimpiangere la frusta casalinga dei talebani, giudici incorruttibili.

Trasformare un uomo di fede in un combattente non richiede sforzi: é già temprato, frugale e pronto al sacrificio. Era solo questione di tempo. Scrissi sul questo blog, il 4 maggio 2011,che ci potevano volere dieci anni e dieci anni ci sono voluti. ( cfr: https://corrieredellacollera.com/2011/05/04/gli-usa-vinceranno-in-pakistan-e-i-talebani-in-afganistan-di-antonio-de-martini/).

Cosa pensano? Sono nazionalisti, sovranisti, rigorosi difensori della legalità, moralisti come tutti gli uomini che vivono tra loro e molto affini alla mentalità e psicologia degli evangelisti americani, mutatis mutandis.

Cosa faranno? Governeranno esattamente come prima, ma senza esecuzioni pubbliche e con un occhio più attento alle reazioni e relazioni internazionali, ma senza dimenticare chi li ha aiutati e perché. Il Pakistan.

l’appartenenza all’Etna Pashtun li rende utili ai pachistani in funzione anti indiana e se dovessero gestire alcune attività terroristiche segrete, lo farebbero per cavare le castagne dal fuoco ai pakistani che devono dare prova di moderazione agli americani in cerca di capri espiatori. Potrebbero offrire kamikaze per operazioni in India, in Cachemir e in Inghilterra con cui il Pakistan ha conti in sospeso per via delle attività di intelligence che hanno avvelenato i rapporti con gli USA.

Attentati a noi non ne prevedo. Prevedo invece, grazie alla nostra irrilevanza politica che potremmo raccogliere contratti che, per ora , gli americani per ragioni di opportunità non possono sollecitare. Penso alla SNAM che potrebbe offrirsi per l’attività progettuale del grande pipeline Iran Cina dove saremmo in concorrenza con la Russia che ha un eccellente uomo di intelligence in grado di influire in Pakistan ad alti livelli, mentre noi potremmo farlo in Iran.

Gli USA nel 1975 assorbirono centomila vietnamiti nel loro paese, mentre noi mandammo a prendere, con Zamberletti ricordate ? con due navi da guerra, qualche centinaio di boat people. Oggi rischiamo che accada il contrario…

Per fortuna, tutti gli afgani che hanno ottenuto promozione e3conomica e sociale ( e di cui i talebani favoriranno l’esodo) hanno il mito degli USA e una gran voglia di investire i loro sudatissimi dollari.

A RITROSO

Il padre spirituale di questa vittoria dei pastori sulle supertecnologie, è il mullah OMAR .
Guercio, viveva all’ombra della sua moschea mentre l’Afganistan vegetava in un periodo di anarchia dovuta a liti tra partigiani di differenti ideologie occidentali.
Quattro soldati afgani violentarono una donna e ne chiesero la condanna con le solite abberranti motivazioni.
Lui condannò i quattro all’impiccagione.
Il paese intero approvò- si, il paese dei misogini – e lo innalzò alla magistratura suprema in cerca di legge e ordine.
Quando il governo USA chiese l’estradizione di Osama Ben Laden ( che come abbiamo poi saputo, non era in Afganistan) lui, magistrato inflessibile, chiese che avviassero una regolare pratica di estradizione.
Gli USA risposero con l’invasione e misero una taglia sulla sua testa.
È morto nel suo letto, guidando la Resistenza, senza che si trovasse un solo afgano disposto a tradire cedendo al fascino del dollaro.
Se non ricordo male, la taglia era di dieci milioni.
Avrebbero dovuto capire da questo fatto che non l’avrebbero spuntata.
Qualcuno, in un bagliore di lucidità, da “terrorists,”li promosse a “insugents”, ma poi affogò in una storiella pecoreccia e l’interesse alle forniture prevalse fino al naufragio finale.

LE BOMBE SULL’AFGANISTAN HANNO FATTO UNA VITTIMA: BIDEN, di Antonio de Martini

LE BOMBE SULL’AFGANISTAN HANNO FATTO UNA VITTIMA: BIDEN
Zabibhullah Mujaid, portavoce dei Talebani ha dichiarato che il movimento degli “ Studenti in religione” é favorevole all’evacuazione degli americani.
Infatti, dalla dichiarazione di tregua in poi, gli americani non sono stati attaccati e questo ha reso disponibili concentramenti di più forze per attaccare i governativi.
L’intelligence USA ( e quella afgana) hanno realizzato gli ultimi, si spera, due buchi nell’acqua a dimostrazione – non solo della inefficienza- ma anche della mancanza di contatto con la realtà del paese e del loro stesso esercito.
1)Non si aspettavano il crollo psicologico dei militari afgani alla cessazione dell’appoggio aereo e logistico americano. Il che ha consentito ai talebani la presa di controllo di due terzi del paese in una settimana.
L’invasione d’Italia di Carlo VIII fu chiamata “la guerra dei gessi” dai segni che l’intendenza faceva sui punti di ristoro per le truppe. Fu l’impegno più gravoso data la mancanza di resistenza. E questa avanzata dei Talebani me la ricorda.
2)Prevedevano che l’attacco venisse dal sud del paese e sono stati sorpresi dall’attacco Nord-Sud. Credevano che il Nord fosse rimasto ai tempi di Massoud, il leone del Pamshir….
Su circa 140 distretti “conquistati” le truppe governative ne hanno riconquistati dieci.
Una campagna di omicidi mirati di piloti ha debilitato l’aeronautica afgana che sarebbe stato l’unico asso nella manica del presidente Ghani.
L’invio in urgenza di tremila uomini ( due battaglioni di Marines e uno di fanteria) in aggiunta ai seicento già a presidio dell’ambasciata USA e l’afflusso di militari inglesi a protezione di quella britannica, da la misura della della mancanza di cooperazione persino a livello di difesa ravvicinata sullo stesso percorso per l’aeroporto.
Ognuno per se.
La presenza di questa mezza brigata ( più i mercenari delle compagnie private ancora in loco) dovrebbe tenere i talebani lontani da Kabul per qualche tempo e permettere negoziati, ma l’afflusso dei profughi nella capitale ( ah se qualcuno avesse letto Machiavelli !) renderà la situazione alimentare e logistica presto insostenibile per gli assediati.
Uno dei giovani generali dell’esercito governativo – Koshal Sadat 35 anni- ha dichiarato : “tutto ciò di cui un soldato ha bisogno é di un vero leader” cioè che le truppe sono disposte a battersi e a cessare le diserzioni, se a capo si trovassero un vero comandante ( sottinteso, non un fessacchiotto come il presidente Ashraf Ghani).
Insomma si rivive la situazione tipica americana con un docile ometto gradito agli occidentali ma per le stesse ragioni non apprezzato dal popolo e dai suoi stessi soldati.
Il portavoce del Pentagono citato ieri sera dal corrispondente RAI Di Bella, ha detto “ il denaro non può ottenere la volontà politica.”
Una bella ammissione. Giunge con un ritardo di almeno mille miliardi di dollari ( di cui una ventina nostri).
COSA SUCCEDERÀ
Gli Stati Uniti vorranno isolare il paese sostenendo che viola i diritti umani e che potrebbe “ nuovamente ospitare terroristi” ignorando che chi ospitava Ben Laden era il Pakistan….
Oltre a ignorare la storia dell’Afganistan ignorano- evidentemente – anche la geografia: trascurano che l’Afganistan confina col Pakistan e con l’Iran due paesi che NON possono neppure volendo isolare il vicino; gran parte degli abitanti sono nomadi e vivono di pastorizia ( transumanza frontaliera) e che quindi i consigli di sanzioni sono illusori e inefficaci. Anche i vicini russi saranno lieti di riannodare i rapporti con paese che li scacciò, in nome della solidarietà tra sanzionati…
Ignorano – o fingono di ignorare- anche le cronache dei giornali.
La Turchia é in eccellenti rapporti coi paesi summenzionati e con i tre “ stan” ( Kirghizistan, Turkmenistan,Uzbechistan) e sta affacciandosi sul problema nell’ottica di “rendersi utile” e rifornire il Pakistan di equipaggiamenti militari in sostituzione di eventuali sanzioni USA.
L’Iran ha in progetto un gas-oleodotto verso la Cina ( via Pakistan e…Afganistan) e la situazione é diventata favorevole.
Il complesso militare Russo Cinese ha appena completato una manovra militare congiunta di 13.000 uomini in Cina. Tra gli obbiettivi della esercitazione, verificare la capacità dei soldati russi di utilizzare armamento cinese.
Questo significa decuplicare in poco tempo la capacità di equipaggiamento russa e la pericolosità navale della Cina.
Esistono anche altri paesi , come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti che non isoleranno mai l’Afganistan e almeno questo avrebbero dovuto capirlo durante i lunghi, mesi di negoziati a Doha.
Era cominciata come una scampagnata di quei discoli della CIA a caccia di Ben Laden in Afganistan e rischia di concludersi come il più importante indebolimento strategico della storia degli Stati Uniti contro quasi l’Asia intera.
L’Organizzazione di Shangai , costituita da tutti i paesi confinanti citati, sarà lieta di accogliere il nuovo socio. By the Way, un altro sanzionato, la Bielorussia, é membro osservatore del gruppo, mentre gli USA si sono visti respingere la richiesta di adesione….
Al confronto, lo smacco siriano é una gaffe di poco conto e il problema palestinese una grana momentanea.

L’America si sta ritirando dall’Afghanistan, mentre lo scontro di civiltà infuria già in Europa, di Vincze Hajnalka

Il cerchio si chiude: la ventennale guerra americana in Afghanistan si conclude con una data di ritiro straziante e simbolica, l’11 settembre. Almeno ufficialmente, e se tutto va secondo i piani. Per quanto ci sia un piano per parlare di un fiasco così gigantesco. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale Herbert McMaster ha detto che gli Stati Uniti hanno trattato l’intervento afghano come “una guerra di un anno, venti volte di seguito”. La NATO è stata utile in questo, a volte stringendo un po ‘i denti. E ora tutti guardano con il fiato sospeso quello che stanno facendo i terroristi, che sono in buona forma rispetto alla loro “caccia” e sono nel frattempo avanzati per negoziare.

Missione fallimentare, calcolata in seguito

Diciotto anni fa, il 1 ° maggio 2003, il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld annunciò a Kabul di aver compiuto “gravi atti di guerra” nella guerra in Afghanistan in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 (per sradicare il colpevole al-Qaeda e i talebani li nascondono) appena compiuti. Proprio il giorno in cui il presidente Bush ha elogiato il successo dell’invasione dell’Iraq sulla portaerei USS Abraham Lincoln, “missione compiuta”. In effetti, la zuppa nera su entrambi i campi di battaglia è arrivata solo dopo. In Afghanistan sono iniziate le montagne russe senza fine: di tanto in tanto gli Stati Uniti hanno lanciato il ritiro, elogiato i successi ottenuti, incoraggiato i membri della coalizione a “solo un po’ più” di sforzo e eroso impercettibilmente la presenza.

ALLA FINE DI QUESTA INSENSATA FRUSTRAZIONE, L’ANNUNCIO DI JOE BIDEN DEL 14 APRILE È GIUNTO AL TERMINE: GLI STATI UNITI RITIRERANNO INCONDIZIONATAMENTE I SUOI ULTIMI SOLDATI DAL PAESE ENTRO CINQUE MESI.

Questo, ovviamente, non suona molto bene. Soprattutto da quando il giorno prima è uscito il rapporto annuale delle organizzazioni di intelligence statunitensi che prevedono un’ulteriore escalation dei talebani, l’incapacità di resistenza del governo afghano in caso di partenza degli Stati Uniti. A febbraio, uno studio di ottanta pagine del “Gruppo di ricerca afghano” commissionato dal Congresso ha detto la stessa cosa, chiarendo in qualche modo che in caso di ritiro degli Stati Uniti senza un accordo di pace, i gruppi terroristici che operano in Afghanistan-Pakistan potrebbero in 18-36 mesi attaccare nuovamente negli Stati Uniti. Biden, invece, sovrascrivendo l’intelligence, il Pentagono e i soliti consiglieri, ha deciso che era sufficiente per porre fine alla guerra “infinita”.

In ciò è stato aiutato dalla decisione di Donald Trump che, sebbene a favore di un accordo di pace che aveva sperato, ha fissato la data del 1 ° maggio per il ritiro completo. Ulteriori munizioni sono state date a Biden dal fatto che il cosiddetto dossier post-afghano, due fatti imbarazzanti sulla guerra sono chiari a tutti. I documenti ufficiali dimostrano, da un lato, che chi ha familiarità con la situazione reale ha mentito e che i leader politico-militari hanno ondeggiato sui successi nella piena consapevolezza della situazione disperata. D’altra parte, il denaro buttato dalla finestra era per la maggior parte dovuto alle centinaia di miliardi di dollari spesi per la guerra. Non solo perché, dopo una persecuzione riuscita del terrorismo nei primi mesi, è entrato in un’attività destinata al fallimento per vent’anni, non solo perché hanno speso somme di denaro pari all’intero budget annuale della NASA, come le tende dei soldati con l’aria condizionata nel deserto. Ma semplicemente perché si stima che il 40 per cento del denaro che arriva nel Paese abbia messo piede nel labirinto della corruzione.

L’America cucina, la NATO lava i piatti

In un primo momento, la NATO sembrava essere esclusa da tutte le azioni afghane. Il Pentagono era già disgustato dall’idea di “giocare a commissione” durante la guerra, come aveva fatto durante l’intervento della NATO in Kosovo due anni prima. E in questo periodo, gli europei stavano cercando di impedire a Washington di mettere la NATO al servizio della sua “gendarmeria globale” al di fuori dell’Europa. Di conseguenza, dopo l’11 settembre 2001, la NATO ha promulgato l’articolo 5 della sua difesa collettiva, ma ha eseguito solo pochi gesti di solidarietà. Ha continuato la parte sostanziale, inseguendo terroristi di caverna in caverna in Afghanistan, in un’azione privata dell’America, avvolgendo attorno a sé alcuni dei suoi più stretti alleati.

MA NEL FRATTEMPO, IL COMPITO SI È TRASFORMATO IN UNA LUNGA E COSTOSA COSTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA.

Ciò è stato utile per gli alleati che si sono buttati a terra sulla scia dell’invasione americana dell’Iraq del 2003: il coinvolgimento istituzionale della NATO nella guerra americana in Afghanistan, guidata dalla forza di sicurezza internazionale su mandato dell’ONU, ISAF, ha offert una grande opportunità per forgiare nuovamente l’unità .

L’America ha deciso che in un modo o nell’altro, esercitava il pieno controllo su tutti i rami delle operazioni in Afghanistan, e gli europei si assicuravano, mediante “restrizioni” allo spiegamento delle loro truppe, che potevano operare solo in condizioni rigorosamente approvate dal proprio governo. Entrambi sono diventati fonte di serio risentimento. Gli americani si sono fatti beffe del fatto che ISAF sta per “I Saw Americans Fight”. Gli europei, invece, non avevano alcuna intenzione di lasciare il controllo ai propri soldati, mentre le decisioni più elementari, come aumentare l’intensità dello sforzo bellico o, al contrario, ridimensionarlo, sono state prese a Washington, spesso informandoli in seguito. Sul piano delle consultazioni, neanche l’amministrazione Biden è cambiata molto nella pratica, se non che ora, almeno qualche giorno prima dell’annuncio, ha almeno detto che si ritirerà definitivamente. Ci fu un po’ di brontolio nella NATO, soprattutto perché gli americani ora costituiscono solo un quarto delle truppe di stanza nel paese. Da questo, gli altri, come al solito, ne hanno fatto una buona foto e hanno adattato il loro programma di ritiro a quello americano.

E adesso i terroristi?

Come per qualsiasi altra cosa, l’America non si è consultata con i suoi alleati sul campo sui cambiamenti nell’obiettivo finale del conflitto. Spiegano, come sanno, a tutti secondo la loro opinione perché la caccia ai talebani di ritorsione è diventata una costruzione della democrazia in Afghanistan, e poi di nuovo solo per prevenire attacchi terroristici, ma alla fine un negoziato con i partner talebani. Perché i “ragazzi” che il direttore del Centro antiterrorismo della CIA aveva promesso a George W. Bush “cammineranno sui loro bulbi oculari” sono diventati negoziatori indispensabili dal 2010 , che sono stati in grado di perseguire con le scorte della NATO nel mezzo di continui combattimenti, colloqui di pace.

E HANNO ASPETTATO. PARTI CRESCENTI DELL’AFGHANISTAN SONO STATE ORA RIPORTATE SOTTO IL LORO CONTROLLO, FINCHÉ WASHINGTON NON HA FINALMENTE GETTATO DA PARTE TUTTE LE SUE PRECEDENTI CONDIZIONI SOLO PER RITIRARE LE SUE TRUPPE UNA VOLTA PER TUTTE.

L’unico aspetto che resta fermo da applicare è che l’Afghanistan non dovrebbe fornire una base di appoggio (nascondiglio, logistica, campo di addestramento) per attacchi terroristici contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. Dopo vent’anni di guerra, 2.300 soldati statunitensi caduti e più di duemila miliardi di dollari uccisi, sarebbe ancora il minimo. Il presidente Biden ha promesso che manterranno gli occhi sulla minaccia terroristica da lontano. Tuttavia, questo è facile da dire, più difficile da fare. I talebani fanno parte di un “ecosistema” terroristico afghano-pakistano: ventuno gruppi terroristici operano nella regione, alcuni competono o addirittura si combattono tra loro, ma la maggior parte condivide obiettivi simili, spesso condividendo risorse, persone, praticando insieme e persino i talebani e al-Qaeda, con matrimoni incrociati, anch’essi intrecciati in legami familiari.

La situazione è ulteriormente complicata dai giochi di potere regionali. Il più importante sostenitore (semi-ufficiale) dei talebani è il Pakistan, che altrimenti ha una bomba atomica, e gli sviluppi tra le dune di sabbia in Afghanistan sono di grande interesse per India, Iran, Russia e Cina per un motivo o per l’altro. Il generale David Petraeus, ex comandante delle truppe statunitensi e NATO in Afghanistan, ex direttore della CIA, afferma che l’America si pentirà della decisione tra due anni e il generale McMaster ha precedentemente avvertito che in caso di un ritiro rapido e completo, Washington pagherà un prezzo molto più alto – Dovrai tornare.

FORSE, MA ALLORA NON SOLO QUI. ANCHE SIRIA, YEMEN, SAHEL O SOMALIA SONO TERRENO FAVOREVOLE DAL PUNTO DI VISTA JIHADISTA. E SEMPRE PIÙ POSTI LO SARANNO SEMPRE DI PIÙ.

“Clash of Civilizations”, ora anche in Europa

Vale la pena ricordare che durante i dieci anni della guerra sovietico-afgana, l’Afghanistan, con un forte sostegno americano / CIA, ha funzionato come una sorta di addestratore jihadista internazionale. Dopo il ritiro sovietico nel 1989, combattenti islamici vittoriosi e armati ideologicamente dall’Algeria, dall’Egitto, dallo Yemen, dal Sudan, dall’Azerbaigian, verso l’India, hanno iniziato la loro lotta.

SECONDO SAMUEL HUNTINGTON, CHE PREFIGURA LO “SCONTRO DI CIVILTÀ”, QUELLA SOVIETICO-AFGHANA È STATA LA PRIMA GUERRA DI CIVILTÀ A CAUSA DELL’OFFESA JIHADISTA.

E un ufficiale dell’intelligence americana disse già nel 1994 che c’è una forte domanda di “laureati” in Afghanistan ovunque nel mondo islamico, dicendo che “una superpotenza è stata sconfitta, ora l’altra sta arrivando”. Zbigniew Brzezinski, il principale consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, non ha visto in retrospettiva cosa ci fosse di sbagliato nel sostegno alla jihad antisovietica. In un’intervista nel 1998, ha detto:

da una prospettiva storica, rispetto alla disintegrazione dell’impero sovietico, ci sono alcuni degli islamisti entusiasti?

Ma ci stava pensando in una cornice molto bloccata sul passato. E non solo perché il XXI. secolo iniziato con un attacco nel cuore dell’America da “un po’ di eccitazione”. Per ragioni geografiche e demografiche, gli Stati Uniti potrebbero essere colpiti dal terrorismo accusato dall’Islam fino a un scioccante assassinio alla volta, ma il suo nuovo grande avversario è la Cina. L’Europa, invece, è in prima linea. Per lei l’ideologia jihadista, sia ai margini che all’interno dei suoi confini, è una sfida decisiva per i decenni a venire. Il presidente turco Erdogan incoraggia le famiglie turche che vivono in Europa a fare “non tre ma cinque” bambini su base politica e minaccia un futuro in cui

 SE ALCUNI PAESI DELL’UE LO ATTRAVERSASSERO QUA O LÀ, “NEMMENO GLI EUROPEI SAREBBERO IN GRADO DI CAMMINARE PER LE STRADE IN SICUREZZA”.

Dal 2010, il coordinatore antiterrorismo dell’Unione ha messo in guardia su migliaia di europei che si recano su campi di battaglia esterni in forza al jihadismo; molti dei quali non smetteranno di combattere una volta tornati a casa. E ha già un “entroterra” in casa. Mentre i soldati europei si battono per i diritti delle donne afghane a molte migliaia di chilometri di distanza, a Parigi le donne sono sempre più impossibilitate a indossare minigonne ed entrare nei caffè.

https://www.portfolio.hu/global/20210501/amerika-kivonul-afganisztanbol-kozben-a-civilizacios-harc-ma-mar-europaban-is-dul-481154

Stati Uniti, enigmi strategici_conversazione con Gianfranco Campa

Biden ha annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan dopo vent’anni di ostilità. Trump cacciato dalla porta, ma che entra dalla finestra. Per un fronte che dovrebbe chiudersi, se ne riaprono almeno due ancora più pericolosi. Intanto opzioni che durante la guerra fredda erano un tabù, strumenti di deterrenza con un semplice tweet appaiono ora fruibili con agghiacciante indifferenza. Ma negli States chi detiene il controllo delle leve?Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://rumble.com/vg2nxl-stati-uniti-enigmi-strategici-conversazione-con-gianfranco-campa.html

Migranti e portatori di pace, a cura di Giuseppe Germinario

 

MIGRANTI

qui sotto un testo tradotto dell’analista africanista Bernard Lugan. Coglie un aspetto importante dei processi migratori. Ve ne sono ormai aggiunti altri. A migrare non è nemmeno la componente più povera di quel continente; questa non se lo può permettere. E’ presente inoltre una componente sempre più importante legata all’esportazione e al radicamento di organizzazioni mafiose in particolare dell’Africa del Nord-Ovest. Numerose inchieste in varie città italiane, riportate sui giornali locali, molto meno su quelli nazionali, stanno iniziando ad offrire barlumi di verità_Giuseppe Germinario

Nel 2017 (i dati completi per 2018 non sono noti), il jihadismo, nella sua accezione più ampia ha causato 10.376 morti in Africa (Fonte:Centro di studi strategici per l’Africa). Per quanto drammatiche siano, queste cifre non giustificano che centinaia di milioni di africani debbano essere ospitati. Siamo infatti non in presenza di una vera e propria condizione di pericolo di persone tale da giustificare l’applicazione di un “diritto d’asilo”, diventato la filiera ufficiale dell’immigrazione. Non è infatti il jihadismo a spingere i “migranti” africani a forzare le porte di un’Europa paralizzata dalla tunica di Nessus etno-masochista, ma la miseria. I migranti economici, quindi non hanno diritto di restare nei paesi europei. Non se ne dispiacciano contrabbandieri ideologici e papa.

Per avere una chiara idea del vero tributo umano del jihadismo africano, passeremo in rassegna le sue aree di attività, vale a dire la Somalia, Egitto, Libia, Nigeria e la regione del Sahel-Sahara.

1) Somalia: delle 10376 morti causate dal jihadismo africano nell’accezione più ampia, 4557 – ovvero il 44% del totale – sono stati uccisi dal Shabaab della Somalia, anche se non sappiamo se si tratta di puro jihadismo , guerra civile o entrambi.

2) l’Egitto e il Sinai: 391 morti nel 2017 (contro 223 nel 2016) causate dallo Stato islamico e da Al Mourabitun.

3) Libia: 239 morti, la maggior parte delle quali membri dello Stato Islamico uccisi dalle milizie che lo combattono.

4) Nigeria (Boko Haram): dopo il picco di 11 519 morti nel 2015, nel 2017, il numero totale di morti è raggiunto la cifra di 3329.

5) La regione del Sahel sahariana (Mali, Niger, Burkina Faso): Il bilancio delle vittime è purtroppo quasi raddoppiato in un anno, da 223 nel 2016-391 nel 2017. Dei 391 morti, 253 sono attribuibili al gruppo Jama ‘ ha Nusrat al-Islam wal Muslimeen.

 

Se togliamo dalle 10.376 vittime del jihadismo globale i 4557 decessi somali, nel 2017, per il resto della loro azione terra africana, i jihadisti hanno provocato 5819 morti. Alla scala delle vaste zone colpite, e in relazione a una popolazione di circa 400 milioni di persone che vivono lì, non siamo ovviamente in presenza di popolazioni in pericolo tale da provocare un esodo che giustifichi la domanda di asilo.

Tuttavia, in passato, l’Africa ha sperimentato uccisioni di massa veri, in particolare tra il 1991 e il 2002, quando la guerra civile algerina ha causato la morte di più di 60 000 persone (e anche più di 100 000 secondo alcune ONG), circa 6000 l’anno. Allo stesso modo, nel decennio 1980-1990 la guerra civile in Liberia ha provocato più di 150.000 morti, pari a circa 15 000 l’anno; o tra il 1991 e il 2002 quella della Sierra Leone ha causato più di 120 000 morti, circa 12 000 l’anno. Per non parlare delle guerre di Ituri e Kasai ecc

 

Ma in quei momenti non abbiamo conosciuto un’ondata di “rifugiati” a immagine di ciò che l’Europa sta soffrendo attualmente.

Questa non è la guerra dalla quale fuggono questi “migranti” africani forzando le porte dell’Europa, con l’aiuto dei contrabbandieri professionali o ideologici. In Africa, il jihadismo in realtà provoca tre volte meno vittime dei morsi di serpente. Mamba, vipere di sabbia e altri naja  nel 2017, ucciso tra i 25.000 e i 30.000 poveri e reso molte vite storpie (Slate fonte Africa).

Queste persone non sono “rifugiati” che temono per la loro vita e ai quali noi “dovremmo” dare il benvenuto e proteggere mentre cercano di entrare nel “Eldorado” europeo; sono clandestini. Attratti dal nostro “benessere” e dalle nostre leggi sociali generose, questi squatters (occupanti abusivi) si introducono per effrazione in un’Europa a lasciarli entrare, come diceva Chesterton; l’attuale Papa lo rovela nel suo discorso in nome di “antiche virtù cristiane impazzite.”

Bernard Lugan

2019/01/27

 

 

PORTATORI DI PACE

La maggioranza del Congresso Americano, democratici e buona parte dei repubblicani, ha bocciato la decisione di Trump del ritiro delle forze militari americane da Siria ed Afghanistan. Il Presidente Trump sarà pure paralizzato nella sua azione politica; sta di fatto che la sua pura e semplice esistenza sta costringendo le forze politiche a mettere da parte ogni ipocrisia e a manifestarsi apertamente. Sarà sempre più difficile una operazione di mera restaurazione e di recupero in tempi rapidi di credibilità ed autorevolezza; come pura di una riproposizione dello schema classico destra/sinistra-democratici/conservatori.

qui sotto il link e la traduzione di una nota

In this Jan. 29, 2019, photo, Senate Majority Leader Mitch McConnell, R-Ky., speaks to reporters at the Capitol in Washington. In a rebuke to President Donald Trump, the Senate has voted 68-23 to advance an amendment that would oppose withdrawal of U.S. troops from Syria and Afghanistan. The amendment from McConnell says Islamic State and al-Qaida militants still pose a serious threat to the United States and warns that “a precipitous withdrawal” of U.S. forces from Syria and Afghanistan could allow the groups to regroup and destabilize the countries.

IRAN, COSE CURDE_ di Antonio de Martini

IRAN: COSE CURDE

KERMANSHAH, ZANJAN, IZEH, tutte località poste in zona curda.
Abbiamo visto come i curdi siano sparsi su quattro confini: Iran Irak, Turchia e Siria.
I curdi iraniani sono alla testa dei moti di questi giorni. E non possono fare marcia indietro. Hanno già versato sangue.

L’obbiettivo USA nel fomentare questa rivolta priva di capi e di programmi ( come in Libia…) è anzitutto calmare le paure israeliane inducendo gli iraniani a ritirare i loro volontari all’estero ( Siria, Irak, gli istruttori di Hezbollah in Libano e in Yemen).

L’idea non è malvagia in se, ma è foriera di un danno maggiore a carico degli USA rispetto alla minaccia a Israele che permarrà intatta.

Anzitutto l’espansione iraniana è dovuta più alle sciocchezze fatte dagli USA ( dare il potere agli sciiti in Irak e attaccare a freddo la Siria, far eleggere alla presidenza in Libano il generale Aoun invece che Samir Geagea).

Secondo poi, affidare ai curdi anche questa funerea incombenza ( hanno già ucciso un poliziotto) rappresenta IL TERZO COLLANTE in un mese che lega in una coalizione dai comuni interessi L’Iran, la Siria, l’Irak e la Turchia contro un comune nemico oltre alla vicenda di Gerusalemme e del problema palestinese.
Tutti col patrocinio russo.

Adesso i quattro stati – oltre al Libano- hanno un nemico per ora militarmente imbattibile, Israele, e uno bastonabile a piacere: i curdi.

La reazione anti USA ha numerose possibilità .

La guerra in Afganistan ne trarrà certamente nuova linfa e i diecimila yankees in arrivo non basteranno più, tenuto conto che Trump ha appena litigato con il Pakistan che è l’altro paese confinante e permeabile a piacere dai guerriglieri afgani e in flirt coi russi.

Quindi gli afgani coi ” safe heaven” da uno sono passati a due ( Iran e Pakistan)
I curdi da tre safe heaven, sono passati a due ( Siria e Iran) e poi a uno ( Iran) e adesso, nessuno.

Il Presidente USA ha detto che “un regime che dura da quaranta anni è ora che cambi.” Giustissimo ( vale anche per noi che li abbiamo sul gobbo da settanta?), ma come?

Vediamo cosa succede se si verificasse un “regime change.”

Cade il solo Rouhani. Verrà un Ahmadinejad e non un democratico a 18 carati. Credo che non convenga a nessuno.
Assieme a Rouhani cade il regime clericale. Dubito che nasca un regime democratico.
Caduti i preti ( da sempre sostenuti dagli inglesi) verrà certamente un regime nazionalista ispirato a Mossadeq ” il vecchio padre della Patria, che accentuerà il suo appoggiarsi alla Russia e vorrà consolidare la propria sfera di influenza nel bassopiano arabo accentuando le pressioni su Bahrein ( sciiti dove c’è la base navale USA della flotta del golfo persico) e Arabia Saudita ( zona est dove ci sono sciiti e petrolio).

Quanto al ritiro dei volontari iraniani dai vari impegni esteri, non se ne parla.
Finora l’esercito non è stato utilizzato perché all’estero hanno mandato solo la milizia su base volontaria. L’esercito verrà impiegato contro i traditori e si scateneranno i pogrom.

Con un buon coordinamento tra i paesi interessati, di curdi presto non se ne troverà più uno. Intanto, Yeni Safak e Yeni Akit, due giornali turchi accusano apertamente gli USA, mettono in guardia contro escalation e dicono apertamente che, in caso di successo, l’obbiettivo N 2 sarebbe la Turchia.
E le stelle ( e strisce) staranno a guardare, sempre più isolati.

Post aggiornato nel finale sulla posizione della Turchia.

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